Festival di Spoleto, la favola “moderna” dell'Orfeo apre con successo la 63^edizione - Tuttoggi

Festival di Spoleto, la favola “moderna” dell’Orfeo apre con successo la 63^edizione

Carlo Vantaggioli

Festival di Spoleto, la favola “moderna” dell’Orfeo apre con successo la 63^edizione

Straordinaria messa in scena dell'opera di Monteverdi | lo spettacolo al tempo del Covid è possibile | Un cast giovanissimo diretto dal "giovane 90enne" P.L. Pizzi
Ven, 21/08/2020 - 10:09

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Festival di Spoleto, la favola “moderna” dell’Orfeo apre con successo la 63^edizione

“…Io la Musica son, ch’a i dolci accenti so far tranquillo ogni turbato core, ed or di nobil ira, ed or d’amore posso infiammar le più gelate menti…”

Basterebbe questo passo dell’aria cantata nel Prologo dell’Orfeo di Claudio Monteverdi, dal personaggio de La Musica, per comprendere la forza secolare di una partitura eseguita per la prima volta nel 1607.

E ancor più, il fascino travolgente di una messa in scena che ha aperto ieri, 20 agosto, la 63 edizione del Festival dei Due Mondi di Spoleto, per la sapiente firma di Pier Luigi Pizzi, più volte protagonista a Spoleto sin dalle prime edizioni menottiane.

In una piazza Duomo ispirata da luci suoni e musica si materializza una delle rarissime occasioni in cui il Festival vi celebra la sua prima “alzata di sipario”, e per di più in una stagione della nostra vita in cui mai la metafora monteverdiana fu più indovinata.

Piazza Duomo e la nota continua

Una pandemia dal sapore antico, quasi seicentesco per l’appunto, ci costringe (o induce) a ripensamenti e a stili di vita profondamente diversi, dove un opera come quella di Monteverdi si trasforma in una straordinaria favola dal sapore moderno e stringente.

Gioia e disperazione nel breve volgere di un momento, nella musica e nei testi e che nella regia e costumi di Pier Luigi Pizzi diventano l’efficace topos del Bianco e Nero.

Ma è Piazza Duomo a rendere fascinosa e commovente questa rappresentazione. L’Orfeo di Pizzi era già andato in scena, ovviamente con un diverso allestimento, nel 1984 per il Maggio Musicale Fiorentino.

Anche in quella occasione si trattò però di un palcoscenico insolito, il cortile di Palazzo Pitti, in cui il pubblico era parte integrante dell’opera stessa.

Ma Piazza Duomo a Spoleto è altro. Da sempre è una sorta di organismo vivente, un microcosmo pulsante che da solo anima e trasforma tutto ciò che contiene e vive in lei, come se costantemente questo luogo dall’architettura unica e celebrata, emettesse una nota musicale (si dice sia un Si bemolle) continua che tiene chiunque vi si trovi in costante sintonia con un mondo superiore. E perchè no, divino!

Ed è esattamente questo, quello che è accaduto nella serata del 20 luglio, all’apparire de La Musica che ammonisce una platea attentissima, “…posso infiammar le più gelate menti…”. Un risveglio dei sensi e delle emozioni umane, catturati da tutto ciò che l’arte operistica sa offrire, musica, luci, costumi, canto,

Lo spettacolo dal vivo ai tempi del Covid

Iniziamo dunque confermando, senza incertezza, che i timori e i dubbi di poter produrre ed eseguire spettacoli in piazza o luoghi all’aperto ai tempi della pandemia sono stati fugati dalla stupenda organizzazione del Festival che dimostra ancora una volta di saper fare bene il suo mestiere.

E la cosa non è di poco conto in un mondo di improvvisatori e cialtroni che in alcuni casi mettono a rischio seriamente la vita del pubblico e non solo per causa della pandemia, pensando magari di fare musica.

L’ingresso in Piazza Duomo è stato fluido e senza particolari inciampi. E in verità l’idea del biglietto elettronico individuale, a nostro parere, rende tutto molto più semplice, inclusa una sapiente distanza calcolata tra il presidio medico per la misurazione della temperatura e il varco per il controllo del biglietto.

