Lirico Sperimentale, trionfo per il Trittico di Gino Negri | Gioia e Rivoluzione a Spoleto - Tuttoggi.info

Lirico Sperimentale, trionfo per il Trittico di Gino Negri | Gioia e Rivoluzione a Spoleto

Carlo Vantaggioli

Lirico Sperimentale, trionfo per il Trittico di Gino Negri | Gioia e Rivoluzione a Spoleto

Dom, 31/08/2025 - 12:00

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L’orgoglio di essere cittadini di Spoleto sta anche nel rinnovato entusiasmo che ci procura la messa in scena del Trittico di Gino Negri in scena dal 28 al 31 agosto al teatro Caio Melisso per la 79a Stagione del Teatro Lirico Sperimentale: Vieni qui Carla, Giorno di Nozze e Il tè delle tre.

Trattasi di pura Gioia e Rivoluzione come ebbero a descriverla gli Area negli anni ’70. Gioia di avere nella città del Festival uno spettacolo di qualità indiscutibile. oltre il Due Mondi, che in tre momenti oggettivamente diversi tra loro segue tuttavia un filo conduttore lampante, la musica dodecafonica seppure molto addolcita. E a seguire una rivoluzione del linguaggio nel libretto che attualizza storie e momenti di vita con una verve da presa per i fondelli che fa ridere in maniera rumorosa l’eterogeneo pubblico spoletino.

Gino Negri è stato un classico geniaccio talentuoso della scena musicale milanese degli anni ’40-’50-’60-’70, piena di spinte creative e desiderosa di novità, ma con nella testa i legami ad una tradizione italiana fatta di buon gusto, visione del futuro e artigianalità fantasiosa, da capolavoro. In questo senso non va mai dimenticato che Milano è in quei decenni un centro di gravità permanente della ricerca musicale internazionale grazie anche al celebre Studio di Fonologia musicale della RAI, dove la sperimentazione e la ricerca passavano dalle mani di personaggi come Luciano Berio e Bruno Maderna. Sono gli anni in cui gli americani venivano a lezione da noi come il caso di un giovane molto promettente di nome John Cage. Quest’ultimo talmente genio ma squattrinato che i “birbaccioni” milanesi decisero di mandare ad una puntata di Lascia o Raddoppia per fargli guadagnare di che vivere nel periodo di studio milanese. E quello, tra un quiz e l’altro, suonò la celebre Water Walk per vasca da bagno caffettiera, pentola a pressione e altri oggetti davanti a sua maestà Mike Buongiorno, impietrito!

Negri, vecchia conoscenza del Lirico Sperimentale, è stato un compositore prolifico che ha toccato quasi tutti i generi musicali con una importante ed apprezzata parentesi di lavoro al Piccolo Teatro di Milano, collaborando strettamente con Fiorenzo Carpi. Ricordiamo a Spoleto, sempre in occasione della Stagione del Lirico Sperimentale (75a), il travolgente successo del suo Giovanni Sebastiano.

Insomma per farla breve capirete che l’orgoglio di chi scrive non è certo partigianeria ma semplice presa d’atto che a Spoleto, se abbiamo una visione e lo vogliamo, abbiamo modo di non fare brutte figure.

I temi del Trittico

Il trittico spoletino racconta tre storie contemporanee di immediata riconoscibilità dove la donna è protagonista indiscussa. In Vieni qui Carla una giovane ragazza duetta con un fidanzato fortemente interessato alla polpa del rapporto sentimentale, mentre la giovane inquieta ed alto-borghese Carla si infila nel tunnel dell’inevitabilità sentimentale, ed il cinico e infingardo Leo trova anche il tempo di spassarsela pure con la mamma/suocera. Piccola nota da amante dei generi: in un momento musicale del dialogo tra i due protagonisti Gino Negri scrive dei passaggi che hanno una straordinaria affinità ( somiglianza di genere) con una parte della Suite Yellow Shark di Frank Zappa completata nel 1992, poco prima della sua scomparsa.

In Giorno di Nozze, Negri tocca con mano decisa un tema tipico del suo tempo, quello dell’utile matrimonio. Una ragazza, Marina, poco prima di indossare l’abito da sposa ripercorre la sua vita in cui c’è posto solo per un rimpianto doloroso, quello del perduto amor per Eusebio. E per raccontare meglio il suo stato d’animo si serve di una colonna sonora fatta di rimandi e citazioni straordinarie. Una vera enciclopedia del cinema, e dei generi musicali dove fa la sua comparsa (in voce) anche Stefano Belisari, in arte Elio (Elio e le Storie Tese) che con impostazione tenorile canta una spassosa Canzone del Coccodrillo. Finirà che Marina abbandonando l’effimero delle luci della ribalta si sposerà con un classico, quanto solido, cummenda, imprenditore della bergamasca. Un buon partito insomma.

