Scuole chiuse per Coronavirus, ma c'è chi propone campus e laboratori - Tuttoggi

Scuole chiuse per Coronavirus, ma c’è chi propone campus e laboratori

Sara Fratepietro

Scuole chiuse per Coronavirus, ma c’è chi propone campus e laboratori

Ludoteche e campus aperti, ma con utenti ridotti. E un'azienda permette ai dipendenti di portare i figli con sé. La confusione su cosa è legittimo e cosa non lo è
Gio, 05/03/2020 - 16:24

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Scuole chiuse per Coronavirus, ma c’è chi propone campus e laboratori

Con le scuole chiuse fino al 15 marzo a causa del Coronavirus c’è chi propone soluzioni alternative. Sulla cui legittimità o quanto meno opportunità però in molti hanno espresso dubbi, visto che l’obiettivo generale è di evitare assembramenti.

Da Terni a Città di Castello, passando per Spoleto, Foligno e Perugia, tra tanti annullamenti di attività c’è chi invece ha deciso non solo di rimanere aperto ma di potenziare la propria proposta. Venendo così incontro ai genitori in difficoltà a causa della chiusura delle scuole.

Ludoteche e campus aperti, ma con utenti ridotti

E così doposcuola, ludoteche, campus rimangono in diversi casi aperti, ampliando la propria attività anche al mattino. Il tutto mentre le Diocesi dell’Umbria hanno sospeso catechismo, oratori e quant’altro.

“Siamo regolarmente aperti, ma con ristretto numero di bambini” spiega uno dei centri umbri che invece di annullare hanno deciso di potenziare la propria attività. E spuntano fuori anche iniziative estemporanee di locali solitamente utilizzati come spazi gioco che offrono in questi giorni attività di campus mattutini. In ogni caso, almeno secondo quanto comunicato sui social network, il numero di utenti consentito è ridotto.

Il decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri non vieta espressamente tali attività. Così come rimangono aperte palestre e piscine, che però devono far rispettare la distanza di sicurezza interpersonale di 1 almeno metro.

Azienda apre le porte ai figli dei dipendenti

A Città di Castello invece un’azienda ha deciso di aprire le porte anche ai figli dei dipendenti. Un’iniziativa che in questo caso partirà da lunedì. “Sarà messa a disposizione assistenza e intrattenimento ai piccoli della famiglia (dell’azienda ndr), organizzando laboratori artistico-educativi e attività ludico-ricreative” spiegano dall’azienda.

E viste alcune polemiche arrivate nelle ultime ore, precisano: “la nostra iniziativa nasce dall’esigenza di consentire a tutti i nostri dipendenti e collaboratori di continuare la propria attività lavorativa serenamente. Non tutti purtroppo hanno a disposizione nonni e parenti o possono permettersi un servizio di babysitting per uno o più bambini. Lo spirito di questo programma non ha intenzione in alcun modo di contravvenire alle disposizioni governative, che rispettiamo profondamente, a maggior ragione in un momento delicato per il paese. In tal senso saranno rispettate tutte le norme igieniche e sanitarie indicate nelle ordinanze. Questo servizio di welfare aziendale è predisposto per un numero inferiore alle dieci unità, evitando così assembramenti sconsigliati”.

La confusione su cosa è legittimo e cosa non lo è

C’è comunque da dire che, al di là della legittimità delle varie iniziative, così come di cerimonie confermate mentre tante attività ed eventi sono stati sospesi, si è creata una gran confusione.

L’obiettivo finale del decreto del Governo emanato mercoledì, che ha disposto la chiusura delle scuole e delle università, è quello di evitare assembramenti, in modo da non facilitare la propagazione del Coronavirus. Il Consiglio dei Ministri non è però sceso nei dettagli, invitando a rispettare la “distanza di sicurezza” di almeno 1 metro. Quand’è dunque che un raggruppamento di persone è un assembramento e quando no? E come si fa, in caso di bambini, a garantire che tra uno e l’altro ci sia sempre almeno 1 metro? I dubbi rimangono.

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