Subito vaccini per scuola e forze dell'ordine, meno scorte AstraZeneca tenute in frigo

Subito vaccini per scuola e forze dell’ordine, meno scorte AstraZeneca tenute in frigo

Redazione

Subito vaccini per scuola e forze dell’ordine, meno scorte AstraZeneca tenute in frigo

Dom, 21/02/2021 - 19:03

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Subito vaccini per scuola e forze dell’ordine, meno scorte AstraZeneca tenute in frigo

La decisione del Cor: richiamo dopo 75 giorni, c'è tempo per reperire nuove dosi | Le scorte scenderanno dal 50 al 30%

L’Umbria decide di accelerare sulle vaccinazioni di personale scolastico, forze dell’ordine e vigili del fuoco. E riduce la quantità di vaccino AstraZeneca tenuto precauzionalmente ferma per scorta, nonostante l’annuncio dell’azienda di un taglio nella fornitura all’Italia.

Meno scorte di AstraZeneca

Il Comitato operativo regionale ha deciso, nel corso della sua ultima riunione, di ridurre dal 50 al 30 per cento la percentuale di scorta del vaccino AstraZeneca, al fine di avviare al più presto appunto la vaccinazione di tutto il personale scolastico e delle forze dell’ordine. Una scelta dettata dai tempi abbastanza lunghi (75 giorni) per la somministrazione della seconda dose per questa tipologia di vaccino. Tempi tali da poter garantire la ricostituzione delle scorte medesime, senza compromettere quindi il secondo vaccino.

Chiesti nuovamente 50 mila vaccini in più

Nell’ambito della stessa seduta è stato inoltre deciso di inviare una lettera al commissario straordinario per l’emergenza coronavirus, Domenico Arcuri, a firma dei due direttori regionali Claudio Dario (Sanità) e Stefano Nodessi (Infrastrutture e protezione civile), per ribadire – e supportare – la richiesta di una rapida fornitura per l’Umbria di 50 mila vaccini, già formalizzata dalla stessa presidente della Regione Umbria, Donatella Tesei, anche al ministro per la Salute, Roberto Speranza, in occasione della sua recente visita in Umbria.

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Richiesta motivata dall’andamento epidemiologico che ha visto un considerevole aumento della circolazione del virus, soprattutto in provincia di Perugia. Le “zone rosse”, infatti – a parere del Cor – non possono essere rifornite di vaccini con il criterio di proporzionalità con la popolazione, ma devono avere maggiori forniture in grado di spegnere “l’incendio in atto” ed evitare che il virus si propaghi verso altri territori.

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