Formalmente la parola fine non è stata ancora scritta nella storia della Ternana nel calcio professionistico. Troppo presto, forse, martedì è stata pronunciata la parola “fallimento”. Perché è vero che la mancanza di “prenotazioni” per partecipare all’asta, andata poi deserta mercoledì, porta allo scenario peggiore. Ma i curatori fallimentari Angeli e Ferrara possono decidere di offrire un’altra chance.
E la novità è data dalla formalizzazione, da parte dei calciatori, della disponibilità a rinunciare a buona parte dei loro compensi. Che era la condizione richiesta dall’imprenditore italo-svizzero Fabio Splendori per capitanare la cordata pronta a rilevare il club in Serie C. Un risparmio di circa 2 milioni di euro, che rende possibile l’operazione.
Un’interlocuzione in tal senso ci sarebbe stata tra i curatori fallimentari e il direttore generale della Ternana Giuseppe Mangiarano. Una nuova asta per far ripartire la Ternana dalla Serie C, dunque. Con i debiti ripianati, anche se con una pesante penalizzazione da scontare a inizio campionato.
Ma per evitare l’ennesima illusione-delusione, c’è anche chi lavora ad una rinascita della Ternana dai dilettanti. Come l’imprenditore ternano Paolo Amadei (Ferrocart), che si è detto disponibile a prelevare la nuova società, magari in Serie D. Nell’ipotesi che i rossoverdi possano acquistare il titolo sportivo di una società che milita nel gradino più alto dei dilettanti. Nel mirino, in questo caso, c’è l’Orvietana, attraverso una fusione.
Altrimenti si riparte dall’Eccellenza, con la procedura che dà la possibilità al sindaco della città di un club fallito di avviare la procedura per far ripartire il club, con una nuova proprietà, dall’Eccellenza. Ed anche in questo caso imprenditori ternani si sono affacciati alla finestra.