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Ospedale Terni, ‘guerra’ sindacati e direzione | Dal Maso risponde allo stato di agitazione

Luca Biribanti

Ospedale Terni, ‘guerra’ sindacati e direzione | Dal Maso risponde allo stato di agitazione

Il direttore generale "Strumentalizzazioni inopportune, io faccio il bene dei pazienti e dell'azienda"
Lun, 06/02/2017 - 18:55

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Ospedale Terni, ‘guerra’ sindacati e direzione | Dal Maso risponde allo stato di agitazione

Lo stato di agitazione dei lavoratori dell’ospedale di Terni è stato proclamato lo scorso 26 gennaio, dopo che i sindacati ANAAO, AAROI, CGIL MEDICI, CIMO, CISL MEDICI, FASSID-SNR, UIL MEDICI avrebbero riscontrato gravi mancanze all’interno del “Santa Maria”. In particolare vengono contestate due circostanze che hanno portato all’interruzione dei rapporti sindacali con la Direzione Aziendale: la prima riguarda, a dire delle organizzazioni sindacali, l’esclusione delle stesse dalle decisioni strategiche dell’azienda, mentre la seconda registrerebbe ancora forti criticità per quanto riguarda i letti in corsia e i pazienti ricoverati in reparti diversi rispetto a quelli di appartenenza.

“Con nostro profondo rammarico dobbiamo constatare che il clima di serena e franca collaborazione – si legge in una nota congiunta dei sindacati – che era stato instaurato con la precedente Direzione Aziendale, non è mai proseguito con l’attuale. Eppure fin dall’inizio avevamo manifestato e chiesto la continuazione di un rapporto chiaro, sincero e di leale collaborazione partecipativa”.
“A tutt’oggiprosegue la nota sin dalla data d’insediamento dell’attuale Direzione Aziendale, continuiamo ad assistere ad iniziative “importanti” ma “fai da te”, dove ogni volta le organizzazioni sindacali vengono chiamate fuori in merito ad aspetti importanti come l’organizzazione del lavoro.
In questi ultimi mesi abbiamo assistito ad un progressivo peggioramento della sicurezza delle cure con personale medico costretto ad assistere ad un numero sempre maggiore di malati, in condizioni a dir poco al limite della dignità e della sicurezza. Aumenta ormai senza controllo e a dismisura il “fenomeno” dei letti aggiunti sui corridoi e di altri appoggi fuori reparto.
 
Il tutto in una assoluta confusione e senza far distinzioni tra malati in urgenza e malati in elezione, malati medici e chirurgici, malati in acuzie e malati cronici. Il mancato preventivo coinvolgimento delle organizzazioni sindacali ha avuto come ultima conseguenza la decisione – unilaterale – della Direzione Aziendale di creare 23 nuovi posti letto nell’area medica, al fine di fronteggiare la problematica degli appoggi e dei letti sui corridoi.
 
Tuttavia nella realtà – seguitano i sindacati – non si tratta di nuovi posti letto, bensì di una trasformazione di letti chirurgici in letti medici, creando una sorta di “reparto degli appoggi” nel quale non lavorano a permanenza medici specificamente dedicati ma solo alternativamente medici di altri reparti. In pratica si tratta dell’istituzione di un vero e proprio reparto presidiato dalla sola componente infermieristica. Tale importante modifica dell’organizzazione ospedaliera è stata appresa dalle organizzazioni sindacali dei medici solo attraverso i mass-media quando il reparto in questione era già stato aperto.
Il provvedimento della Direzione Aziendale non ha risolto e non risolverà in futuro il problema degli appoggi, infatti è ancora costante la presenza all’interno dei vari reparti di letti sui corridoi e di pazienti ricoverati materialmente in reparti diversi da quelli di competenza.
Quali operatori della sanità pubblica – conlude la nota – vogliamo e dobbiamo rappresentare la nostra opinione tecnica in un sistema che si sta gradualmente depauperando di risorse e di qualità, in una regione dove per far quadrare i conti si tagliano posti letto e personale.
 Ribadiamo la nostra disponibilità a dare il nostro costruttivo contributo, nonostante la Direzione Aziendale ci abbia convocato per il 27/02/2017 – a distanza di oltre un mese dalla proclamazione dello stato di agitazione (25/01/2017) – fatto che dimostra ulteriormente la scarsa considerazione ed attenzione nei confronti di tutti gli operatori sanitari e delle scriventi OOSS”.

Il direttore generale, Maurizio Dal Maso, contattato telefonicamente da TO risponde con un secco: “è un attacco strumentale, i numeri dicono altre cose. Già in questa settimana abbiamo potenziato l’area di medicina rispetto a quella di chirurgia e stiamo facendo di tutto per affrontare alcune criticità legate all’afflusso di pazienti che abbiamo anche da fuori provincia. Prima della proclamazione dello stato di agitazione, avevo convocato una riunione che poi non ha avuto luogo perché mi è stato comunicato che i sindacati non si sarebbero presentati al tavolo. Ho preso atto e ho continuato con la riorganizzazione, perché quello che mi sta a cuore è la qualità del servizio offerto ai nostri pazienti. Forse qualcuno si è risentito a livello personale, ma io devo fare del bene all’azienda e a coloro che sono in cura presso il nostro presidio”.

