di Ada Spadoni Urbani (*)
La situazione delle finanze statali sta richiedendo a tutti sacrifici. La manovra economica avrà un impatto positivo sulla tenuta dei conti pubblici, ma ora c'è da affrontare un problema: come garantire i servizi con minori risorse.
Uno dei nodi particolarmente dolorosi per l'Umbria è la scuola.
È di questi giorni la notizia che ci saranno a breve circa tredicimila nuove assunzioni: alcune regioni, quasi tutte nel centro/sud, ne avranno pochissime.
Il fatto è che queste regioni, tra cui l'Umbria, (ma non la Toscana o la Lombardia) non hanno mai attuato la riforma Berlinguer sul dimensionamento scolastico, cioè la formazione di Istituti con almeno 500 alunni e l'accorpamento dei piccoli plessi di scuola elementare e materna. Così, per mantenere piccole strutture, magari con pluriclassi che dal punto di vista educativo fanno sollevare perplessità, e di piccoli Istituti, il personale risulta insufficiente e ci sono posti disponibili che non sono “reali”.
L'alto numero di alunni in alcune classi di scuole di città compensa i pochi alunni delle classi che si continuano a mantenere nelle zone periferiche. E non è responsabilità dell'Ufficio scolastico regionale, sia ben chiaro, ma frutto di una carenza di scelte della Regione, che non ha realizzato un vero piano dell'offerta formativa nella scuola superiore. Qui ci sono corsi che vengono autorizzati ma che non riescono ad attivarsi per carenza di alunni, e richieste che respinte in base al veto di sindaci di altri comuni.
Il localismo, sempre più padrone della politica del Partito Democratico, sta producendo danni immani: i precari che restano fuori dalla scuola sono stati creati da questa politica miope dell'attesa che non ha avuto senso. E lo si sapeva: tutti i politici sapevano che non ci potevamo permettere un così alto numero di personale.
Voglio sperare che il nuovo assessore regionale alla scuola “metta mano all'aratro” recuperando il tempo perduto.
(*) Senatrice PDL