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Sanitopoli, prima udienza per Bocci: “Mi difendo nel processo”

Redazione

Sanitopoli, prima udienza per Bocci: “Mi difendo nel processo”

L'ex segretario del Pd ha confermato la volontà di dimostrare in dibattimento la propria estraneità alle accuse
Mer, 05/02/2020 - 16:10

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Sanitopoli, prima udienza per Bocci: “Mi difendo nel processo”

Come tutti i cittadini, non scappo dalla giustizia ma affronto il processo e mi difendo nel processo“. Ha ribadito la sua volontà di affrontare a testa alta il processo per dimostrare la propria estraneità alle accuse che gli vengono mosse dalla Procura di Perugia, Gianpiero Bocci, entrando in Tribunale per la prima udienza nel processo con rito immediato che lo vede accusato, in questa fase, di rivelazioni di segreto d’ufficio perché avrebbe favorito tre candidati nei concorsi per assunzioni all’Azienda ospedaliera di Perugia.

L’ex segretario regionale del Pd si è fermato fuori dal Tribunale per rispondere alle domande dei numerosi cronisti che lo attendevano. “Affronto con grande grande serenità il processo” ha ribadito Bocci, manifestando fiducia nella giustizia.

Quanto alla posizioni di altri imputati (tra gli oltre 20 teste citati dalla Procura ci sono anche l’ex direttore generale Duca, il manager Maurizio Valorosi, due dei tre presunti candidati raccomandati, Valentino Valentini e Sonia Monaldi della segreteria dell’allora governatrice umbra Catiuscia Marini, indagata) Bocci si è limitato a dire che alcune ricostruzioni fatte gli appaiono “fantasiose“.

Prima udienza nella quale sono state affrontate alcune questioni procedurali. I legali di Bocci, David Brunelli e Alessandro Iddi, avevano anticipato la disponibilità del loro assistito di replicare nel dibattimento a tutte le contestazioni che gli vengono mosse dalla Procura, posizione oggi confermata dallo stesso Bocci nel ribadire appunto la volontà di volersi difendere “nel processo“.

Bocci ha invece evitato di rispondere alle domande sul Pd, di cui è stato segretario regionale fino allo scorso aprile, quando è finito agli arresti domiciliari per l’inchiesta Sanitopoli.

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