Quattro imprenditori agricoli padovani, titolari di sei aziende tra Perugia, L’Aquila e Padova, sono stati condannati per una maxi-frode ai danni del Fondo Europeo Agricolo di Garanzia (FEAGA). Dopo la sentenza, emessa dal Tribunale di Padova e divenuta definitiva nel giugno 2025 dopo le conferme della Corte d’Appello di Venezia e della Cassazione, la Guardia di Finanza di Padova ha eseguito una confisca di beni per un valore complessivo di 4.762.261 euro.
Secondo quanto accertato dagli inquirenti, tra il 2015 e il 2020 i quattro imprenditori avrebbero orchestrato un sistema di frode che ha permesso a sei aziende agricole, con sede nelle province di Padova, L’Aquila e Perugia, di accedere indebitamente ai contributi europei del FEAGA. Le attività investigative, condotte con l’ausilio di intercettazioni telefoniche e ambientali, accertamenti bancari e acquisizioni documentali presso gli organismi pagatori, hanno consentito di acclarare che i responsabili della frode, privi dei requisiti per ottenere sostegni finanziari previsti dalla politica agricola comune, hanno ideato artificiosamente l’ingresso nel settore agricolo, quali prestanome, di due “giovani agricoltori” al fine di ottenere fraudolentemente indebiti premi (denominati “titoli” o “diritti all’aiuto”) nel comparto F.E.A.G.A. per la gestione fittizia di terreni ubicati tra le province di Bolzano, Trento, Perugia, Ascoli Piceno e L’Aquila.
Attraverso l’introduzione fittizia nel settore agricolo di due “giovani agricoltori” come prestanome, privi dei requisiti richiesti, gli artefici della frode sono riusciti a ottenere premi e titoli agricoli per la gestione solo apparente di terreni dislocati in diverse province italiane, tra cui Bolzano, Trento, Ascoli Piceno, Perugia e L’Aquila. A essere confiscate partecipazioni societarie, disponibilità finanziarie, polizze assicurative, immobili, terreni e un intero complesso aziendale, per un valore stimato di oltre 3,3 milioni di euro. Inoltre, la Procura Regionale della Corte dei Conti del Veneto ha disposto un sequestro conservativo anticipato di beni per ulteriori 3,9 milioni, a tutela del danno erariale.