Spoleto59 balla e si diverte con Tim Robbins and Friends - Tuttoggi

Spoleto59 balla e si diverte con Tim Robbins and Friends

Carlo Vantaggioli

Spoleto59 balla e si diverte con Tim Robbins and Friends

Applaudito concerto dell'attore, band leader dei The Rogues al Teatro Romano | Country, Folk, Blues e Rock i generi suonati
Lun, 27/06/2016 - 16:27

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Spoleto59 balla e si diverte con Tim Robbins and Friends

Tim Robbins non fa brutte figure. Un attore affermato a livello internazionale come lui se decide di cantare con una band lo può fare solo a livelli più che accettabili. E se decide di passare il guado, Robbins nella band ci infila tutto ciò che più gli piace. Innanzitutto il genere musicale, quello che ascoltava da ragazzo dal padre Gil, noto cantante folk appartenente al complesso The Highwaymen, e che meglio rappresenta la natura più vera dell’America. Una America profonda, dura e popolare, quella delle fattorie sperdute tra campi coltivati a grano, che sa di benzina, caffè e puzza di escrementi di vacca. L’America folk blues, quella country e quella rock che puoi ascoltare passando coast to coast su strade interminabili come la Route66, motel dopo motel, da una stazione di servizio ad un’altra.

E’ esattamente questo il viaggio che ieri sera,26 giugno, Tim Robbins ha compiuto con il pubblico del Teatro Romano accorso ad applaudirlo per l’unica data prevista in concerto a Spoleto59. Un omaggio alla città e al Festival che lo vedrà protagonista con altri due lavori nel corso della kermesse, 1984 di Orwell e Harlequino: on the freedom.

E se vuoi serenità, il viaggio lo fai con le persone che ami di più. E Robbins si porta sul palco il figlio 24enne Miles, avuto dall’attrice Susan Sarandon, ed il fratello David chitarrista, i ragazzi della Actor’s Gang come coristi e sopratutto il resto della band The Rogues fatta di musicisti molto più che apprezzabili. Jack Pinter sax, fisarmonica, strumenti vari, Shane Beales pianoforte, tastiera, chitarra, Aoife Ni Bhriain violino, Noel Langley tromba, Rory Mcfarlane contrabbasso- basso, Martyn Barker batteria e percussioni.

S59 Tim Robbins484Uno spettacolo di quelli che in altre epoche avrebbero fatto fatica ad entrare dalla porta di ingresso del Festival che si concedeva al massimo concerti sofisticati come Pitture e Megalopolis del compianto Herbert Pagani (1976 ndr.), ma che oggi, a ragione, offre una visione prospettica della programmazione che forse potrebbe diventare meno episodica e più concreta, purchè ci sia dentro un contenuto inequivocabile. E Tim Robbins non fa brutte figure, come si sa. La scaletta parla di schiavi, guerra, morti inutili, segregazione, omofobia e migranti. Temi che Robbins non ha mai lasciati chiusi nel cassetto del conformismo pur essendo lui un eroe di Hollywood.

Il pubblico del Romano è compiaciuto e partecipa sulle prime con discrezione, ma con il passare dei pezzi sempre più dimenandosi e cantando come si deve fare in vero concerto all’aperto. Non si può certo restare immobili davanti alla celebrata Mary Don’t You Weep, ad una animata Let’s Twist again di Chubby Checker o a Buonasera Signorina di Dean Martin. Gli artisti americani non resistono mai alla voglia dell’omaggio all’italianità spinta e quando possono infilano nelle loro performance cose alla “pizza e mandolino” o che abbiano a che fare con “dolce vita” e paparazzi, non sapendo invece che gli italiani si vorrebbero sotterrare quando lo fanno. Chi scrive ricorda una disgraziata ‘O sole mio cantata a Umbria Jazz da Tony Bennet durante il concerto evento con Lady Gaga, in cui si dimenticò metà delle parole, mentre i presenti si volevano dileguare per l’imbarazzo.

Ma Robbins almeno ci mette la faccia da ragazzone divertito e se si diverte lui tutto il resto gira a dovere e sopratutto nessuno si dilegua. In platea anche l’attrice Nancy Brilli e la presidente di Poste Italiane, Luisa Todini. Spazio a due “oneste” composizioni del figlio Miles, e a due assoli non proprio incisivi del fratello David, che tuttavia agitano le gradinate, perchè di movimento sul palco ce n’è abbastanza e qualcosa di sicuro sta accadendo. Del resto il compito di un vero Band Leader è anche quello di trascinare e non c’è dubbio che Robbins è il capo della banda. Oltretutto ha proprio la voce adatta per il genere di musica che fa. E poi si sa, Tim Robbins non fa brutte figure.

© Riproduzione riservata

Foto TuttOggi di Carlo Vantaggioli e Niccolò Perini – Video TuttOggi di Sara Cipriani

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