Si è recentemente svolta, presso la Casa delle Donne di Terni, la presentazione di “È un problema mio”, un progetto promosso da Terni Donne APS, Libera…mente Donna ETS, Forum Donne Amelia, Rete delle Donne Antiviolenza ETS e UDI Perugia con il patrocinio della Regione Umbria e il finanziamento del Dipartimento per le Pari Opportunità.
Questa iniziativa nasce dalla collaborazione tra varie associazioni della Rete Umbra per
l’Autodeterminazione che da tempo operano per la prevenzione e il contrasto della violenza di genere e promuovere l’autodeterminazione femminile.
Il progetto si propone come un percorso condiviso e strutturato, che mette in rete realtà locali, istituzioni e cittadinanza, in un momento di riflessione comune sul significato politico e sociale della violenza contro le donne.
Fare rete per cambiare sguardo: questo il primo grande obiettivo di questo progetto.
L’obiettivo di “È un problema mio” è quello di superare la visione individuale della violenza,
portandola a un piano collettivo e culturale. Il messaggio è chiaro: la violenza contro le donne è una questione che riguarda tutta la società.
Il progetto, selezionato tra i dodici a livello nazionale nel 2022 dal Dipartimento per le Pari Opportunità, si sviluppa lungo due direttrici fondamentali: la formazione e la comunicazione pubblica.
La fase formativa sta coinvolgenso scuole, centri sportivi, amministrazioni locali e luoghi di
aggregazione, con l’intento di promuovere relazioni paritarie, rispetto reciproco e unamaggiore consapevolezza sociale.
In parallelo, dal 25 novembre partirà la campagna di comunicazione a livello regionale, che porterà il messaggio dell’iniziativa in sedici comuni dell’Umbria, con oltre quattrocento manifesti e diverse attività informative sui canali social del progetto. ‘’Si tratta di una campagna di comunicazione regionale, riconoscibile e continuativa. Una campagna che non racconta solo la violenza, ma soprattutto il cambiamento possibile’’, afferma la responsabile dello sportello “Noi ci siamo”, Claudia Monti.

Una rete territoriale solida e impegnata, questa è la forza e l’anima del progetto. Una
sinergia tra associazioni che da anni lavorano sul territorio umbro per difendere i diritti delle donne e prevenire la violenza di genere.
Costituita nel 2020, la Rete Umbra per l’Autodeterminazione è oggi un punto di riferimento nella costruzione di politiche di genere condivise e nella diffusione di una cultura basata sul rispetto e l’autonomia.
Le associazioni aderenti alla Rete portano avanti un impegno costante che intreccia
intervento sociale, formazione e attivismo politico, con l’obiettivo di agire sulle radici culturali della violenza e rafforzare le politiche pubbliche di prevenzione.
Coinvolgere la comunità per accrescere la consapevolezza. Una grande ambizione che
stimola ogni evento legato al progetto. Il progetto adotta un approccio partecipativo e inclusivo, riconoscendo che il contrasto alla violenza di genere è una responsabilità chedeve essere condivisa.

Oltre alle donne, anche uomini e ragazzi sono chiamati a riflettere sui modelli culturali e
relazionali che alimentano le disuguaglianze: ‘’La responsabilità maschile è al centro di ogniazione che riguarda il progetto e non solo come atto simbolico, ma come presa di coscienza concreta e quotidiana. Parlare agli uomini e ai ragazzi significa rompere il silenzio attorno a una cultura patriarcale che ha troppo spesso scaricato il peso del problema sulle spalle delle donne’’, continua Monti.
Le attività previste si inseriscono in un contesto di intervento professionale e stabile,
pensato per rafforzare strumenti educativi, informativi e comunicativi capaci di generare un cambiamento duraturo. Un impegno condiviso per il bene comune.
Il patrocinio della Regione Umbria e di alcuni comuni, testimoniano la rilevanza pubblica
del progetto e il suo profondo legame con il territorio. “È un problema mio” si propone come uno strumento civico e politico, espressione concreta di una rete che lavora ogni giorno per garantire libertà e dignità alle persone, trasformando la consapevolezza in azioni concrete.
‘’Riconoscere la violenza come “un problema mio”, significa assumere una responsabilità
collettiva. Solo attraverso la collaborazione tra istituzioni, associazioni e cittadini si può costruire una società giusta, equa e libera da ogni forma di sopraffazione’’, conclude.