di Elisa Panetto
E' andato in scena ieri sera all'Auditorium S.Domenico di Foligno lo spettacolo “Sonorità Visive”, penultimo concerto del XXXI “Segni Barocchi Festival”. Un'iniziativa culturale che, come puntualizza la sottotitolazione dello spettacolo promosso dall'”Istituto Internazionale Andrej Tarkovskij”, già presentato con grande successo sia in Italia che all'estero, vuole ricercare “La musica barocca nei film di Andrej Tarkovskij”.
Uno schermo per videoproiettori, un grand piano, un violoncello ed un sassofono sopranino. E' lo scenario minimale – probabilmente l'unico possibile – che si è presentato agli spettatori, non molti per la verità, alla puntuale apertura della porta d'accesso all'Auditorium.
Poca attesa e le luci iniziano a spegnersi per l'arrivo sul palcoscenico di Stefano Maurizi (grand piano), Simone Santini (sax sopranino e live electronics) e Damiano Puliti (violoncello). Ed è qui, al buio e nel silenzio, che i fotogrammi in bianco e nero e a colori delle pellicole del cineasta sovietico Andrej Arsen'evič Tarkovskij, ispiratore dei contemporanei Lars Von Trier, Aleksandr Nikolaevič Sokurov, Wim Wenders e Gus Van Sant, possono finalmente iniziare a illuminare nuovamente l'Auditorium, ma soprattutto a fluire e a rivestirsi per una sera di vita nuova. Si ha addirittura la sensazione, senza l'ausilio di nessuna macchina del tempo, di tornare indietro di oltre un secolo, alle origini del cinematografo, quando il film, privo di traccia sonora, veniva proiettato a teatro, con la musica dal vivo come colonna sonora, eseguita da un pianista, da un organista o addirittura da un'intera orchestra. E la colonna sonora di “Sonorità Visive” è soprattutto il compositore prediletto da Tarkovskij, Johann Sebastian Bach (dove su tutte spiccano le suites per violoncello solo, e probabilmente non è un caso che la numero 2, rimasta fuori dal programma, viene ricordata per essere stata suonata al funerale del cineasta), ma anche Giovanni Battista Pergolesi e Henry Purcell. Ma i film di Tarkovskij si vivono, si contemplano e si amano con lo stesso impatto emotivo con cui si ascoltano le opere dei compositori. Anche per questo l'impatto di “Sonorità Visive” è enorme.
La musica barocca accompagna la vita del regista nella sua infanzia (con i fotogrammi de “Lo Specchio”, il film più autobiografico ed ermetico di Tarkovskij), le difficili relazioni umane e il forte motivo esistenziale (“Solaris”), un difficile viaggio attraverso la ‘zona' della vita alla ricerca dell'anima (“Stalker”, uno dei film più suggestivi del cineasta sovietico, il vertice figurativo del suo cinema), la solitudine della lontananza (“Nostalghia”, il primo film di Tarkovskij fuori dalla Russia, girato nelle campagne senesi), il sacrificio della vita per amore e salvezza dell'umanità (“Sacrificio”, l'ultimo film, girato in Svezia).
Le sonorità mostrano e caratterizzano i volti degli uomini, mentre sottolineano e accompagnano i movimenti della natura, come il prato scosso dal vento e la pioggia scrosciante. Non poteva infatti mancare l'acqua, il tema onnipresente nella filmografia di Tarkovskij. E nemmeno il gusto per le visioni oniriche.
Gli applausi per un concerto così suggestivo, a dispetto delle presenze in sala, sono stati davvero fragorosi e decisi, tanto da invitare i tre interpreti ad uscire e salutare ancora una volta sul palco il pubblico folignate.
Queste sonorità, più che visive, sono state davvero poetiche.