Norcia, Salvatori vuole tornare libero | Famiglia Tiberi “Vittima e aggressore non sullo stesso piano”

Norcia, Salvatori vuole tornare libero | Famiglia Tiberi “Vittima e aggressore non sullo stesso piano”

Istanza di scarcerazione al vaglio del Riesame: decisione attesa a ore | Omicida pronto a risarcire la famiglia, su di lui anche denunce per altri reati | Video e chat dei giovani presenti fuori dalla Vineria quella notte

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Vuole tornare libero Cristian Salvatori, il 33enne di Norcia rinchiuso nel carcere di Spoleto da fine luglio. Da quel sabato notte in cui, con un pugno violentissimo, ha ucciso, fuori da un pub, il suo coetaneo Emanuele Tiberi (nella foto), vissuto all’estero per anni e tornato nella città di San Benedetto dopo il terremoto. La difesa del giovane accusato di omicidio preterintenzionale ha sempre sostenuto che si sia trattato di un drammatico “scherzo” tra i due ragazzi e ora per suffragare tale tesi difensiva porta a suo sostegno la perizia informatica sul cellulare di almeno un ragazzo presente quella notte nella città di San Benedetto, fuori dalla “Vineria”. Perizia che sarebbe stata depositata a ottobre ma venuta alla luce soltanto negli ultimi giorni.

Quarantatré pagine in cui l’analista forense Luca Russo, incaricato dalla Procura della Repubblica di Spoleto, analizza le conversazioni “whatsapp” di alcuni nursini, tra cui uno dei presenti al momento dei fatti, ma soprattutto un video realizzato poco prima di quel terribile pugno che ha ucciso Emanuele Tiberi, detto “Fanalino”.

Il video di Tiberi e i racconti tra i presenti

Sin dalle prime ore era emerso come un video avrebbe ripreso alcuni momenti di quanto accaduto. Video in cui, secondo il consulente tecnico, compare una “lite tra la vittima ed un soggetto non identificato“. In particolare nelle immagini si vedrebbe Tiberi allungare un braccio e colpire con il dorso della mano al viso un’altra persona, mentre si sente in sottofondo la voce di qualcuno che dice “daje, daje“. Era Salvatori? Secondo la difesa (gli avvocati David Brunelli e Francesco Crisi) – che ipotizza una sorta di scherzo tra i due – sì, mentre per gli avvocati che tutelano la famiglia del 33enne poi morto (i legali Giovanni Ranalli e Andrea Andreini) si tratterebbe di un’altra persona e di un episodio diverso e antecedente.

Che quella notte un po’ di parapiglia ci sia stato fuori dal locale emerge anche dal racconto via cellulare tra alcuni giovani nursini, conversazione avvenuta nel pomeriggio del 29 luglio, a diverse ore dai fatti e quando Emanuele era ancora in coma all’ospedale di Terni (il decesso sarebbe stato dichiarato nella serata di quella domenica). Uno scrive all’altro di un litigio di Emanuele “con uno, fuori dalla Vineria, e dopo se l’è presa anche col Picchio (Salvatori, ndr), ma non è che stavano facendo a botte“. Poi la manata di Tiberi a Cristian Salvatori, che sarebbe stata istigata da quest’ultimo: “gli aveva detto ‘dammelo dammelo, fammi sentire come dai i cazzotti!'”. E prosegue uno dei testimoni:Gli ha dato un cazzottino ma non a caricarlo, solo con l’avambraccio… poi il Picchio ha detto ‘ora tocca a me’ ha caricato, lo ha buttato per terra e ha sbattuto la capoccia“.

Da quanto emerge, insomma, nessun litigio ci sarebbe stato tra i due giovani, ma nemmeno alcuna vera e propria sfida o gioco a picchiarsi. Se da Tiberi sia o meno partita veramente una debole manata a Salvatori (come raccontano alcuni testimoni) e con quale intento, sarà chiarito dal prosieguo delle indagini; quello che invece è certo è che da quest’ultimo è partito un violentissimo cazzotto in faccia al primo, che tra l’altro era di corporatura molto esile al contrario del secondo.

Ci sono poi da chiarire le condizioni psicofisiche dei due trentenni, in piena notte, dopo una serata passata al pub. Entrambi a quanto pare avevano bevuto molto, non è chiaro se avessero assunto anche sostanze stupefacenti. Era stato lo stesso Salvatori a scrivere sul suo profilo Facebook quella sera di star “Bevendo non responsabilmente presso La Vineria“.

Il pugno mortale ed i soccorsi al ferito

Elementi su cui farà comunque chiarezza la perizia del medico legale, la dottoressa Sara Gioia, che dovrebbe essere depositata nei prossimi giorni. L’ultimo tassello che manca alla Procura della Repubblica di Spoleto (a coordinare l’inchiesta è il pm Vincenzo Ferrigno) prima di poter chiudere le indagini. L’anatomopatologa, nell’esame autoptico, è stata affiancata dal consulente incaricato dalla difesa di Salvatori e da quello indicato dalla famiglia Tiberi. Ma già nei giorni successivi alla morte del 33enne era emerso come a causare il decesso sarebbero state unicamente le lesioni provocate dal pugno del suo amico e non magari la successiva caduta a terra nella quale aveva battuto la testa. Insomma, quel cazzotto era stato sferrato con una grande forza.

