San Florido, sindaco visita tomba del patrono. Il vicario don Cappelli legge omelia del vescovo - Tuttoggi.info

San Florido, sindaco visita tomba del patrono. Il vicario don Cappelli legge omelia del vescovo

Davide Baccarini

San Florido, sindaco visita tomba del patrono. Il vicario don Cappelli legge omelia del vescovo

Ven, 13/11/2020 - 18:36

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È stato mons. Giovanni Cappelli, vicario generale di Città di Castello, a presiedere la celebrazione solenne della festa dei santi patroni San Florido e Amanzio, oggi orfana del vescovo mons. Domenico Cancian, costretto all’isolamento preventivo dopo aver fatto visita e assistenza ad una persona risultata positiva al Covid. Il tampone a cui il presule è stato sottoposto ha comunque dato esito negativo.

Poco prima del pontificale delle 18 il sindaco di Città di Castello Luciano Bacchetta e il vicario della diocesi don Cappelli hanno visitato la tomba del patrono nel Duomo inferiore. “Davanti ad un simbolo della nostra comunità, che parla a tutti i tifernati, – ha detto il primo cittadino – ci siamo ritrovati in un momento difficile per tutti e nella criticità generale dobbiamo rimanere uniti e stringerci in un abbraccio collettivo, combattendo questo virus insidioso attraverso il rispetto delle regole a tutela del contagio”.

L’omelia

Durante la messa solenne è poi stata letta l’omelia scritta da mons. Cancian. Qui sotto alcuni dei passaggi più importanti:

In questo tempo particolarmente drammatico a motivo del dilagare del Covid-19, la festa di San Florido, molto sentita dai tifernati, arriva provvidenziale.

I nostri Patroni, che hanno saputo affrontare positivamente la situazione molto critica del loro tempo fino a far “rifiorire” (Florido questo significa) una nuova città dalle macerie della distruzione dei Goti, ci offrono preziose indicazioni.

La prima riguarda la fede. Questa Parola offre sicura speranza a chi vuole credere che la storia non è solamente nelle mani degli uomini e delle forze della natura. È sempre presente un Dio Padre che in Gesù si è rivelato come il buon Pastore venuto in mezzo a noi. I nostri Patroni hanno tratto la loro forza proprio da questa certezza di fede.

La seconda indicazione che ci viene dalla festa dei nostri Patroni è l’appello a riscoprire la bellezza del ritrovarci insieme come “fratelli e sorelle“ più umili, più autentici e capaci di collaborare per un mondo nuovo. Insieme come fratelli e sorelle i nostri Patroni si sostennero a vicenda, rivoluzionando il loro tempo più complicato del nostro. Invece di tirarsi indietro, chiamarono a raccolta il popolo e tutti insieme edificarono una nuova città. Per questo siamo concordi nel chiamarli “padri fondatori“ e siamo qui a distanza di 15 secoli a onorarli, a chiederne l’intercessione e a raccoglierne l’ispirazione. La pandemia ci ricorda che navighiamo tutti sulla stessa barca. Siamo chiamati a prendere le giuste misure tra distanza e vicinanza per evitare il contagio e soprattutto per creare relazioni vere di amicizia, trasmettere efficaci anticorpi e prenderci cura gli uni degli altri.

Nell’ambito di questa fraternità ognuno è chiamato ad assolvere bene le proprie responsabilità per servire e non per farsi servire, non per forza o per dovere ma col cuore, non per interesse ma possibilmente in modo gratuito. Cercando insieme il vero bene comune con umiltà, dolcezza e corresponsabilità. Appunto come fratelli. Va bene quando stiamo bene tutti a partire dagli ultimi.

Su questo siamo incoraggiati, oltre che dalla testimonianza dei nostri Patroni, anche da quella della nostra Beata Margherita di cui stiamo celebrando il 7° centenario della morte e di cui è in corso il processo di canonizzazione. Questa umile donna, cieca, zoppa, gobba, analfabeta, morta a 33 anni, dopo essere stata abbandonata nelle nostre strade, ci ricorda che si può superare il comprensibile risentimento, la rabbia e la disperazione. Si può anche in situazioni di infermità e disabilità trovare il coraggio di tirar fuori tante altre abilità umane e cristiane fino alla santità.

Fratelli e sorelle, San Florido 2020 vogliamo ricordarlo come momento di svolta positiva, dopo tanta sofferenza. Questo chiediamo ai nostri Patroni invocando la benedizione su Città di Castello e sulla Chiesa Tifernate.

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