Ne Il tè delle tre, va invece un scena una travolgente farsa musicale, vero e proprio Intermezzo contemporaneo, fatto di onomatopea testuale in lingue improbabili e travestimenti esilaranti, con una trasposizione liberty di un settecento che in raffronto sembra un periodo da educande.

Trattasi di una scena in cui tre attempate signore, di cui due ex-cantanti sicuramente benestanti, invitano una celebre soprano straniera per un concerto casalingo e finiscono per emozionarsi, al limite dall’orgasmo dei sensi, in un tripudio di strampalate ariette con cambio di costumi alla bisogna e mangiamenti epicurei di meringhe piene zeppe di panna. Complici un bravo pianista, imperturbabile come quello dei Saloon, ed un maggiordomo claudicante e vestito in tunica da eunuco egiziano. Gli orientalismi settecenteschi colpiscono ancora.

Un microcosmo di cinismo proto-fantozziano che fa sbellicare dalle risate il pubblico, il quale anche solo ad un udire le storpiature semantiche di alcune lingue non può, ma soprattutto non deve, resistere alla tentazione di immedesimarsi nella situazione. Gino Negri come un mago medievale somministra a Spoleto una pozione tanto magica quanto inneficace per una guarigione salutare. Insomma ci induce in tentazione ma non ci libera mai dal peccato!

Eppoi dice che uno non dovrebbe essere orgoglioso di tutto questo ambaradan? Impossibile!

Il Cast

Ci sia consentito esprimere un senso di profondo rispetto e ammirazione per il regista di questa straordinaria messa in scena, il M° Pier Luigi Pizzi che in una età che va oltre la saggezza, quasi prossimo all’illuminazione, costruisce questo cameo come meglio non si può in tutti gli aspetti dell’opera, regia-scene e costumi.

Non spenderemo inutili parole sulla carriera monumentale di Pizzi, ma ci limitiamo a ricordare il suo splendido Orfeo visto in piena pandemia a Spoleto nel 2020 in occasione della 63a edizione diretta dal compianto Giorgio Ferrara.

In una scena evocativa e di una pulizia rigorosa, con i costumi della celebre sartoria Tirelli-Trappetti, Pizzi guida i giovanissimi virgulti del Lirico in una attorialità senza manierismi e con la possibilità di esprimere una vocalità che non sia succube di tutto il resto, strizzando l’occhio quando serve alla commedia dell’arte ma costruendo una drammaturgia rispettosa della partitura. Fatto questo di una evidenza lampante in Vieni qui Carla e ne il Giorno di Nozze, dove l’aspetto dodecafonico è più marcato. Un lavoro di sincronia da esperti.

Bravissimi tutti i protagonisti della replica del 30 agosto: gli eleganti Gaia Cardinale e Dario Sogos in Vieni qui Carla e Giorgia Costantino eroica ed unica protagonista per 26 minuti dell’atto unico in Giorno di Nozze. Una ugola d’acciaio temperato.

Nutrito il cast di Il Tè delle Tre: Paolo Mascari applauditissimo nella versione en travesti della soprano straniera e spacciatrice di lingue sconosciute, al limite dell’esorcismo, dotato di una presenza scenica travolgente e con una voce multitasking . Il solito imperturbabile pianista – Antonio Vicentini, Ornella l’invalida- l’ipertricotico vibrafonista Samuele Marelli fasciato di seta e voile viola.

Favetta-Eleonora Benetti e Splendore-Francesca Lione le benestanti ex cantanti sempre al limite dell’orgasmo senile, divertentissime e dotate vocalmente, talmente agitate che il pubblico non riesce a trattenersi sui loro sproloqui estatici.

Ed infine il maggiordomo quasi eunuco egizio- Jacopo Spampanato di cui ricordiamo una performance gloriosa insieme a Paolo Rossi attore e regista al Lirico nel 2014 (Alfred Alfred e Gianni Schicchi) davanti ai ragazzi delle scuole di Spoleto. Un incontro per raccontare le due opere che si trasformò in un batter d’occhi in una baraonda di risate e scenette senza soluzione di continuità tra Spampanato e Rossi. Due maledetti provocatori da palcoscenico!

Ed in chiusura applausi convinti per l’Ensemble Calamani e il Direttore Marco Angius, autorità indiscussa in Italia per la musica contemporanea che soprattutto in Vieni qui Carla ha il suo da fare nel seguire la rigorosa partitura di Gino Negri.

Ad avercene di spettacoli come questo.

Foto: TLS-Niccolò Perini

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