Duro attacco da parte della Camera del Lavoro della Cgil di Perugia alla riforma giudiziaria e, in particolar modo, ai presunti rallentamenti delle pratiche approdate dal tribunale di Perugia a quello di Spoleto, divenuto il terzo polo giudiziario della regione. In una nota il responsabile dell’ufficio vertenze Rossano Rubicondi (non l’ex marito di Ivana Trump) traccia un punto della situazione piuttosto critico specie per le vertenze che riguardano la media valle del Tevere che, a suo dire, con il passaggio di competenze dal capoluogo alla città del Festival sono state pesantemente rallentate. Rubicondi scrive per altro a poche ore di distanza dalla visita a Spoleto del Viceministro della Giustizia Enrico Costa, che visiterà la nuova sede della Procura. Giova infatti ricordare che la riforma delle circoscrizioni giudiziarie è frutto di una lunga discussione a carattere nazionale che ha individuato in Spoleto requisiti oggettivi per essere il terzo polo giudiziario della regione Umbria. Non sarà certamente un Rubicondi a modificare con questo attacco la nuova realtà, pur essendo pienamente legittima la critica sulla lentezza della giustizia. Leggiamo la nota.
Con la riforma della geografia giudiziaria. avvenuta con legge delega dal Governo Berlusconi e attuata poi dal Governo Monti sono stati chiusi 200 uffici giudiziari in tutta Italia, accorpati diversi tribunali e spostate le competenze territoriali in una sorta di grande partita a scacchi. In questo riordino le cause di lavoro e tutte le procedure concorsuali (Concordato Preventivi, Fallimenti ecc.) della Media Valle del Tevere sono state spostate da Perugia a Spoleto. Se al riordino e all’accorpamento fossero seguite anche velocità e efficienza nell’espletamento delle procedure si sarebbe sopportato meglio il disagio per una sede “fuori mano” e “scomoda” come Spoleto.
Ma siamo in Italia, e come spesso avviene al danno si aggiunge la beffa di tempi che si allungano ulteriormente diventando biblici. Come ufficio vertenze stiamo seguendo varie pratiche che sono finite al Tribunale di Spoleto, ma che a tutt’oggi non si riesce a sapere quando verranno espletate dal giudice competente. La situazione sta diventando insostenibile per centinaia di lavoratori alcuni dei quali incominciano a trovarsi in seria difficoltà.
Lavoratrici e lavoratori licenziati, che hanno finito qualunque forma di sostegno al reddito che devono ancora percepire degli stipendi e il trattamento di fine rapporto (liquidazione); soldi che potrebbero ottenere dal Fondo di Garanzia dell’INPS una volta che il giudice abbia omologato il concordato preventivo o reso esecutivo lo stato passivo del fallimento della loro ex azienda. Una boccata di ossigeno per quei lavoratori che non riescono, spesso per motivi anagrafici, a ricollocarsi nel mondo del lavoro.
Il caso più emblematico è quello delle lavoratrici della F2M di Marsciano le quali devono avere ancora il Trattamento di Fine Rapporto, che per alcune di loro supera i 30000 €. In questo caso specifico stiamo aspettando l’omologa del Concordato, ma dopo mesi di attesa non è stata fissata ancora una data. La beffa più grande è data dal fatto che successivamente alla richiesta dell’azienda di aprire la procedura sono rientrati in cassa diversi migliaia di euro che a detta dell’Avvocato basterebbero per pagare tutti i crediti dei lavoratori. Ci sono i soldi, ma sono bloccati in attesa dell’omologa da parte del giudice del concordato stesso.
E’ una situazione non più tollerabile e non escludiamo la possibilità di mettere in campo forme di protesta dure ed eclatanti perché venga risolto al più presto questo vero e proprio blocco della Giustizia.
Rossano Rubicondi