C’è un insegnamento silenzioso che si trasmette tra le generazioni senza bisogno di manuali d’impresa: la capacità di fermarsi un istante quando l’orizzonte si oscura per imparare a guardare oltre. Per Giovanni Angeletti quella lungimiranza non era una semplice inclinazione caratteriale, ma il baricentro attorno a cui costruire un intero percorso umano e professionale. Padre presente, volitivo, rigoroso e al contempo affettuoso punto di riferimento, ha affrontato i passaggi complessi della vita economica umbra – dai momenti di crisi ai contraccolpi dei terremoti – trasformando ogni ostacolo nella spinta per andare avanti, con tenacia e metodo.
Quella stessa impostazione ha fortemente permeato le mura della struttura del Fontebella Palace Hotel . Più che un’azienda nel senso asettico del termine, la struttura è cresciuta come una comunità allargata. I collaboratori storici, al fianco della famiglia da decenni, testimoniano un modello di gestione fondato sul rispetto reciproco, sulla solidarietà nei momenti di difficoltà e su un calore autentico. Accanto alla guida dell’albergo, la vocazione di Giovanni Angeletti si esprimeva pienamente nell’arte dell’ospitalità conviviale.
Anfitrione attento e generoso, amava riunire le persone attorno a una tavola imbandita, stappare bottiglie scelte per gli amici e valorizzare i sapori della terra umbra. Una passione profonda che lo ha visto protagonista per vent’anni alla guida dell’Associazione italiana sommelier dell’Umbria. Durante la sua presidenza regionale, l’associazione ha vissuto una fase di straordinario sviluppo, diventando un crocevia culturale capace di attirare i vertici nazionali ed internazionali della sommellerie e maestri della ristorazione come Gualtiero Marchesi e Luigi Veronelli. Un impegno istituzionale culminato nel contributo decisivo, in sede di commissione agricola regionale, per il riconoscimento della DOCG al Sagrantino di Montefalco.Quella traccia non si è interrotta.
La figlia Elena Angeletti ha voluto condensare questo patrimonio ideale in un vino simbolo: “Impronta“. Il vertice della produzione vinicola di famiglia nasce dall’unione paritaria tra l’autoctono Sagrantino al cinquanta per cento e l’eleganza internazionale del Cabernet Sauvignon. L’etichetta stessa ne sintetizza l’essenza: un segno dattiloscopico che custodisce al centro un piccolo cuore, a memoria di una presenza che continua a orientare il cammino dell’ospitalità.
Un filo conduttore che unisce con eleganza la cantina alla tavola del ristorante Il Frantoio , dove la memoria si rinnova anche attraverso i riti della cucina: dai tradizionali cappelletti al tartufo fatti a mano, espressione di una memoria corale condivisa, fino alla cura filologica delle materie prime. Custodire l’identità non significa fermarsi al passato, ma portare avanti una storia d’amore per il proprio territorio con la stessa fermezza di chi ha tracciato la strada.
Al calare della sera, quando le luci sui tavoli del ristorante si accendono e il profilo monumentale di Assisi si staglia nel blu del crepuscolo, si percepisce l’anima autentica di questo luogo. In quello sguardo che dalla collina si apre verso l’infinito della pianura umbra rivive la promessa più vera di Giovanni: un modo di fare accoglienza che sa accudire chi arriva e donare a ogni ospite la sensazione profonda di sentirsi a casa.