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Tra Ospedale e futuro, le piroette di una politica in fallimento

Redazione

Tra Ospedale e futuro, le piroette di una politica in fallimento

Dom, 08/11/2020 - 18:07

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Tra Ospedale e futuro, le piroette di una politica in fallimento

Non c’è pace a Spoleto dove la vicenda dell'ospedale covid segna il fallimento della politica. Le note stampa, gli insulti su Facebook, piroette e giravolte

Non c’è pace a Spoleto, dove la vicenda della trasformazione in ospedale covid sta ormai segnando, in maniera drammatica, il fallimento se non la morte della politica. E con essa buona parte della credibilità delle istituzioni locali, che si tratti di giunta o di consiglio comunale.

Capaci di piroette dialettiche da far impallidire anche il miglior chef al momento di rigirare la classica frittata.

Gli errori del Sindaco

Da una parte c’è il sindaco e magistrato Umberto De Augustinis, il “Giusto” (copyright dell’ex grande elettore Giampaolo Emili), l’unico che più di due anni fa per il centro destra poteva imprimere una svolta alla città del festival che da anni cerca di trovare un varco tra le istituzioni umbre e persino nei palazzi romani.

Di riacquisire quel “potere” che va ben oltre il misero 4,3% che conta la popolazione (38mila abitanti) sugli oltre 882.000 umbri. E quella dignità che può competere alla quarta città della Regione (meglio hanno fatto, riuscendo ad ottenere persino un governatore, Foligno con la Lorenzetti, Todi con la Marini e Montefalco con la Tesei).

Dalla sua aveva, oltre agli sbandierati ottimi rapporti con l’establishment nazionale, quella escalation leghista che ha colorato di un’altra tonalità di verde il Cuore verde d’Italia: Foligno, Terni, da novembre persino Palazzo Cesaroni e Palazzo Donini.

Su di lui, più di tutti, pesa invece un isolamento della città che si è andato sempre più acutizzando: dagli ‘strappi’ con la vicina città della Quintana, ai rapporti pressoché inesistenti con quella dell’acciaio, le criticità nella holding Vus, fino alla rottura (che a Perugia danno per insanabile) con la Governatrice Tesei. E una lacerazione negli stessi rapporti con la propria maggioranza cittadina, da ormai un anno sempre più critica verso le scelte e le iniziative della giunta municipale.

Le cose buone fatte da una amministrazione precedente non si devono mai cambiare o annullare, sono ossigeno puro per le nuove governance che prima di 2 o 3 anni non hanno possibilità di dimostrare il proprio valore aggiunto” commenta un politico di vecchio corso della città.

Invece De Augustinis ha messo da subito in mora l’intero palazzo, stravolto decisioni e accordi (dalle scuole al palatenda, agli eventi, piazza d’Armi, la querelle sui palazzi Inps), rilasciato dichiarazioni che hanno svilito il ruolo dei consiglieri, non risolto in alcun modo la drammatica situazione del lavoro (a cominciare dalla Pozzi), defenestrato l’assessore di Fd’I Alessandro Cretoni all’indomani dell’ingresso nel partito della Meloni dell’ex di Rinnovamento Di Cintio.

Sindaco istituisce comitato vigilanza salute ma ci sono defezioni

Per non parlare delle affermazioni su presunte infiltrazioni mafiose in città e, più recentemente su chi potrebbe sperare nei soldi in arrivo dalla Calabria: dichiarazioni che, ad oggi, fortunatamente, non hanno alcun riscontro.

Sul tema dell’ospedale, improvvisamente “esploso” a seconda ondata pandemica conclamata, non è che la Giunta si sia particolarmente distinta, come ammettono tutti i gruppi consiliari: la stessa mozione votata all’unanimità dalla Commissione sanità è rimasta nei cassetti. Per la verità un sussulto c’era stato – correva il mese di settembre 2018 – quando il capogruppo di Laboratorio (la lista del sindaco) ed ex medico chirurgo Mario Mancini aveva lanciato una accusa devastante contro l’ospedale parlando di “illegalità e pericolo per i pazienti”.

Una accusa che il malcapitato dg Fiaschini dimostrò in poche ore priva di ogni fondamento, con Mancini che se la cavò con un poco chiaro comunicato di scuse e una tiratina di capo, ma nulla più, del sindaco che commentò come “comprensibili i suoi toni (di Mancini, n.d.r.) per via del suo amore nei confronti dell’ospedale di Spoleto”.

