In un voto per il referendum caratterizzato da una forte mobilitazione dei partiti, al di là del risultato finale a livello nazionale, in Umbria si guarda anche al possibile dato politico, per cercare di misurare, anche indirettamente, il “termometro politico”.
Risultati dove, seguendo l’equazione che vede il centrodestra schierato per il Sì e il centrosinistra per il No, in alcuni dei principali comuni le “maggioranze” risultano rovesciate.
Non a Perugia, dove l’affluenza è stata alta e la riforma è stata respinta da oltre il 55% di chi si è recato alle urne (dato non ancora definitivo)
A Città di Castello, comune governato dal centrosinistra ma in una zona dove negli ultimi anni è stata molto forte la componente leghista, il Sì ha prevalso con il 51,4%.
A Todi, guidato dall’amministrazione di centrodestra del sindaco Ruggiano, il Sì ha ottenuto circa il 57,2% dei voti.
Nella vicina Marsciano, riconquistata dal centrosinistra alle ultime elezioni, il No ha prevalso, anche se di poco (51%).
Ad Assisi, comune governato dal centrosinistra e città della governatrice Porietti, il Sì ha conquistato il 53,6% dei consensi.
Sì avanti (51,12%) anche nella Spoleto del civico di centrosinistra Sisti. La città del Festival è però sede giudiziaria, aspetto che certamente ha influito sul voto.
Valutazione analoga a quella di Orvieto della sindaca Tardani, dove il Sì ha raccolto poco: appena il 46% dei consensi.
Tonfo del Sì nella Gubbio retta dal centrodestra: nella città dei Ceri favorevole alla riforma appena il 42% di chi ha votato.
Il Sì male anche in un altro comune guidato da centrodestra, la Foligno del sindaco Zuccarini: la riforma è stata respinta da circa il 54% degli elettori.
A Castiglione del Lago il No ha ottenuto solo il 42,3% dei voti.
In Valnerina, il Sì ha ottenuto il 67,5% a Norcia e il 68,7% a Cascia.
Nella Terni del sindaco Bandecchi il Sì non è andato oltre il 47,3%.
Nel complesso, nell’Umbria tornata “rossa” meno del 52% di chi si è recato alle urne ha respinto la riforma costituzionale promossa dal Governo Meloni. I cinquestelle Pavanelli, De Luca, Simonetti Fantauzzi brindano a quello che giudicano uno scampato pericolo: “Sconfitto chi voleva trasformarlo in un voto contro la Giunta Proietti”.
Numerosi i commenti di soddisfazione anche da parte di esponenti del Pd. “Grande risultato, fatto di mobilitazione e partecipazione contro l’arroganza de potere” il commento del segretario del Pd umbro, Damiano Bernardini.
“Credo che il Paese abbia insieme detto no a stravolgere la Costituzione e no alla evidente arroganza e protervia di questa destra che si comporta non come chi ha vinto le elezioni politiche ma come avesse preso il potere. E il primo obiettivo era colpire l’indipendenza della Magistratura. L’Italia c’è. Questa è stata una dura lezione per questa destra” afferma Walter Verini, segretario della Commissione Giustizia del Senato e capogruppo del Pd in Commissione Antimafia.
(notizia in aggiornamento)