“Ricordo che San Francesco insegnava anche il rispetto. Nell’ascolto, nel comprendersi, nel capire le ragioni degli altri”. Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni si è rivolta ai contestatori pro-Pal che le gridavano “vergogna” mentre si accingeva ad iniziare il suo discorso sul palco allestito davanti alla Basilica di San Francesco, in occasione delle celebrazioni per il patrono d’Italia, nella giornata del 4 ottobre che dal prossimo anno tornerà ad essere festa nazionale.
La contestazione
Una contestazione silenziosa al suo arrivo nella Basilica maggiore, dove alcuni manifestanti hanno esposto le bandiere della Palestina. La stessa bandiera palestinese che, insieme a quella arcobaleno della pace, era stata disegnata lungo il percorso che avrebbe seguito, come da tradizione, il corteo civile. Simboli che però sono stati lavati via prima del transito.

Poi, quando Meloni ha preso la parola sul palco, appunto, i contestatori hanno iniziato a gridare “vergogna”. Con la replica della premier che è stata sottolineata dagli applausi di molti dei presenti in piazza.
San Francesco e l’identità italiana
“San Francesco è una delle figure fondative dell’identità italiana” ha detto Meloni, ricordando la stesura del Cantico “he ha guidato Dante e Petrara”. Ha lasciato un’impronta indelebile nell’arte, ha ricordato ancora la premier, con la sua spirituralità “ha attratto e ispirato alcuni tra i più grandi uomini” e “ha incarnato la summa del genio italico”.
“San Francesco non è stato trovatore sognante – ha proseguito – ma uomo d’azione”, che “non amava compromesso e mezze verità”. Un “uomo estremo, ma non estremista”. Ha ricordato che “l’uomo è custode del creato”.
“Uomo di pace e di dialogo”
Ma soprattutto, parole quanto mai d’attualità in questi tempi segnati da conflitti, Meloni ha ricordato che San Francesco è stato un “uomo di pace e di dialogo, disarmato di tutto tranne che di fede e di mitezza”. Aggiungendo: “Ci insegna che si deve tentare di parlare con tutti”, perché “dove finisce il dialogo e si esaurisce la pazienza è lì che germoglia il seme della violenza e la guerra”. Un messaggio, ha sottolineato Meloni, oggi attualissimo, usando le parole di Papa Francesco su quella “terza guerra mondiale a pezzi che si sta consumando in modo spaventoso”.
Ma anche se “la pace, il dialogo e la diplomazia sembrano non vincere, né convincere”, la premier ha anche lanciato da Assisi un messaggio di speranza: “Questo scenario cupo non deve spingere alla resa”. E seguendo l’insegnamento di San Francesco ha invitato a costruire “un mattone dopo l’altro” la pace, che “non si materializza quando la si invoca”.
La speranza del piano di pace
Meloni ha poi parlato degli ultimi sviluppi su quanto sta avvenendo a Gaza: “Se il piano di pace sarà accolto da Hamas si arriverebbe alla pace e al rilascio degli ostaggi”. Dicendosi “fiera”, in risposta ai contestatori, del contributo al dialogo dell’Italia, “in prima linea nel sostegno umanitario”. Perché, ha detto, gli italiani “sono costruttori di pace”.
Festa nazionale e ottocentenario
Quindi la soddisfazione per la reintroduzione della festa nazionale e le iniziative per l’ottocentenario della morte di San Francesco. “Il prossimo anno – ha detto – celebreremo ottavo centenario, lo faremo potendo contare sul lavoro del comitato nazionale; abbiamo lavorato per costruire iniziative innovative, che restino nel tempo . cari amici, oggi celebriamo un uomo che ha lasciato tutto per trovare tutto, un santo che ha insegnato al mondo la gioiosa semplicità dell’amore, un italiano che ha forgiato l’identità dell’intero popolo: ma non lo facciamo perché lui ha bisogno di noi, ma perché noi abbiamo bisogno di lui”.
Per poi chiudere il suo discorso con una preghiera: “Che San Francesco aiuti la nostra Italia. Buona festa a tutti”.
La grandezza del messaggio di San Francesco è stata esaltata anche negli altri interventi istituzionali.
Trovarelli: annuncio di vita e di speranza
“Questo centenario – le parole del ministro generale Carlos Alberto Trovarelli – vuole far risuonare un potente annuncio di vita e di speranza. Il Transito del Serafico Padre non è stato un tramonto, ma un’aurora: l’alba di una presenza che da otto secoli continua a illuminare il cammino dell’umanità secondo il cuore di Dio manifestato nel Vangelo del Signore Gesù. Invitiamo tutti i figli e le figlie di San Francesco, tutte le persone di buona volontà, le comunità cristiane e civili, i giovani e gli anziani, i sani e i malati, a unirsi a questo grande giubileo. L’apertura ufficiale delle celebrazioni centenarie avrà luogo il 10 gennaio 2026 qui ad Assisi. Che l’Altissimo ed Eterno Dio vi benedica per intercessione del Serafico Padre san Francesco, nostro padre e maestro”.
Umbria e Abruzzo terre di santi
Per il presidente dell’Abruzzo, Marco Marsilio, “L’Abruzzo e l’Umbria sono terre di santi. Essere oggi protagonisti ad Assisi, per la mia Regione, l’Abruzzo, terra di Celestino V, significa unire idealmente la Porziuncola di San Francesco e Collemaggio a L’Aquila, sottolineando un vincolo simbolico e spirituale tra questi due luoghi santi. Con linguaggi e tempi diversi, entrambi hanno richiamato e richiamano sempre la centralità della pace, dell’umiltà e della riconciliazione. Essere chiamati a rappresentare l’Italia davanti al Patrono della Nazione è un onore immenso e, al tempo stesso, un riconoscimento della storia, della cultura e della fede abruzzese”.













