Così l’opposizione in consiglio, dai dem ai civici di Spoleto Popolare, Alleanza civica e Ora Spoleto, almeno fino a un paio di mesi fa, hanno visto la loro azione catturare l’attenzione di un sempre più consistente pezzo di maggioranza.

Sulla partita dell’Ospedale De augustinis può rivendicare, come oggi i colleghi di Narni e Amelia, la mancata comunicazione della Regione per la trasformazione del nosocomio in ospedale covid, ma questo sgarbo non può bastare a giustificare la strada intrapresa. In una situazione sanitaria che è ai più evidente da più di un mese.

E quelli dei consiglieri

Dall’altra parte c’è un consiglio comunale che sembra navigare a vista, con i gruppi di partiti e movimenti lacerati. Una assemblea dove non sono pochi quelli che, pur in caso di ragione, sono capaci di dimenticare anche le più elementari regole della democrazia e dei regolamenti.

Una assise – tecnicamente il Parlamento cittadino – che sull’ospedale non è stato capace di scrivere una mozione in grado di impegnare il Sindaco nei confronti degli enti sovraordinati. Atto formalmente e sostanzialmente diverso da una dichiarazione che possono rilasciare i capigruppo che lascia il tempo che trova.

Quella dei 10 “ribelli” per una scusa o un’altra, alla fine è stata accantonata, con buona pace di dem, Ora Spoleto e della consigliera Bececco.

Così domani, lunedì 9 novembre, il filogovernativo presidente Sandro Cretoni terrà una nuova capigruppo per scrivere un documento da consegnare a Bertolaso, che più che il Consulente della Regione per l’emergenza covid, sembra dover assumere per Spoleto i panni del “mediatore di conflitti”: che poi Santo Bertolaso sia disponibile a farlo lo si deve ai suoi ottimi rapporti con De Augustinis ma anche, indirettamente, con la stessa dem Camilla Laureti di cui è amico della famiglia da parte della mamma tanto da essere stato anni fa, quando era il superpotente Sottosegretario alla presidenza, ospite in quel di Bazzano. Insomma, i salotti buoni di Roma in salsa festivaliera.

Santo Bertolaso mette d’accordo Pd con pezzi di Lega e FI

C’è da capire se la Giunta regionale vorrà riconoscerlo anche in questa veste, atteso che, finita l’emergenza, Bertolaso lascerà l’Umbria, ovvero non avrà alcuna voce in capitolo sul Piano sanitario regionale.

Capigruppo di cosa?

Ammesso che la capigruppo riuscirà a trovare una quadra unanime, c’è da capire quale valore politico avrà l’atto, visto che oramai i più non rappresentano neanche l’idea dei propri gruppi. Vale per la Lega dove l’aspirante equilibrista Davide Militoni si ritrova contro 3 dei 7 consiglieri (tra cui il Commissario cittadino Riccardo Fedeli). Come pure per Forza Italia, dove Ugolini neanche ci prova a sentire le ragioni dell’altra componente Marina Morelli, presidente della Commissione sanità.

Una strategia per tentare almeno di rimettere le cose in ordine, fanno sapere le segreterie regionali del centrodestra, potrebbe essere la nomina di un nuovo capogruppo; ma non pare di ci sia la volontà da parte di ognuno di fare un passo indietro.

C’è poi Spoleto Popolare dove Maria Elena Bececco ormai è in rotta di collisione con quelli che l’hanno da sempre sostenuta: non solo la collega Frascarelli ma anche i 2 di Alleanza civica, Profili e Settimi. Su questo fronte però c’è una novità. Dopo il teatrino dell’ultimo Consiglio, la chat di whatsapp di Spoleto popolare, fatta dei candidati alle ultime amministrative e semplici sostenitori, si è infiammata a tal punto che la Bececco il giorno dopo sarebbe corsa a chiarire di non voler fare la stampella a De Augustinis e di essere pronta a non votare il bilancio e a firmare anche una eventuale mozione di sfiducia purché non monotematica sul solo ospedale.

