di Luca Biribanti
Saranno le sue canzoni intimistiche, sarà la sua natura controcorrente che lo tiene lontano dalla mondanità e dai riflettori, ma la fama di Samuele Bersani come personaggio schivo e timido, è stata smentita clamorosamente ieri sera alla festa democratica di Terni. Sul palco centrale, il cantautore si è sentito a casa sua, trascinando il pubblico in un concerto entusiasmante con intermezzi, tra un brano e l'altro, che hanno messo in evidenza insospettabili doti di cabarettista. Gli spettatori hanno riso di gusto alle battute e agli aneddoti dello spigliato artista riminese che ha raccontato flash della propria vita riuscendo, come nelle sue canzoni, a dare sempre un tono disincantato e ironico alle storie di vita vissuta e a quelle di mimesi artistica. Samuele scalda subito il pubblico ternano con canzoni storiche del repertorio come Cattiva (del 2003) per poi coinvolgerlo con i brani che lo hanno reso celebre. Così dopo aver detto al microfono “Non lascerò le canzoni più belle alla fine, voglio che ve ne andiate quando avete voglia”, via a Freak, Spaccacuore, Il pescatore di Asterischi, Giudizi Universali e Le mie parole. Cinque i componenti della band che hanno accompagnato Bersani, 3 chitarre, percussioni e tastiere, che si è presentato con un look sobrio, occhiali da vista e qualche capello bianco. È lontano l'esordio del cantautore davanti al grande pubblico; correva il 1994 quando al Festivalbar lanciò il singolo Chicco e Spillo (tratto dall'album C'hanno preso tutto, 1992) e l'anno successivo Freak, con la quale si impose come uno dei giovani più interessanti della musica italiana. La maturazione artistica è avvenuta grazie a collaborazioni con Mina, Ornella Vanoni e Fiorella Mannoia che hanno impegnato Samuele Bersani in un lavoro sempre rivolto alla ricerca della qualità come testimonia la sua carriera discografica; 7 dischi in 19 anni di carriera. Ognuno è arrivato da un'esperienza artistica di spessore in cui è maturata la sua innata capacità di trasmettere su note storie d'amore, di società, di persone, quelle stesse storie che gli permettono di essere vicino ad ognuno di noi.