Rivela il Corriere della Sera nell’edizione odierna (5 dicembre) che alcuni amici e il titolare del locale avrebbero quella notte provato a rianimare il giovane stramazzato al suolo, portandolo anche all’interno del locale e poi riportandolo fuori, in attesa dell’arrivo dell’ambulanza e poi dei carabinieri che poco dopo avevano fermato l’autore del pugno.

Salvatori vuole uscire dal carcere, gip “Personalità aggressiva e violenta”

In attesa della conclusione delle indagini, comunque, la difesa di Cristian Salvatori ha chiesto la revoca della misura cautelare (da oltre 4 mesi è recluso a Maiano di Spoleto) o almeno la possibilità di scontare gli arresti domiciliari in una comunità di recupero del riminese. Lo aveva già fatto il 26 ottobre scorso con una istanza al gip del tribunale di Spoleto Federica Fortunati, che quattro giorni dopo ha rigettato la richiesta. Respinta la richiesta di scarcerazione, contro cui si era pronunciato il pm, il giudice non ha accolto nemmeno quella di una misura cautelare alternativa (sulla quale invece c’era l’assenso del sostituto procuratore Ferrigno). “Allo stato – scrive il gip nell’ordinanza di fine ottobre – non si ritengono concedibili misure diverse da quella in atto, sia alla luce della particolare gravità del fatto, che in considerazione della personalità aggressiva e violenta dimostrata dall’indagato, il quale potrebbe, in un ambiente comunitario, reiterare condotte violente analoghe a quelle già perpetrate spinto da impulsi aggressivi che, evidentemente, non riesce a controllare“.

Il gip non lo dice, ma su Salvatori pesano anche diversi precedenti di polizia. Si tratta di alcune denunce per vari reati per le quali deve essere ancora giudicato. Una per lesioni aggravate sulla sua ex, risalente a qualche anno fa, un’altra per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale, un’altra ancora per violenza privata.

Attesa per la decisione del Riesame

Dopo la doccia fredda del gip, i difensori dell’indagato per omicidio hanno tentato la strada del tribunale del Riesame, puntando ancora una volta quanto meno alla concessione dei domiciliari in comunità, con uno scopo rieducativo. L’udienza davanti ai giudici di Perugia si è tenuta martedì mattina. Assente all’udienza il pm, mentre al contrario dell’istanza al gip, il ricorso al tribunale della Libertà non è stato notificato alle parti offese. La decisione è attesa nelle prossime ore.

La lettera dell’indagato: pronto a risarcire la famiglia di Emanuele

Tra gli elementi della difesa portati prima al gip spoletino e poi al Riesame, c’è una lettera di Cristian Salvatori in cui manifesta la volontà di un risarcimento alla famiglia di Tiberi. “Per quanto possiamo dire noi, non c’è nessuna lettera di pubbliche scuse, se poi ci sono corrispondenze riservate tra avvocati non ne parlo” evidenzia l’avvocato Andrea Andreini, che tutela nello specifico gli interessi del fratello e della sorella di Emanuele.

Ma a rivelare alcuni dettagli su questa lettera depositata dalla difesa è l’ordinanza stessa del gip, laddove spiega che “Non è stata formalizzata da parte dell’indagato una concreta ed effettiva offerta di risarcimento del danno nei confronti dei prossimi congiunti della vittima, essendosi lo stesso limitato a manifestare genericamente il proposito di ‘affrontare gli aspetti civili del tragico evento e di fare tutto quanto gli sarà possibile per risarcire i familiari di Emanuele’“.

Se comunque i giudici del Riesame saranno dello stesso parere di quello spoletino che ha confermato la detenzione in carcere o meno si saprà nelle prossime ore.

La famiglia Tiberi “Non c’è stata nessuna provocazione da Emanuele”

Il grande clamore che di nuovo la vicenda sta avendo in queste ore a livello nazionale non è di certo vista in modo positivo dalla comunità nursina, che conta comunque due famiglie distrutte dall’accaduto. Quella del giovane accusato di omicidio ed in carcere da oltre quattro mesi e quella di Emanuele, che faceva il tecnico del suono in giro per il mondo e che era tornato a Norcia per stare vicino alla famiglia dopo il terremoto e la cui vita è stata spezzata così prematuramente ed in modo assurdo.

A parlare in queste ore, tramite l’avvocato Andreini, è la famiglia di Tiberi: “E’ ingiusto che si metta sullo stesso piano la vittima e l’aggressore. Da quanto risulta a noi, quanto avvenuto quella notte non è stato un gioco in alcun modo, non c’è stata nessuna provocazione da parte di Emanuele”.

Nelle ultime ore la mamma di Emanuele è intervenuta direttamente su Facebook con un post pubblico che ha registrato numerose condivisioni:

La perdita di un figlio è la peggiore delle pene che la vita possa infliggerti. Sei ergastolano di un dolore che nessuna medicina puo’ guarire, che nessuna sentenza puo’ soddisfare, ma che, solo a momenti, puo’ diventare forza, per rendere immortale, chi come te, Manu, ha lasciato tra noi un ricordo fatto di amore e rispetto, che a nessuno mai permetteremo di infangare…
Nel tuo modo di essere, i pugni non sono mai stati un gioco.

(Aggiornato alle 7.46 del 6 dicembre)

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