La riorganizzazione logistica dell’ospedale di Terni era già iniziata nel mese di maggio 2016 con l’apertura  del reparto di lungodegenza  per la gestione dei pazienti post-acuti, seguita a luglio dalla Discharge Room per i pazienti in pre-dimissione, e poi dall’istituzione del Polo Urologico, che ha integrato  in un unico spazio e modello organizzativo la struttura universitaria di chirurgia urologica minivasiva e la struttura ospedaliera di Urologia.

Lo scorso 25 gennaio, la Direzione Aziendale aveva anche predisposto un aumento di posti letto, con 23 nuove soluzioni nell’area della degenza medica al quinto piano dell’ospedale, allo scopo di contenere il fenomeno del sovraffollamento, anche in vista dell’esplosione dell’epidemia influenzale.

Ricordiamo inoltre che il 5 novembre 2016 il “Santa Maria” è stato un punto d’appoggio sanitario fondamentale per la gestione dell’emergenza terremoto e, tramite il direttore sanitario Sandro Fratini, aveva comunicato che, in seguito al terremoto che aveva colpito la Valnerina “la chiusura dei piccoli ospedali, delle RSA e delle residenze per anziani ha determinato un inevitabile maggior afflusso di pazienti e soprattutto un rallentamento importante dei tempi di dimissione dei pazienti stessi, con un intasamento delle corsie. I letti nei corridoi sono ricomparsi in numero consistente  e rischiano di peggiorare con l’arrivo dell’epidemia influenzale”.

Andando a ritroso nel tempo, il primo novembre 2016, l’ospedale di Terni aveva comunicato l’avvenuto potenziamento dei servizi relativi alle patologie osteoarticolari e muscolo-tendinee con l’eccellenza della struttura semplice di Diagnostica per immagini interventistica muscolo-scheletrica, l’unica a livello  regionale e tra le poche a livello nazionale  ad erogare esami TC e RM con mezzo di contrasto intra-articolare (artro-TC e artro-RM).

Sempre nell’ambito della riorganizzazione del lavoro all’interno del presidio ospedaliero, il 25 ottobre 2016 si era preparato ad attivare nel dipartimento di chirurgia dell’apparato digerente e di gastroenterologia, e progressivamente nelle altre unità operative di chirurgia, il protocollo ERAS (Enhanced Recovery After Surgery ovvero miglior recupero dopo un intervento chirurgico).
Si tratta di un nuovo programma per la chirurgia a rapido recupero che coinvolge in particolare il chirurgo, l’anestesista e l’infermiere ma anche altre figure professionali come l’oncologo, l’urologo, l’ostetrica o il nutrizionista.

Nel mese di ottobre 2016, era stato istituito il Polo Urologico, il primo passo verso la revisione logistica e organizzativa basata sull’articolazione dell’assistenza e delle risorse per intensità di cura e complessità assistenziale, che ha riunito al primo piano, in un unico spazio e in un unico modello organizzativo, la struttura interaziendale universitaria di chirurgia urologica minivasiva diretta da Ettore Mearini e la struttura ospedaliera di Urologia diretta da Luzio Luzzi.

A settembre 2016, importanti novità hanno riguardato anche il Reparto di Medicina Nucleare con la nomina ad agosto del dottor Fabio Laoreti come direttore della struttura che ha portato novità logistiche, incremento della PET e l’attivazione di nuove procedure nell’ambito delle neoplasie epatiche.

Il 19 agosto 2016, il direttore generale Maurizio Dal Maso, dopo la conferenza stampa del 3 agosto nell’ambito della quale aveva annunciato tutte le novità della sua Direzione, era stato costretto a intervenire per le numerose critiche provenienti anche dalla politica rispetto alla sua gestione.
“Attacchi strumentali legati alla politica e più impropriamente alla persona. Attacchi finalizzati a creare casi mediatici e alimentare polemiche e malumori che non soltanto arrecano un danno all’immagine dell’ospedale, ma che offendono anche tutte quelle persone che ogni giorno, da sempre, lavorano con impegno e professionalità nell’interesse dei pazienti e dei cittadini”.

Proprio il 3 agosto, il direttore generale aveva illustrato il piano di riqualificazione del “Santa Maria”, esponendo quale è stato l’impiego dei circa 16 milioni sui 50 milioni di euro finanziati con fondo regionale a partire dal 2013, per il potenziamento strutturale e delle risorse del polo ospedaliero, con importanti novità che hanno interessato tutti i reparti, come l’acceleratore lineare di Radioterapia inaugurato lo scorso 11 gennaio.


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