A Umbria Jazz torna Hiromi e il nido di rondine | Duo sfrenato con l’arpista Castaneda

A Umbria Jazz torna Hiromi e il nido di rondine | Duo sfrenato con l’arpista Castaneda

In seconda serata si balla con Angelique Kidjo, Pedrito Martinez e il tributo a Celia Cruz

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Abbiamo sempre avuto il dubbio se Hiromi Uehara fosse più famosa per come suona il pianoforte o per la sua inossidabile capigliatura a nido di rondine. Ci sfugge se nel frattempo tra le pieghe del nido sia nato qualche rondone. Di sicuro è nato un nuovo progetto che la vede protagonista in duo, sua formazione prediletta pare, con lo straordinario arpista colombiano Edmar Castaneda.

I due si sono conosciuti al Blue Note di New York e da li è iniziata una solida relazione artistica che li vede impegnati in tour in giro per il mondo, accomunati dal frenetico funambolismo applicato allo strumento che suonano. I due sono molto più che virtuosi.

Di Hiromi è ormai nota una certa intemperanza di natura molto più che fisica nei confronti della tastiera. Con una capacità tecnica esecutiva a metà tra il mostruoso e il sublime, memore del sodalizio artistico con il mentore Chick Corea (hanno suonato anche a UJ), Hiromi Uehara usa indistintamente con la stessa velocità tecnica sia la mano sinistra che quella destra. Una capacità che le consente un lirismo affascinante, ma anche la possibilità di terremotare il pianoforte a piacimento. Talmente brava ultimamente che ha iniziato anche a parlare benino l’Italiano, come ha fatto ieri sera rivolta al pubblico di Perugia

Edmar Castaneda, classe 1978, inizia a suonare a 13 anni quindi un pò tardi sulla consueta tabella di marcia dei grandi fenomeni. Tuttavia si riscatta presto e la sua consacrazione arriverà con il suo primo album “solo” nel 2006 a cui seguiranno altri due lavori nel 2009 e 2012. Nel 2016 pubblica un lavoro in trio, ma di fatto il duo con Hiromi lo sta ponendo all’attenzione internazionale, complici anche palcoscenici come quello dell’Arena Santa Giuliana che quando vuole sa ancora offrire novità e qualità nel filo conduttore del jazz.

Una serata quella di ieri sera in cui la platea, ahinoi ancora una volta miserina (forse poco più di 800 persone), si è entusiasmata ai vertiginosi giri armonici e agli assoli dei due artisti. Un continuo botta e risposta in cui a turno sia Hiromi che Castaneda hanno più volte dato l’impressione di volersi mangiare un pezzo dello strumento.
Se Hiromi non fa altro che alzarsi e sobbalzare a tempo sul sedile del suo pianoforte calando sulla tastiera accordi devastanti con ampi gesti scenografici e progressioni alla Usain Bolt, Castaneda non fa certo rimpiangere gli arpisti elettro-acustici della prima ora come potevano essere, per un brevissimo periodo, Alan Stivell o successivamente il pioniere della new age Andreas Vollenweider. Castaneda è dotato di una velocità strabiliante e al tempo stesso capace di produrre un suono chiaro e niente affatto banale.
I due sono molto ben assortiti e i tanti concerti tenuti insieme ne fanno una perfetta macchina da guerra.
Un concerto molto piacevole alla fine, se non fosse per il timore che Hiromi, per la troppa irruenza, possa anche spaccare, prima o poi, in due il pianoforte. Al massimo con i monconi se ne può fare un bel nido per le rondini, così la nostra amata artista potrà finalmente sciogliersi i capelli e tornare ad essere anche romantica “amica delle nuvole”, come cantava il nostro Tony Dallara.

Seconda serata all’Arena con Angelique Kidjo e Pedrito Martinez

La Kidjo è stata definita da Time Magazine “Africa’s premier diva” e Vanity Fair le ha dedicato una monografia con contributi di Bono e Harry Belafonte. Ha vinto tre Grammy ed una infinita’ di riconoscimenti in tutto il mondo. Amnesty International le ha assegnato il premio Ambassador of conscience e l’Unicef l’ha nominata International Goodwill Ambassador. Secondo la BBC è una delle 50 icone dell’Africa. Angelique ha cantato nel 2003 in Sud Africa al concerto per la lotta all’AIDS con Peter Gabriel e Youssou N’Dour e nel 2015 ha cantato nell’apertura dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite.
Questo e molto altro ancora e’ Angelique Kidjo, che dal Benin in cui è nata ha saputo farsi voce, coscienza e anima dell’Africa con una musica in cui confluiscono i suoni del mondo. Una performer carismatica la cui importanza trascende il mero fatto artistico.
Nel suo esordio a Umbria Jazz Angelique rende omaggio ad una grande donna della musica, la grande regina della Salsa, Celia Cruz, icona assoluta della musica latina e lo fa affidandosi alla ritmica travolgente di Pedrito Martinez.

“Pedrito è un genio”. Firmato, Wynton Marsalis. Nel genere “latino” in effetti, Pedrito Martinez ha spopolato nei locali di Manhattan nell’ultimo decennio. Cantante e percussionista cubano, con la sua band ha dispensato musica dai colori forti e ritmi incandescenti nel solco della migliore tradizione caraibica. Martinez però non è dedito soltanto a perpetuare i suoni della sua isola di origine ma a New York ha raccolto le suggestioni metropolitane che derivavano da rock, pop, jazz.
Fine serata dunque all’insegna della gioia e del ritmo ballabile affidata alle mani sapienti di due artisti che sul palco sanno far divertire.
In ambascia per la carenza di pubblico non resta ora che filare dritti verso la conclusione della manifestazione con gli ultimi super concerti. Del resto i conti si fanno alla fine.

Riproduzione riservata

Foto: Tuttoggi.info (Carlo Vantaggioli)

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