I dem almeno all’apparenza sembrano uniti, anche se il capogruppo Lisci sembra subire l’azione dominante della Laureti, in corsa per le provinciali del Partito ma a suo dire non più interessata ad una eventuale sindacatura. Sono proprio i panegirici della ex candidata allo scranno della città e alle recenti europee, a far ipotizzare una qualche idea di dare sostegno alla giunta a trazione leghista. L’emergenza covid poi sembra un buono spunto per aggirare le eventuali critiche dell’elettorato e persino la comunicazione in questi giorni è cambiata: non più comunicati stampa firmati dal gruppo, bensì a nome del partito. Anche se l’assemblea dem non si riunisce da un anno e la segreteria sconta la conclamata assenza del segretario Cardini.

Certo il centrosinistra nelle ultime ore non sembra più così in linea con l’alleata di Ora Spoleto, Luigina Renzi, oggi critica verso Bertolaso e che dichiara ufficialmente di non sostenere in alcun modo l’azione di governo.

La città a stracci, politica verso fallimento

Una cosa è certa: il continuo botta e risposta a suon di comunicati, le piroette dialettiche, bugie e mezze verità (che poi son sempre bugie), stanno disorientando sempre più la cittadinanza.

Il post, poi modificato, di Sergio Grifoni

Non fanno bene neanche gli annunci populisti e certi ‘allarmi’ dati in pasto sui social senza fare una qualche minima verifica.

L’ultimo in ordine di tempo è di ieri addirittura del portavoce del City Forum Sergio Grifoni (di lui si gia si parla per una candidatura col centrodestra) che ipotizzava lo smantellamento del robot chirurgico “Da Vinci”. Post che è stato poi edulcorato. A questa mattina comunque, a quanto ha verificato Tuttoggi con una semplice telefonata alla Usl, l’importante macchinario che ha consentito di creare qui una vera e invidiata scuola di chirurgia robotica per merito del professor Casciola, dorme per fortuna tranquillo e al buio nella Sala 5 del relativo reparto.

Per non parlare degli insulti indirizzati sulla pagina Facebook “Salviamo l’ospedale di Spoleto” gestita dall’ex dem Michel Surace (2 mesi fa ha abbandonato il piddi) nei confronti dei 10 consiglieri firmatari della mozione: si va dagli “str…zi” a “vergognosi” a “se li conosci li eviti” (messaggio coniato per la campagna contro l’Aids), per finire con “…p.d.m.”, i più firmati proprio da esponenti del piddì.

È in uno scenario simile che si trovano a lavorare i media locali.

Certo le dirette streaming del consiglio, sempre più seguite dalla cittadinanza, offrono un triste ma reale spaccato di quanto a fatica i giornali, almeno i più, cercano di offrire. Non basta però.

L’invito che ci sentiamo di rivolgere al garante del parlamento locale, Sandro Cretoni, al fine di assicurare una corretta informazione, è quello di prevedere da subito dirette streaming sia delle commissioni consiliari, sia delle conferenze dei capigruppo. Situazione che, in questo momento, con le partecipazioni già previste da remoto, non procurerebbe alcun costo aggiuntivo alle casse municipali. E renderebbe davvero trasparente il Palazzo e i suoi protagonisti.

Le prese di posizione

Per la cronaca sono diversi i comunicati stampa di queste ultime ore. Luigina Renzi (OS) attacca frontalmente i 10 consiglieri firmatari della mozione sull’ospedale definendo l’atto “ormai obsoleto” ma si lancia anche contro l’arrivo di Bertolaso “che cosa è venuto a fare? Sarà come nel medioevo, quando veniva chiamata una figura esterna super partes a dirimere le contese? Oppure sarà il Malaussene di turno, che prometterà di intercedere solo per rabbonire i richiedenti, e alla fine di tutto questo teatrino il nostro salvatore tornerà laddove è venuto con il suo carico di promesse e richieste inevase?

Tra pochi giorni (12 novembre, n.d.r.) si vota il bilancio, e lì si valuterà se le “grandi manovre pre-elettorali”, dichiarate dai 10 nell’ultimo consiglio comunale, metteranno un fine a questa consigliatura. Noi di Ora Spoleto non possiamo fare da stampella a questa maggioranza sgangherata. Piuttosto che credere alle parole di Bertolaso, va tenuta la guardia alta sul Piano Regionale Sanitario e fermare quanto prima il piano del duo l’avvocato-e-il-geometra, che si sta abbattendo sulla nostra sanità (una volta fiore all’occhiello dell’Umbria) affinché si possa ripensare ad un piano sanitario su scala nazionale” conclude la Renzi.

