Oltre quindici anni dopo la scossa del 15 dicembre 2009, il processo di ricostruzione nel territorio di Spina e nelle aree limitrofe presenta ancora una ferita aperta. Nonostante i recenti passi avanti istituzionali, culminati nella visita dello scorso 9 marzo, un’ampia fetta di cittadini rischia di rimanere definitivamente esclusa dai sostegni economici: si tratta dei proprietari di prime case danneggiate che, nel 2016, non presentarono domanda di aggravamento dei danni.
Il paradosso normativo: L’attuale impianto burocratico – secondo l’avvocato Valeria Passeri – sta generando una disparità di trattamento difficilmente accettabile. Mentre le procedure per gli immobili con “aggravamento” certificato nel 2016 procedono, le abitazioni lesionate nel 2009 per le quali non fu fatta tale richiesta restano in un limbo normativo. Il paradosso è imminente: queste prime case, spesso parzialmente sgomberate con gravi disagi abitativi ed economici per le famiglie, rischiano di essere superate nell’accesso ai fondi dalle seconde case.
L’appello alle istituzioni
La richiesta alle autorità competenti è netta: colmare immediatamente la lacuna operativa che penalizza chi vive in quegli immobili. “Non si può completare la ricostruzione lasciando indietro chi ha subito i danni maggiori sotto il profilo sociale e umano”.
Le richieste prioritarie:
Inclusione immediata delle prime case con danni parziali tra quelle ammesse ai contributi, senza alcuna differenziazione.
Semplificazione delle norme per eliminare il requisito discriminatorio della domanda di aggravamento del 2016.
Garanzia di equità tra tutti i cittadini colpiti dallo stesso evento sismico.
L’obiettivo è mettere la parola “fine” ad un’attesa infinita, garantendo che il ritorno alla normalità per il territorio di Spina sia equo e definitivo, mettendo al primo posto il diritto alla casa di chi, dal 2009, convive ancora con le lesioni del terremoto.