MALKOVICH PORTA IL FESTIVAL ALL’INFERNO RACCONTANDO LA FOLLIA DI UNTERWEGER (Foto I. Trabalza) - Tuttoggi.info

MALKOVICH PORTA IL FESTIVAL ALL’INFERNO RACCONTANDO LA FOLLIA DI UNTERWEGER (Foto I. Trabalza)

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MALKOVICH PORTA IL FESTIVAL ALL’INFERNO RACCONTANDO LA FOLLIA DI UNTERWEGER (Foto I. Trabalza)

Sab, 03/07/2010 - 23:50

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di Carlo Ceraso

La testa appoggiata sul grembo di una donna, quello della mamma che lo abbandonò ancora piccolo. Le mani a torcere un reggiseno intorno al collo, fino a strangolare le sue vittime.

Il Festival dei 2 Mondi scende all’Inferno, accompagnato da John Malkovich, straordinario interprete di “The infernal comedy”, la rappresentazione incentrata sulla vita del pluriomicida Jack Unterweger. Il cattivo protagonista di una storia dei nostri tempi. Un viaggio attraverso i gironi danteschi dei violenti, degli assassini, dei fraudolenti e dei suicidi. Senza ritorno.

La storia è quella del giovane Jack che, a 23 anni, comincia a scontare l’ergastolo per l’assassionio di una 19enne tedesca. Durante la prigionia che si appassiona alla letteratura, alla poesia, alla scrittura. Riuscendo, anno dopo anno, a conquistare la fiducia di quelle donne che gli scrivono in carcere. Persino l’attenzione di qualche redazione giornalistica e casa editrice. Al punto che, dopo 17 anni (è la primavera del 1990), Unterweger ottiene la grazia e la conseguente libertà. Studia, legge e scrive “per non diventar pazzo”, dice Unterweger-Malkovich sul palco. Lui che pazzo lo è. Almeno per la giustizia: in meno di due anni compie 11 omicidi, tutti con la stessa tecnica, quella dello strangolamento con il reggiseno delle sue vittime. Riuscendo a tenere in scacco a lungo la polizia che, in principio, non può sospettare di lui che è riuscito così bene a riscattarsi e reinserirsi, di questo ‘esempio’ di cui la società può andar fiera. Ci vorranno quasi 2 anni prima che l’Fbi riesca a stanarlo in Florida dove Jack, ormai 42enne, si è rifugiato con la sua fidanzata non ancora ventenne. Il 28 giugno 1994 viene condannato all’ergastolo per la lunga scia di sangue che si è lasciato dietro. Il giorno dopo si toglie la vita, dopo aver tentato in tutti i modi di dimostrare la propria innocenza.

Sul palco Malkovich racconta i dolori e le fortune di Jack. Conquistando la ‘fiducia’ del pubblico che ride con lui, sogna, si dispera, fino a rimanere letteralmente terrorizzato nell’assistere impotente alla uccisione delle sue vittime (simulazioni che l’attore, con i suoi gesti, la mimica facciale, i grugniti, rende quasi reali). In un vortice continuo di alti e bassi, di presunte redenzioni e drammatiche ricadute nel male. Di bugie miste a verità. Da frastornare lo spettatore, tanto è convincente la recitazione, al punto da non riconoscere più il Jack vittima (Jeckil) e quello sanguinario (mr. Hyde). Ad alternare….continua la l'articolo e guarda la photogallery su spoletofestivalcorner.it

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Foto Ivano Trabalza per Tuttoggi.info


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