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PopSpoleto/Scs, doccia gelata per Antonini & Co: Tar Lazio respinge sospensiva

Redazione

PopSpoleto/Scs, doccia gelata per Antonini & Co: Tar Lazio respinge sospensiva

Gio, 09/05/2013 - 12:45

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Carlo Ceraso

I Commissari di Banca d’Italia possono tranquillamente continuare il lavoro presso la Spoleto Credito e Servizi, holding che controlla Banca Popolare di Spoleto: la terza sezione del Tar del Lazio (presidente Bianchi con i giudici Di Napoli, Passarelli e Correale) avrebbe infatti respinto la richiesta di sospensiva del decreto del ministro dell’economia che lo scorso 12 febbraio aveva posto in amministrazione straordinaria sia la controllante, sia la controllata spoletina. La notizia, in attesa di conferme ufficiali, arriva da fonti molto vicine all'ex-presidentissimo Antonini che è in procinto di diramare una nota stampa sull'argomento. La notizia (ufficiosa, vale ribadirlo), anche se il dispositivo ancora non è stato pubblicato, arriva dopo che per tutta la giornata di ieri a piazza Pianciani si erano rincorse una ridda di voci sul ricorso presentato dall’ex dominus Giovannino Antonini insieme all’intero ex board della cooperativa.

Per la verità i fedelissimi dell’antoninipensiero, fra cui ancora diversi funzionari e impiegati di Bps, da giorni annunciavano che il ricorso avrebbe avuto un esito positivo. E rimesso in sella l’ex Cda. La decisione presa dai giudici amministrativi, stando così le cose e se la notizia di oggi si confermasse vera, si rivelerebbe una vera e propria doccia gelata che spegne quasi definitivamente ogni speranza. Anche se bisognerà attendere il verdetto finale, perché il Tar si sarebbe infatti riservato di decidere nel merito. Decisione che potrebbe arrivare non prima del prossimo mese di settembre.

Il ricorso Scs – A sostenere le ragioni dell’ex presidente Claudio Caparvi e relativo board (Antonini, Marco Bellingacci, Pasquale Coreno, Cesare Cattuto, Leodino Galli, Massimo Morelli e Rodolfo Vlentini) sono gli avvocati Federico Tedeschini, Titomanlio Raffaele e Sabrina Rondinella che avevano citato in giudizio il Ministero dell’Economia (assistito dall’Avvocatura generale dello stato), la Banca d’Italia (costituitasi in giudizio con gli avvocati Olina Capolino, Domenico De Falco e Michele Cossa) ma anche i Commissari inviati da Bankit lo scorso febbraio (Boccolini, Stabile e Brancadoro nonché i membri del Comitato di sorveglianza Corbella, Domenichini e Scognamiglio, tutti difesi dall’Avvocatura) e persino la società Clitumnus, la newco che all’inizio di quest’anno ha manifestato la propria disponibilità a rilevare il controllo di Banca Popolare (ma non di Scs). A difendere gli interessi di quest’ultima sono gli avvocati Marco Romanelli, Massimo Tesei e Rocco Santarelli.

I motivi – Stando a una prima, sommaria lettura delle carte, Scs ipotizzerebbe un eccesso di potere da parte di Bankitalia che con il commissariamento potrebbe favorire la scalata della Clitumnus. E per questo gli avvocati dell’ex board avrebbero depositato anche gli articoli de Il Giornale che circa un mese fa aveva dedicato ben tre articoli alle vicende spoletine. Gridando al ‘complotto’ orchestrato dal ‘potere rosso’ intenzionato a conquistare la banca. Il giornalista del direttore Sallusti (lo stesso dello ‘scoop’ della casa di Montecarlo Fini-Tulliani) aveva però dimenticato di dire che è dal 2010 che Bankitalia, ma anche la Procura della repubblica di Spoleto, avevano acceso i riflettori su piazza Pianciani. La prima già a febbraio 2011 aveva defenestrato il vertice del Cda Bps (Antonini e Belingacci, rientrati dalla finestra alla guida della holding) dopo aver mosso un fiume di contestazioni circa la gestione da parte dell’organo di amministrazione dell’istituto di credito. La successiva ispezione dell’estate-autunno 2012 (la seconda in appena due anni, un record) aveva portato alla decisione di azzerare i board di holding e controllata e anche al defenestramento del capo del management (l’ormai ex d.g.Tuccari, sospeso dalle funzioni a febbraio e definitivamente licenziato pochi giorni fa). Non conosce sosta neanche il lavoro degli inquirenti che dopo i 17 avvisi di garanzia del luglio scorso (CLICCA QUI), la scorsa settimana ne hanno spiccati altri 9 per quella che è stata ribattezzata come l'Assemblea della vergogna di Scs (CLICCA QUI), l'adunanza che confermò alla guida della coop Antonini e Bellingacci. Ma torniamo al ricorso. Il collegio difensivo presieduto dal professor Tedeschini contesta anche che la Scs abbia mai esercitato il potere di direzione e coordinamento di Bps e che pertanto, trattandosi di una cooperativa e non di un istituto di credito, il provvedimento di commissariamento risulterebbe illegittimo. La linea difensiva, ovviamente, è stata fortemente contestata dall’Avvocatura come pure dai legali di palazzo Koch che in tal senso hanno prodotto in giudizio documenti che dimostrerebbero come Scs avesse un ruolo incisivo sulla gestione della Banca.

Il ricorso di Benotti – La terna di avvocati di Scs è la stessa che sostiene le ragioni anche degli ex consiglieri Bps Mario Benotti, Gabriele Chiocci e Michele Di Gianni (il Cda era composto da 14 consiglieri) che hanno anche loro impugnato il commissariamento proposto dalla Vigilanza e decretato dal Ministro dell’Economia. La seduta del Tar di ieri non ha affrontato questo ricorso, destinato ad essere trattato dai giudici amministrativi solo nei prossimi mesi.

Chiusura filiali – intanto continua l’opera di risanamento di PopSpoleto con i Commissari che stanno valutando anche la redditività delle singole filiali. Stando a quanto trapela da piazza Pianciani sarebbe però prossima la chiusura di alcune agenzie tra cui quella di Santa Rufina a Rieti e quella di Torino (inaugurata lo scorso 2012). Per la prima si è già mosso il sindaco reatino che in una nota ha dichiarato di aver avviato “un primo contatto con il direttore del settore marketing”. Sembra invece scongiurata l’ipotesi del taglio della filiale di Milano, anche se sono in corso accertamenti per verificare appunto la convenienza dello sportello. A fine mese invece dovrebbe essere inaugurata una nuova filiale a Perugia, in via Settevalli: una decisione che sarebbe legata anche ad una vertenza vinta dal costruttore edile che aveva realizzato l‘edificio che ospiterà i locali della banca umbra nei confronti dell’ex board

(aggiornato h 13,20)

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