La stesso allestimento della piazza è apparso di grande efficacia, finalmente con sedie confortevoli e spazi adeguati. Ci rendiamo conto che la platea di Piazza Duomo è stata praticamente dimezzata, in termini di ingressi e dunque di botteghino, ma il risultato di confort prodotto dovrebbe far riflettere anche la prossima direzione artistica di Monique Veaute se non sia il caso di mantenere lo stesso assetto anche dopo la fine del pericolo pandemico.

In Piazza a sovraintendere le operazioni di ingresso lo stesso Direttore artistico Giorgio Ferrara con accanto il fido Direttore Tecnico, Ottorino Neri.

Una platea per l’apertura di Spoleto63, diversa dal solito tran tran dei “vip”, come spesso accade nel concerto finale.

L’Orfeo di Pier Luigi Pizzi

Non ci dilungheremo sulla storia drammatica di Orfeo ed Euridice (di cui il lettore troverà una nota riepilogativa del Programma di Sala in fondo all’articolo ndr.), di quello che è considerato unanimemente il primo esempio di Melodramma nella storia della musica.

E questo anche per ribadire che se si decide di assistere ad uno spettacolo, sarebbe sempre cosa buona e giusta “educarsi” prima di recarsi a teatro.

In parte, invece, abbiamo già svelato il tratto caratteristico di questa messa in scena spoletina di Pizzi. La dualità filosofica del bianco e nero, sapientemente mescolata anche nei costumi, domina la rappresentazione spoletina in cui non occorre scenografia se non l’utilizzo di ciò che è già presente in Piazza.

E così l’ingresso di Santa Maria della Manna D’Oro si trasforma nell’ingresso di una ipotetica chiesa di campagna, mentre l’ingresso del Teatro Caio Melisso, si trasforma nelle tenebrose e fumose porte dell’Aldilà.

Il sacro della Manna D’Oro e il profano del Teatro Caio Melisso, che da secoli convivono placidamente in Piazza Duomo a Spoleto, devono essere stato una tentazione irresistibile per Pier Luigi Pizzi, Unico e irripetibile, appunto.

Un palcoscenico a elle consente di spostare di continuo scena in condivisione con la imponente facciata del Duomo

Efficacissimo il disegno luci di Massimo Gasparon, indispensabili e di grande effetto in un contenitore perfetto come quello della piazza.

Ottavio Dantone e l’Accademia Bizantina

Di straordinaria bravura i musicisti dell’Accademia Bizantina diretti da Ottavio Dantone. Sotto la sua direzione l’Accademia Bizantina, nel giro di pochi anni, si è affermata come uno degli Ensemble di musica barocca con strumenti antichi più noti ed accreditati nel panorama internazionale.

E l’impresa spoletina non era semplicissima per la scelta di Pizzi di sistemare l’Ensemble alle spalle della scena (forse anche per squisiti motivi di acustica) e lasciando a Dantone il compito di trovare la sincronia con i cantanti e il coro. Tuttavia una prova applauditissima dal pubblico festivaliero.

Il cast dell’Orfeo

Se la musica monteverdiana è persino commovente per la sua impensabile modernità, ciò che al tempo stesso impressiona nell’Orfeo spoletino è la freschezza delle voci (e non solo per età anagrafica dei protagonisti) scelte per un cast indovinato e molto applaudito.

Orfeo Giovanni Sala

La Musica Martina Cenere

Messaggera Alice Grasso

Pastore I Luca Mazzamurro

Pastore II Kevin Magrì

Proserpina Delphine Galou

Speranza Maria Luisa Zaltron

Caronte Mirco Palazzi

Plutone Paolo Gatti

Euridice Eleonora Pace

La Ninfa Arianna Talè

Questi i protagonisti di Piazza Duomo tra i quali alcune voci hanno timbrica e forza notevoli, come Giovanni Sala, Mirco Palazzi, Delphine Galou, Alice Grasso e Martina Cenere.

