Umbria Jazz 2016 ha aperto le danze. Le ha aperte davvero, perché ieri sera (8 luglio) sul palco dell’arena Santa Giuliana, il main stage della manifestazione perugina, c’era Massimo Ranieri, a ballare per più di un’ora con il suo doppiopetto bianco. Le parole sono quelle della tradizione neomelodica napoletana, ma le note sono ispirate al jazz di Enrico Rava e arrangiate da Mauro Pagani. “Malìa” è un esperimento che sicuramente riesce, proprio grazie alla volontà di Giovanni Calone, in arte Massimo Ranieri, di cimentarsi nel jazz con canzoni vicine al suo cuore e alle sue melodie. La “nazionale del jazz“, come l’ha definita il programma Web Notte, composta da Enrico Rava, Stefano Di Battista, Rita Marcotulli, Riccardo Fioravanti e Stefano Bagnoli, ha cucito addosso al cantante napoletano un vestito dalle tonalità swing, senza far perdere quell’accenno malinconico (ma mai triste) tipico dei vesuviani.
Ranieri compare di fronte ad un pubblico ispirato, già scaldato dallo showcase di Sammy Miller & the Congregation. 7 elementi, direttamente da New York, con 5 fiati, contrabbasso e piano. Un medley che spazia dalla creatività della marching band, agli accenni cabarettistici, quasi da saloon. Il pubblico già danza sulla sedia quando il trombettista compare tra la folla prima di salire sul palco. Si lascia incuriosire quando Sammy Miller cerca la sua amata “Liza” conosciuta a Perugia per strada, nel pomeriggio. Lo stile newyorkese c’è tutto, l’applauso è meritato per queste giovani leve del jazz.
Ma gli spettatori non perdono affatto le forze, e anzi occupano più numerosi, con gli arrivi all’ultimo minuto, le sedie dell’arena, facendo così registrare una buona presenza di pubblico. Composti, attendono Massimo Ranieri, che tra una canzone e l’altra, racconta un aneddoto, parla di sé, della sua carriera cominciata quando era giovanissimo, circondato da tanti ‘scugnizzi’. Balla e canta, non si lascia fermare neppure da un piccolo problema tecnico al violino di Mauro Pagani. Tutto sembra scorrere nella migliore formula del ‘the show must go on’. Le sue parole scaldano il cuore, come quando ricorda l’amico Pino Daniele, stella di Umbria Jazz (e non solo), scomparso ormai 1 anno e mezzo fa. A lui dedica alcune parole di Aldo Palazzeschi: “Muoiono i poeti ma non muore la poesia, perché la poesia è infinita come la vita“.
La musica va avanti per circa un’ora e mezzo. Scorrono piacevoli le parole di “Tu vuò fa’ l’americano“, di “Dove sta Zazà“, e ancora “Malafemmena” e “Anema ‘e core“. Prorompente anche l’immagine che Ranieri descrive di Capri, sulle cui coste il jazz è approdato tanto tempo fa, “isola, natura degli dei”, amata dalle stelle del cinema. Ad ogni passo, il suo swing lo cala in una dimensione intima, quasi fosse tornato in quei locali del centro storico di Napoli, che Ranieri varcava da giovanissimo, cantando per “quei pochi americani presenti in città“. Così come ancora oggi canta per un pubblico ben più variegato, avvezzo alla fusione tra la tradizione e l’esperimento. E nella migliore delle tradizioni, il pubblico chiede il bis. Ranieri, naturalmente lo concede, prima di un accorato “Ciao Perugia!”.
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