Tutta da decifrare la nota del piddì che sembra quasi un discorso alla Veltroni-Crozza “si può fare, ma anche no”. I dem attaccano i 10 “ribelli” definiti “arroganti” e che “stanno creando un clima di instabilità, quando l’emergenza e la gravità della situazione imporrebbero senso civico e responsabile. Non hanno capito che siamo in emergenza vera e che si cominciano a contare i morti anche a Spoleto per questo terribile e subdolo virus.

Abbiamo, in sostanza, assistito a scene che rivelano un piano politico, con il capogruppo di Fdl che ha palesato elezioni anticipate, un piano politico del tutto inadeguato ai tempi che stiamo vivendo, da irresponsabili, privi di ogni scrupolo nei confronti di una città che annaspa”.

Poi l’apertura, affatto scontata e in contrasto con l’alleata Ora Spoleto (lista civica creata ad hoc per la candidatura della Laureti), a Bertolaso: “restiamo favorevoli a dare il nostro contributo per fronteggiare l’emergenza Covid mettendo a disposizione spazi, ma i servizi essenziali per un bacino di utenza di 60mila abitanti devono essere garantiti senza se e senza ma. Su questa linea i Consiglieri comunali del Pd si sono mossi nella seduta del consiglio di ieri alla notizia che nella mattinata il Sindaco si era incontrato informalmente con il consulente della Regione Umbria per l’emergenza sanitaria da Covid-19, Guido Bertolaso aggiungendo che tornerà entro la prossima settimana per un incontro ufficiale con il Comitato di vigilanza istituito a salvaguardia dell’ospedale e i Consiglieri comunali”. Comitato al quale i dem a oggi non sono stati in grado di contribuire fornendo un nome di fiducia. “Il Partito Democratico” continua la nota “ritiene di dover agire nell’esclusivo interesse dei cittadini. Che in parole povere significa sostenere tutte le azioni istituzionali che possano garantire il ripristino da subito dei reparti necessari, cancellati in un sol colpo in primis il pronto soccorso dotato di tutte le strutture di emergenza-urgenza h24”. Poi la frase che non chiarisce la posizione nei confronti della Giunta. “Sia chiaro il Partito Democratico è pronto ad assumersi le proprie responsabilità anche di fronte alla necessità di tornare alle urne. Ma riteniamo che in questo momento dobbiamo essere tutti uniti e partecipi di un percorso che deve assolutamente riportare oggi, non a covid finito, un ospedale degno di questo nome”.

La nota che avvelena la Lega

C’è anche la nota dei 10 (Settimi, Frascarelli, Profili, Santirosi, Di Cintio, Loretoni, Fedeli, Proietti, Polinori e Morelli) che tornano ad attaccare il sindaco e la “nuova maggioranza”.

Un’ordinanza ed una delibera approvata dalla Giunta regionale sono solo carta senza importanza, le parole dette dallo stimato consulente della Regione Bertolaso, hanno un grande valore! Il Sindaco, ha fatto una bella inversione ad “U”: finalmente si rende conto che la pandemia ci sta piombando addosso, con numeri spaventosi e che solo lui minimizzava. Le parole del dottor Bertolaso sono talmente convincenti, che il Sindaco si sente rassicurato pure sul futuro piano Sanitario Regionale, non considerando che il ruolo del Dr. Bertolaso terminerà con la fine dell’emergenza COVID. Non comprensibile poi la posizione della nuova maggioranza, che decide di rinunciare al proprio ruolo di indirizzo nei confronti del Sindaco. La nuova maggioranza è composta dal PD, Filippo Ugolini, la lista laboratorio, gli ex della Lega e la consigliera Bececco, i quali hanno deciso di abdicare al proprio ruolo, e di affidarsi all’ennesima lettera consegnata in questo caso ad un consulente, se pur di elevato profilo. Una domanda la rivolgiamo al PD: ma il Dr. Bertolaso è lo stesso tanto criticato dal PD regionale del quale ha dichiarato che ovunque è andato non ha lasciato un buon ricordo di sé e delle sue scelte? Noi siamo favorevoli ad un incontro con Bertolaso, convinti che ci saprà dare utili consigli e lì darà soprattutto a chi è chiamato a gestire l’emergenza che sta mettendo a dura prova la tenuta del sistema e sta evidenziando diverse criticità. Ma Bertolaso non è l’interlocutore istituzionale”.

