La voglia di Festival del Giornalismo più forte del Coronavirus, ma non c'è margine per l'edizione straordinaria - Tuttoggi

La voglia di Festival del Giornalismo più forte del Coronavirus, ma non c’è margine per l’edizione straordinaria

Massimo Sbardella

La voglia di Festival del Giornalismo più forte del Coronavirus, ma non c’è margine per l’edizione straordinaria

Il Comune prova la strada del rinvio, impraticabile | Il dibattito a Perugia
Dom, 01/03/2020 - 10:40

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La voglia di Festival Internazionale del Giornalismo a Perugia è più forte della paura del Coronavirus. Ecco perché al messaggio con cui Arianna Ciccone e Chris Potter (gli ideatori della manifestazione) hanno annunciato di essere stati costretti ad annullare l’edizione 2020 (dando appuntamento al 14-18 aprile 2021) insieme alle tante attestazioni di solidarietà e di rammarico (e non è mancata qualche polemica e attacco, pochi per la verità), c’è anche chi ha proposto agli organizzatori di fare comunque il festival, magari con un’edizione più locale e “virtuale”, per eliminare i disagi logistici legati agli ospiti internazionali.

Guaitini: “Noi possiamo fare qualcosa?”

Dalla pagina Facebook “Perugia: ieri oggi e domani” Michele Guaitini lancia un appello ai perugini: “Ma noi possiamo fare qualcosa?”. E prova ad esempio a prospettare un festival “dove gli speaker che non verranno fisicamente a Perugia possano tenere ugualmente i loro eventi tramite internet“. Chiedendo agli albergatori e agli altri operatori del turismo di rimborsare anche chi dovesse cancellare all’ultimo la propria prenotazione, agli enti pubblici di moltiplicare i propri sforzi ed agli sponsor di mantenere comunque gli impegni.

Gli auspici di Matteo Grandi

Tra coloro che comprendono le ragioni degli organizzatori, ma auspicano comunque che il festival si possa tenere (dicendosi anche disponibili, nel dibattito sui social, a dare il proprio contributo) il giornalista, autore tv e scrittore (suo il libro “Far Web“) Matteo Grandi. “Ho sperato che prima della cancellazione – è una parte del messaggio di Grandi – si potessero prendere in considerazione delle alternative, magari farlo slittare di un paio di mesi, magari fare un’edizione ridotta con più speaker italiani che stranieri (immaginando che gli stranieri che devono confermare la propria presenza in Italia proprio in questi giorni possano essere piuttosto riottosi), magari collegando gli stessi stranieri in teleconferenza dando vita a un’edizione forse anomala ma innovativa e smart. L’ho sperato perché temo che la cancellazione di un evento così importante e prestigioso a livello internazionale possa essere letto come un messaggio estremamente negativo per la nostra regione (oltreché per il nostro Paese) e possa essere l’ennesima spallata alla nostra economia. L’ho sperato perché trovo pericoloso far passare il concetto che vadano evitati ritrovi al chiuso laddove nessuna indicazione in questo senso arriva per l’Umbria da chi sta gestendo l’emergenza“.

“Un’occasione persa”

Contrario alla “retorica dell’apriamo a tutti i costi” e condividendo le argomentazioni degli organizzatori circa la necessità di garantire la salute delle persone, Grandi conclude così il suo messaggio: “In molti si stanno spendendo per far passare un messaggio di normalità che possa controbilanciare settimane di comunicazione irresponsabile scandita da toni allarmistici e apocalittici, per questo motivo, sapendo quanto il Festival si batte da sempre per una corretta informazione, ho sperato che l’edizione 2020 potesse essere un’opportunità irripetibile per ripristinare verità e scienza con toni adeguati: un argine definitivo al sensazionalismo becero di queste ultime settimane. Ecco perché sono dispiaciuto, perché al di là del fisiologico danno economico e di immagine, ho la sensazione che la cancellazione del Festival sia soprattutto un’occasione persa“.

L’amministrazione spinge per un’edizione straordinaria

Un pensiero non isolato, quello di Matteo Grandi. Con diversi perugini che hanno pubblicamente scritto di essere sulla sua stessa linea d’onda.

Tanto che a proporre lo svolgimento di un’edizione straordinaria del Festival Internazionale del Giornalismo 2020 è anche l’amministrazione comunale. Nella nota ufficiale emessa dalla Giunta si comprendono le ragioni degli organizzatori della manifestazione di fronte all’imprevedibilità di questa emergenza mondiale.

Ma alla fine della stessa nota si aggiunge: “La dolorosa decisione del rinvio non è però da considerare una resa. Anzi. L’Amministrazione comunale esprime la propria solidarietà agli infaticabili organizzatori, invita però a valutare la possibilità che il rinvio al 2021 possa invece essere previsto per altro periodo di quest’anno, così da non perdere l’edizione 2020, impegnandosi fin da ora a collaborare per la possibile edizione straordinaria“.

Il passo indietro

Proposta sulla quale poi la stessa amministrazione comunale ha fatto un passo indietro, con una nuova nota che si conclude con la speranza di “una edizione 2021 ancora più straordinaria“.

Anche perché già nelle parole di Arianna Ciccone veniva spiegato che gli organizzatori del Festival avevano verificato l’impraticabilità operativa di spostare la manifestazione in un altro periodo dell’anno, vista l’incertezza sui tempi dell’emergenza.

Comunicare l’emergenza Coronavirus: un caso di scuola per una riflessione sul giornalismo

Arianna Ciccone ha dunque dato appuntamento al 2021, per affrontare come caso di scuola il modo in cui è stata comunicata, nelle varie forme, l’emergenza Coronavirus. Del resto, nei giorni scorsi ha più volte analizzato contenuti e linguaggio con cui i media hanno seguito l’evolvere della situazione.

E non a caso nel messaggio con cui Arianna Ciccone ha annunciato la decisione di annullare l’edizione 2020 la parola Coronavirus non compare.

Ijf: il valore nella community

Intanto, Arianna Ciccone ha voluto manifestare il proprio ringraziamento per i tanti i messaggi di solidarietà, di amicizia, di stima ricevuti dopo la scelta di cancellare l’edizione 2020 del Festival.

È stata una scelta difficilissima – ha scritto – piango da due giorni. Ma siamo inondati dal vostro sostegno qui, su Twitter, via mail. Senza sosta da questa mattina. Una dichiarazione d’amore da tutto il mondo per il festival, per Perugia, per l’organizzazione. Ed è una cosa inaspettata, enorme, pazzesca, strepitosa. È in questi momenti che capisci davvero cosa hai costruito. Perché il vero valore, unico, irripetibile, imponente di International Journalism Festival è nella community che i questi anni è crescita intorno a noi a livello internazionale, una community che si riconosce prima di tutto in principi e valori umani: l’etica, l’empatia, il rispetto, il prendersi cura.Io non vi sarò mai abbastanza grata per tutto questo. La vita mi ha tolto molto, e continua a darmi anche tantissimo“.

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