Umbria Jazz, dopo Spoleto Brad Mehldau torna al vecchio amore con Perugia - Tuttoggi

Umbria Jazz, dopo Spoleto Brad Mehldau torna al vecchio amore con Perugia

Carlo Vantaggioli

Umbria Jazz, dopo Spoleto Brad Mehldau torna al vecchio amore con Perugia

Gio, 15/07/2021 - 11:12

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"Abbiamo bisogno di voi". Così il celebre pianista Brad Mehldau che con il suo Trio ha conquistato ieri sera, 14 luglio, il cuore degli spettatori di UJ

“Abbiamo bisogno di voi”. Esordisce così il celebre pianista Brad Mehldau che con il suo Trio ha conquistato ieri sera, 14 luglio, il cuore degli spettatori dell’Arena Santa Giuliana per Umbria Jazz21. Ed aggiunge, “…e tutti abbiamo bisogno della musica”.

Per un musicista che non ha proprio un grandissimo feeling con la parola detta ma che si esprime molto di più, e tanto anche, con la tastiera del pianoforte e la composizione, parlare a cuore aperto al pubblico è quasi una liberazione, da come lo si è potuto vedere sui maxischermi dell’Arena. La pandemia lascia sicuramente un segno profondo in ogni recondito spazio della mente, del corpo e dell’anima.

E un musicista sa poi come esprimere e trasformare questi sentimenti in suoni coinvolgenti per tutti.

Un concerto spettacolare dove la consueta maestria tecnica, i lirismi della mano sinistra e gli arditi fraseggi di quella destra segnano un programma intenso e mai scontato, dove si passa dai Beach Boys, al Brasile elegante di Toninho Horta in una performance intensa e molto “club” style, con i bravissimi e collaudati compagni di avventura, il contrabbassista Larry Grenadier ed il batterista Jeff Ballard. La comprensione musicale dei tre musicisti è assoluta.

Un amore di lunga data quello di Mehldau con Umbria Jazz, dove ha mosso i suoi primi passi negli anni ’90 con la formazione di Joshua Redman.

Il successo a Spoleto

Il tutto, dopo lo straordinario successo di Spoleto, al Festival dei Due Mondi, che per la prima volta dedicava l’intera Piazza Duomo ad un concerto di jazz per piano-solo.

A Spoleto, concerto frutto della nuovissima collaborazione tra UJ e il Festival (che ha portato in scena anche il Fred Hersch Trio), un visionario e ispirato Mehldau ha ammaliato il pubblico festivaliero con un programma ricco, intenso e a tratti, di una notevole complessità strutturale dove l’architettura classica era presente in maniera preponderante.

Branford Marsalis Quartet

In seconda serata, francamente un po troppo tardi, (ben oltre le 23), va in scena il quartetto di Branford Marsalis. Un formazione, targata Marsalis family, che dire collaudata è un eufemismo. E che ovviamente il pubblico dell’Arena saluta con grande attenzione.

Sono passati quarant’anni da quando Branford Marsalis conquistò la ribalta come uno dei giovani leoni del jazz. Originario di New Orleans, discendente da una vera e propria dinastia musicale, figlio e fratello di jazzmen, Branford ha avuto modo di suonare agli inizi di carriera con Clark Terry, Art Blakey e suo fratello Wynton, collaborando in seguito anche con Dizzy Gillespie, Miles Davis, Sonny Rollins, Herbie Hancock, Harry Connick, Jr. e Kurt Elling.

Talento curioso e multiforme, ha spesso oltrepassato i paletti del jazz per sconfinare nella musica classica e nell’universo rock (la straordinaria partnership con Sting e con i Grateful Dead) riuscendo in ogni caso a conservare assoluta integrità artistica e coerenza.

Il quartetto resta lo strumento privilegiato per mezzo del quale Branford Marsalis può esprimere ai massimi livelli la sua creatività e la sua idea di musica. Un quartetto nato nel 1986 e rimasto attivo pressoché ininterrottamente, e stabile nella line up, per oltre tre decenni, producendo in questo periodo una serie di dischi straordinari. Un quartetto che è da tempo e con sempre maggiore forza, anche grazie ad una continua evoluzione, una profonda identità di collettivo e la ricerca di sempre più vasti orizzonti musicali, una delle sigle più importanti del jazz contemporaneo. Il pianista Joey Calderazzo ed il contrabbassista Eric Revis sono nella band da vent’anni, ed il batterista Justin Faulkner è entrato nel 2009. “The Secret Between the Shadow and the Soul” è l’ultimo album che ne documenta il livello musicale.

Il quartetto si è unito alla North Carolina Symphony diretta da Grant Llewellyn per incidere, per la svedese Bis, “American Spectrum”, con musiche di compositori americani contemporanei. Fuori dal contesto del quartetto, Marsalis recentemente ha diretto, prodotto e suonato la soundtrack del film di Netflix “Ma Rainey’s Black Bottom”, sulla vita della prima grande star del blues.

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