Splendido il Coro di Ninfe e Pastori Anna Bessi, Alessandro Ravasio, Roberto Rilievi, Enrico Torre e il Coro di Spiriti Roberto Rilievi, Marco Saccardin

Belli e misurati i danzatori del coreografo Gino Potente:

Elvira Elisa Ambruoso, Amedeo Angelone, Alessio Castrigiano, Pierpaolo Di Carlo, Giampaolo Gobbi, Marta Negrini, Anna Occelli, Lilia Santarossa, Alessandro Trazzera, Federica Vinario, Giulia Vinario, che fanno il loro ingresso in Piazza Duomo in sella a biciclette illuminate, solcando la platea che si anima al ticchettio ritmico delle catene.

Un modo di coinvolgere il pubblico, seduto e distanziato, ma partecipe in animo come ai tempi di Palazzo Pitti.

E La Musica, intensa quanto breve Prologo all’opera, ammicca con i danzatori ad una scena da diva, con selfie e mossette moderne ma per nulla scontate e invadenti.

Misuratissimo Pizzi, accontenta indirettamente Giorgio Ferrara di cui è nota l’avversione per l’opera infilata “nei Bar e nelle cucine” (ipse dixit).

L’Orfeo nel programma di sala

La Musica introduce la vicenda, illustrando l’argomento e chiedendo silenzio.I pastori si raccolgono festosi attorno a Orfeo ed Euridice, che stanno per celebrare le loro nozze. Vengono intonate preghiere propiziatorie ed eseguite gioiose danze corali. Orfeo chiama gli astri a testimone della sua felicità, ed Euridice gli fa eco. Poi tutti si avviano al tempio in cui si compirà il rito.

Orfeo ritorna ai suoi boschi, al culmine della felicità, mentre i pastori continuano a intonare lieti canti. Orfeo si esibisce in una canzone strofica. Quell’atmosfera gioiosa è però turbata dai gemiti di Silvia che informa dell’improvvisa morte di Euridice: mentre raccoglieva fiori, Euridice è stata morsa da un serpente ed è spirata invocando il nome dell’amato Orfeo.

Tutti sono sconvolti: Orfeo si propone di scendere nell’oltretomba per cercare di riportare Euridice alla vita. Un generale compianto accompagna la sua disperazione.Orfeo penetra nel regno degli inferi guidato dalla Speranza. Lasciato solo, Orfeo s’imbatte in Caronte che gli si para davanti impedendogli l’accesso. Orfeo tenta vanamente d’impietosirlo: decide allora di provocarne il sonno, intonando una melodia sulla sua lira, per poi attraversare il fiume infernale.

Il coro addita quest’azione come caso esemplare di ardimento umano.Giunto al cospetto delle divinità infere, Orfeo espone il suo caso. Trova una sostenitrice in Proserpina che prega Plutone di accontentare Orfeo. Plutone acconsente, stabilendo però che Orfeo non dovrà mai guardare Euridice prima di aver lasciato l’oltretomba.

Orfeo canta raggiante per il successo, ma poi inizia a essere roso dal dubbio che Euridice lo segua davvero nel cammino di ritorno sulla terra. Spaventato da strani rumori, si volta per vedere se Euridice è con lui, infrangendo così la clausola dettata da Plutone e perdendola per sempre.

Il coro sottolinea il paradosso: Orfeo, che l’aveva spuntata contro la legge di natura, non è riuscito a vincere sé stesso e le sue passioni.

Un giovane novantenne

E giunti “al fine della licenza” ci sia consentito spendere due parole sull’entusiasmo irrefrenabile di Pier Luigi Pizzi che contagia tutto e tutti.

Regista, scenografo e costumista, nella sua lunghissima carriera esplosa con successo in una celeberrima compagnia di teatro nel 1955. la De Lullo-Guarnieri-Falk-Valli, molte volte ha frequentato Spoleto con successo e gradimento del pubblico.

Il suo Orfeo è una vera testimonianza di come ci si deve sporcare le mani davanti al conflitto tra bianco e nero, un chiaro incitamento ai giovani a buttarsi nella mischia e a non lasciare che sia il caso a governare la vita.

Perchè è noto che il caso non esiste e il giovane novantenne ne sa certo qualcosa in merito, più di altri.

Foto:

Gallery “L’Orfeo di Pier Luigi Pizzi”- Foto AGF per Festival Spoleto

Tutte le altre Gallery- Foto Tuttoggi.info (Carlo Vantaggioli)

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