Una presa di posizione come altre, se non fosse per quel riferimento agli “ex Lega” che ha messo in fibrillazione i “verdi” per la sorte politica dei 4 filogovernativi (Sandro Cretoni, Davide Militoni, Debora Pompili e Giampaolo Fagotto Fiorentini). I firmatari assicurano che l’affermazione “ex Lega” è stata dettata espressamente dal segretario regionale Virginio Caparvi, anche se ad oggi il partito di Salvini non ha preso una posizione ufficiale nei confronti di Militoni & Co. “Ad oggi non so nulla di questa cosa, non ho ricevuto alcuna comunicazione in merito” dice a Tuttoggi Sandro Cretoni. Difficile sapere se l’onorevole Caparvi ha così voluto mandare un ulteriore segnale ai 4 consiglieri o ha anticipato la loro prossima epurazione?

Ci sarebbe anche una nota del capogruppo di Forza Italia, Filippo Ugolini, ma il consigliere forzista ha pensato bene di non inviarlo a queste colonne (in linea con le mancate risposte alle domande che gli abbiamo posto due settimane fa).

Il proverbio keniota e la prova d’amore di Laboratorio

Nel pomeriggio domenicale arriva poi la nota di Laboratorio dei consiglieri Mancini, Ranucci e Montesi. Un documento che, a guardare format, font e caratteri deve essere stato scritto almeno a 8 mani, con richiami addirittura a proverbi kenioti e all’immancabile appello alla prova d’amore, quella che tutto cura.

I tre consiglieri ricordano dapprima le “perplessità espresse sulla unilateralità della decisione della Regione di utilizzare l’Ospedale di Spoleto praticamente in modo esclusivo per la gestione della pandemia covid19”. Poi il comunicato vira richiamando addirittura un proverbio keniota.

Leggiamo: “Un adagio dice: se vuoi arrivare primo, corri da solo. Se vuoi arrivare lontano, cammina insieme. Su questa vicenda non ha senso per nessuno arrivare primo, ma tutti dobbiamo arrivare lontano perché ne va davvero di mezzo il futuro di tutti” scrivono i tre (chissà come si mette con questo la gazzella che tutte le mattine deve correre da sola per sfuggire al leone).

Proseguiamo “tutti eravamo convinti che sussisteva la possibilità di fare scelte meno penalizzanti per Spoleto ed il suo circondario studiando soluzioni alternative che garantissero le cure necessarie sia ai malati covid che a quelli con altre patologie (che purtroppo esistono ancora)”. Di proposte però neanche l’ombra.

Poi l’invito “a tutti quelli che hanno a cuore il diritto alla salute del comprensorio e della città, di rimanere insieme, vigili e determinati” e un assist a quel che rimane della maggioranza “esprimiamo coesione e partecipazione ai consiglieri della lega che hanno saputo tenere una posizione equilibrata ed al capogruppo di Forza Italia per l’intelligente e fattivo impegno dimostrato in questa vicenda”.

E come non chiudere un simile messaggio se non con un richiamo all’amore?

“La cura e la premura per la salute dei cittadini ci accomuna anche a tutti i consiglieri comunali che, in nome dello stesso patto siglato con la città, hanno capito che in questo momento cosi difficile bisogna mettere in comune risorse e talento per dare la prova dell’amore per la città attraverso fatti ed atti coerenti con la lealta’ e coraggiosi”.

Ecco, è in questo clima che si apre un’altra settimana, fatta ancora di veleni e tensioni. In attesa di giovedì, quando l’assise sarà chiamata a votare il bilancio preventivo 2020. Lì si misureranno le forze, con i 10 “ribelli” pronti con ogni probabilità a votarlo o a non mettere i bastoni tra le ruote. Ma altrettanto fermi, a quanto pare, a presentare la mozione di sfiducia nei confronti del primo cittadino.

(aggiornato alle 19.35)

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