Primarie Pd, si muove la generazione "Xdem" - Tuttoggi

Primarie Pd, si muove la generazione “Xdem”

Massimo Sbardella

Primarie Pd, si muove la generazione “Xdem”

Bomber Bocci con i baby amministratori | Pensi: "Un film già visto" | Entra nel vivo la lotta "a suon di giovani" per la segreteria
Sab, 17/11/2018 - 13:31

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Primarie Pd, si muove la generazione “Xdem”

Nella corsa di oggi per modellare il Pd di domani, gli esperti contendenti danno spazio ai giovani. E se Verini aveva preannunciato, in caso di sua vittoria, il ruolo di vice segretario per Andrea Pensi, con cui si è unito in ticket, Bocci, dopo una stoccata senza affondo (“la distribuzione dei pani e dei pesci è costretta a farla chi fa patti“) prefigura di consegnare, presto (“il mio mandato sarà breve“) un partito “fatto uscire dalla palude” agli amministratori di domani.

E di giovani amministratori era contorniato Gianpiero Bocci alla sua prima uscita da candidato segretario del Pd umbro. Accanto a lui il sindaco di Corciano Cristian Betti (già “investito” dall’ex sottosegretario con un caloroso saluto davanti a tutti i big dell’Assemblea dem al Park Hotel), il prescelto nel ruolo di coordinatore degli altri sindaci e assessori della generazione “Xdem”. E poi Federico Gori, sindaco di Montecchio e presidente dei piccoli Comuni umbri, il quale ricorda che non si tratta del primo incontro che Bocci riserva ai giovani, i quali possono interpretare diversamente le esigenze di una comunità. Quella comunità che, indebolita, ha sancito la sconfitta del Pd, secondo Bocci. E che dunque va ricostruita.

Parlano gli amministratori smart

A turno, parlano Letizia Michelini, sindaco di Monte Santa Maria Tiberina (“il Pd deve riaccreditarsi nei confronti del cittadino e saper accompagnare concretamente i giovani amministratori nel loro impegno sul territorio”),  l’assessore gualdese Michela Mischianti (“siamo in difficoltà, ma non siamo finiti. Occorre mettere insieme l’esperienza e quella capacità di saper sognare ad occhi aperti che è propria dei giovani“). Un concetto, questo, che citando la cultura greca ripete anche Donatella Porzi, l’unica tra i big senior presente in sala (altri, come Giampiero Giulietti, fanno ogni tanto capolino dall’altra stanza, celata dal grande stemma tricolore), ma “in un angolino ad osservare orgogliosa“, come faceva da insegnante. Da Città di Castello, “terra di Walter”, arriva a portare il proprio sostegno a Bocci anche Michele Bettarelli, a ricordare che lo scontro non è generazionale, non è tra correnti nazionali, ma non è neanche territoriale.

Tutti interventi politicamente corretti, però, secondo il nuovo corso del partito che vuole evitare le faide fratricide del passato. E lo sottolinea Bocci: “Non avete sentito una parola contro. Il 16 dicembre non ci sarà una battaglia, ma una festa. La battaglia – avverte – ci sarà a maggio“. Del resto, “dopo tanti morti e feriti” (sono ancora le parole di Bocci), il Pd pare aver capito il senso della parola “umiltà“.

Arbitri? No, serve il bomber

A rompere il fair play ci pensa il “diversamente giovane” sindaco di Gualdo Tadino, Massimiliano Presciutti. Che suona la carica: “Noi siamo qui perché vogliamo vincere il congresso. Al Pd non serve un arbitro (Verini, ndr), ma un centravanti che punti a segnare tanti gol. Che faccia giocare il Pd all’attacco per vincere. Ma che sappia anche tenere unito lo spogliatoio“.

L’attaccante ha già dichiarato che, in caso di vittoria al congresso, avrà un mandato breve. Che lavorerà in modo collegiale e che, eventualmente, il ruolo di segretario lo impegnerà solo per una parte della sua giornata. E indica anche una quota per ritenere soddisfacente la partecipazione del popolo dem alle primarie del 16 dicembre (“è questa la vera sfida – dice – perché poco cambia se vincerà Bocci o Verini“): superare i 12.600 votanti che il Pd riuscì a mobilitare la volta precedente, “in tempo di vacche grasse“.

I giovani coraggiosi

Ma perché non si dica che una competizione dem è senza peperoncino, ecco che quasi in contemporanea arriva la nota del capo-giovani dell’altra sponda, Andrea Pensi. Che respinge le critiche rivolte alle nuove leve di “Rigenerazione Democratica” di non aver avuto coraggio nel seguire la propria strada sino in fondo, scegliendo di camminare insieme a Walter Verini.


Primarie Pd, Verini-Pensi insieme contro Bocci-Marini


Anche per lui il congresso non è un confronto di “certificati anagrafici“. Sottolinea l’importanza di recuperare “l’umiltà” (anche lui), “l’idealità“(anche lui), “l’identità” (anche lui), per ricostruire una “connessione sentimentale” con i blocchi sociali confinati ai margini della nostra società. Un po’ quello che dichiarano di voler fare Bocci e i suoi, insomma.

Un film già visto

E poi evidenzia il fatto che il cambiamento presuppone non solo la prospettiva di “sostituire nuove facce” a quelle già viste, ma, piuttosto, la capacità di “promuovere il protagonismo politico di forze nuove“. Abbandonando gli schemi del passato. Quelli che portarono, nel 2014, alle “larghe corvengenze” tra Gianpiero Bocci e Catiuscia Marini. Con la guerra permanente che ha finito per triturare la segreteria Leonelli. “Molti di noi, compreso il sottoscritto – ricorda Pensi – hanno accompagnato quel percorso. La loro proposta, perciò, non è una novità. È un film già visto e che purtroppo non è piaciuto se proprio il 4 marzo 2018, le amministrative precedenti  e successive deve insegnarci qualcosa“.


Il nuovo Pd riparte daBocci (con Marini)


Quindi, afferma il vice-Verini, non si può far finta di nulla. “La vera novità di questa fase – rivendica Pensi – è che dietro a me e Simona Meloni molti dirigenti, perlopiù giovani, stanchi del correntismo esasperato che svuota gli organismi dirigenti, riduce l’iniziativa politica e divide classi dirigenti sui territori hanno deciso di staccare la spina“.

Arbitri? No, meglio un arbitro professionista

Le opzioni, a quel punto, erano due. Avanzare una proposta autonoma, per poi essere arbitri in Assemblea tra due progetti “di cui ci saremmo sentiti esclusi“. Oppure, “aprire una stagione nuova” stringendo un’alleanza con Verini, che “ha la credibilità per garantire il progetto di rinnovamento del partito non essendo mai stato parte delle lotte o dispute, più o meno recenti

Ecco perché, rivendica Pensi, il loro percorso deve essere definito “coraggioso“, altro che ritirata per paura.

Da qui al 16 dicembre, procederà così la campagna di Bocci e Verini a “suon di giovani”. Ma quanti saranno poi, i giovani, tra tutti coloro che si recheranno alle urne con sopra il simbolo del Pd per scegliere il nuovo segretario regionale? Qualcuno ha fatto i suoi conti.  Ma in politica, ultimamente, spesso i conti non tornano.

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