Tutto pronto per “Trasformiamo”, il titolo scelto dal Serafico di Assis per la Festa in Amicizia 2026 in programma oggi pomeriggio a partire dalle 16 nel Parco della realtà assisana.
“Un titolo che – spiegano dalla struttura – racchiude il senso più profondo del lavoro che ogni giorno viene portato avanti accanto ai bambini e ragazzi con disabilità complesse, un lavoro paziente e quotidiano che fa emergere talenti, possibilità e autonomie spesso invisibili agli occhi del mondo”. La Festa di quest’anno accompagnerà i visitatori in un vero e proprio percorso trasformativo ispirato al seme e al grano, simboli profondamente legati anche alla spiritualità francescana. Nell’anno in cui ricorrono gli 800 anni dalla morte di San Francesco, infatti, il Serafico sceglie di rileggere il suo messaggio partendo proprio dall’immagine del seme: quello che cade nella terra e che apparentemente scompare, ma che nel tempo genera vita e porta frutto.
Durante il pomeriggio, a ingresso gratuito e aperto a tutta la comunità, i partecipanti attraverseranno cinque postazioni esperienziali che ripercorrono il viaggio del grano, dalla semina fino al pane condiviso. Si partirà dall’orto, dove ciascuno potrà seminare un chicco di grano e portare con sé il proprio vaso; poi si passerà alla macina, per vedere il grano trasformarsi in farina. Nella terza postazione la farina diventerà un impasto colorato con cui realizzare anche un’opera collettiva, lasciando sul pannello comune la propria traccia. Ci sarà poi uno spazio dedicato alla biodiversità e alle trasformazioni presenti in natura, grazie alla partecipazione del Reparto Carabinieri Biodiversità di Assisi e del Nucleo Carabinieri Tutela Biodiversità di Formichella. Infine, il viaggio si concluderà nel pane, simbolo finale della trasformazione: il chicco seminato, custodito e lavorato, diventa qualcosa da condividere con agli altri. “Al Serafico – ricorda la presidente Francesca Di Maolo – ogni intervento educativo, riabilitativo e laboratoriale nasce dall’idea di aiutare ciascuno a esprimere il meglio di sé, anche quando le potenzialità sembrano nascoste o difficili da riconoscere. È un lavoro quotidiano fatto di competenze, pazienza e fiducia, in cui la fragilità non viene considerata un limite da contenere, ma una vita da custodire e far crescere rispettando tempi, possibilità e unicità di ognuno”.