Spoglie di San Francesco, l'ostensione non solo evento mediatico | La "Rivelazione" in cui Dio mostra se stesso - Tuttoggi.info

Spoglie di San Francesco, l’ostensione non solo evento mediatico | La “Rivelazione” in cui Dio mostra se stesso

Carlo Vantaggioli

Spoglie di San Francesco, l’ostensione non solo evento mediatico | La “Rivelazione” in cui Dio mostra se stesso

Ven, 20/02/2026 - 12:35

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I resti mortali del Santo vennero nascoste da Frate Elia in un luogo inaccessibile proprio dove oggi sorge la Cripta nella Basilica Inferiore

Sia che ci definiamo semplicemente credenti o cattolici a tutto tondo, sia che ci facciamo catturare quasi completamente dalla mediaticità dell’evento mondiale dell’esposizione del resti mortali di San Francesco d’Assisi, in occasione dell’800esimo anno dalla sua morte, dovremmo comunque prendere atto che l’Ostensione delle spoglie mortali del Santo Patrono d’Italia è quello che la Teologia studia e definisce come “autorivelazione” libera e gratuita di Dio. Il momento in cui la divinità svela se stessa e il suo piano di salvezza per l’uomo.

Inoltre in Teologia Fondamentale (letteralmente Theos-logos il parlare di Dio), il termine ostensione (dal latino ostendere, “mostrare”) non si riferisce solo all’esposizione rituale di oggetti di devozione come accade invece con la Sacra Sindone a Torino, oppure di natura liturgica come il Santissimo Sacramento durante la Messa, ma assume un significato più profondo, intimo, legato proprio alla manifestazione del divino.

L’uomo finalmente prende coscienza, perché lo ha davanti ai suoi occhi, di ciò che è passato nella storia ed ha lasciato un segno spirituale talmente profondo da sconfinare con il soprannaturale.

Le spoglie mortali di San Francesco, che vedremo esposte nella Basilica inferiore dal 22 febbraio al 22 marzo, rappresentano nella unicità secolare assoluta in forma pubblica del “gesto” (potrebbero passare infatti non meno di altri 2 secoli fino alla prossima ostensione pubblica, in occasione dei mille anni dalla morte del Santo) anche un invito a leggere con occhi nuovi i fatti in vita, “gesti e parole” di Francesco, che è completamente immerso nel progetto di salvezza di Dio. Nella Costituzione dogmatica Dei Verbum, elaborata alla fine del Concilio Vaticano II. (1962-1965) si parlerà infatti in riferimento al Cristo di Gestis Verbisque– gesti e parole intimamente connessi, per spiegare la Rivelazione offerta dalla presenza di Gesù nel mondo.

Una dimensione storica tangibile, in cui Dio attraverso il Cristo fattosi carne, arriva al compimento della vita terrena con la morte per crocifissione mentre per San Francesco saranno invece le stimmate ricevute sul Monte della Verna il 17 settembre 1224 durante una visione. Si tratta dei cinque segni della Passione di Cristo (mani, piedi e costato) impressi miracolosamente sul corpo del Santo di Assisi che li accetta come un dono da celebrare.

L’ostensione nei primi quattro secoli d.C.

Avere una reliquia a disposizione da venerare è sempre stata la cosiddetta ” prova provata” del passaggio terreno di Dio. Qualcosa che apre gli occhi di chi osserva oltre il velo delle cose terrene una realtà che non è solo constatazione tangibile, ma anche apertura verso il sovrannaturale, il mistero divino.

E così tra il II e il X secolo (la cosa proseguirà anche dopo naturalmente) si aggiungono al culto una lunga serie di oggetti di ogni natura: chiodi della crocifissione, frammenti della Croce di Cristo, la Sindone oppure vari resti mortali dei martiri, come a Spoleto il cranio di San Ponziano ed anche un numero consistente di falsi, che alimentano la venerazione dei fedeli, ne accrescono le conversioni, soprattutto nei primi secoli allorquando l’esempio dei martiri era considerato la testimonianza più convincente e credibile per abbracciare il Cristianesimo.

Ma la storia della Chiesa soprattutto nei primi 5 secoli successivi alla vicenda terrena del Cristo in tema di intrighi, false reliquie e ostensioni al limite del condannabile, è ricca di episodi, alcuni dei quali anche divertenti, curiosi ed indicativi.

Lucilla, lo pseudo-martire e il Donatismo

E’ il caso della ricca Matrona di origine iberica, Lucilla, che nei primi anni del 300 d.C. si scontra con il Vescovo di Cartagine, Ceciliano perché, tra le altre incomprensioni, la potente signora aveva venerato-baciato una reliquia (forse una falange o un omero) di uno pseudo-martire non riconosciuto dal Vescovo. Lucilla, per tutta risposta, complotterà per sostituire Ceciliano con un suo protetto, Maggiorino che da prete era stato suo cappellano. Solo che il Vescovo Maggiorino dopo un paio di mesi sparisce misteriosamente e di lui non si ritroverà nemmeno un ossetto da venerare come martire. Al suo posto però verrà nominato Vescovo Donato di Casenigre. Ed è proprio da lui che inizierà una delle eresie più gravi di quel periodo. Per i donatisti la “grande chiesa” si era infatti prostituita.

E quindi le venerazioni e le ostensioni non sempre vanno a finire bene nei fatti e oltre le intenzioni.

Le spoglie ritrovate di Francesco

Anche le spoglie di Francesco sono state oggetto di “appetiti” di comunità e popolazioni locali che avevano capito addirittura ancor prima della sua morte che il poverello di Assisi era una “ricchezza” e non solo in termini di santità e spiritualità. Per diversi secoli infatti i resti mortali del Santo, nelle more di un pericolo di trafugamento, vennero nascoste da Frate Elia in un luogo inaccessibile fino a quando, nel 1818 e dopo una cinquantina di giorni di scavi complicati, sono riapparsi proprio dove oggi sorge la Cripta a lui dedicata all’interno della Basilica Inferiore.

E’ per la prima volta assoluta in pubblico (vi sono state solo 4-5 ostensioni di natura privata dal ritrovamento ad oggi), che in circa 30 giorni centinaia di migliaia di pellegrini da tutto il mondo, a gruppi di 750 unità ogni ora, sfileranno davanti alla teca del Santo per poter finalmente capire che la Rivelazione e il progetto di Dio portato avanti da Francesco per tutta la sua intera vita, è una realtà concreta e tangibile.

“Il tuo volto Signore io cerco…” Salmo 27

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