La torre civica torna ai tifernati nel giorno di San Florido/ L’ingegner Tosti cittadino onorario/ Foto e Video - Tuttoggi

La torre civica torna ai tifernati nel giorno di San Florido/ L’ingegner Tosti cittadino onorario/ Foto e Video

Redazione

La torre civica torna ai tifernati nel giorno di San Florido/ L’ingegner Tosti cittadino onorario/ Foto e Video

Mer, 13/11/2013 - 22:00

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La torre civica torna ai tifernati nel giorno di San Florido/ L’ingegner Tosti cittadino onorario/ Foto e Video

Da.Bac.

La torre civica è tornata ai cittadini tifernati proprio nel giorno di San Florido, patrono di Città di Castello. Il gran giorno è iniziato alle 16 circa nella gremitissima sala del consiglio del Palazzo comunale, alla presenza di tutte le forze dell’ordine, i volontari, il prefetto di Perugia Antonio Reppucci, i rappresentanti di Provincia, Regione e gli assessori comunali. Non mancava veramente nessuno.
I lavori – L'intervento alla torre, progettato dallo Studio tecnico di ingegneria e architettura di Giuseppe Tosti e oggetto del cantiere scuola dell'Associazione Mastrodicasa, è stato eseguito dalla ditta Cesa di Città di Castello. I lavori, iniziati il 16 aprile del 2011, hanno dato alla torre le fondamenta che non aveva mai avuto, di cui ha parlato in seguito l’ingegnere Tosti, e la cui assenza stava determinando la compromissione della staticità. Lavori che hanno riguardato anche la ricostruzione della scala per il raggiungimento del primo livello (che fu prigione di Venanzio Gabriotti), la pavimentazione del locale a piano terra e l’illuminazione interna ed esterna.
Ma ecco le voci dei protagonisti della conferenza che ha poi portato alla cittadinanza onoraria dell’ingegner Tosti.
Il sindaco Luciano Bacchetta ha esordito: “L’Amministrazione Comunale ha investito molto su questo progetto perché il nostro centro storico rinascimentale va onorato. Lo dimostreremo anche con l’inaugurazione di Porta S. Maria Maggiore e il rifacimento del quartiere Prato. Sono molto emozionato”.
Fernanda Cecchini, in rappresentanza della Regione, ha detto: “La torre è il simbolo della città, anche se nel passato ci ha fatto ‘penare’. La regione ha investito 1 milione e 150 mila euro perché anche Castello avesse la possibilità di curare i propri gioielli.
L’amministrazione comunale ha sempre saputo ben spendere le risorse dategli e oggi lo vediamo. Non resta che dire bentornata alla nostra torre, punto di riferimento della città che, seppur inclinata, ha saputo superare qualsiasi difficoltà”.
L’assessore ai lavori pubblici tifernate Massimo Massetti si è “associato ai ringraziamenti di una città intera” e ha dichiarato orgoglioso: “L’obiettivo era finire i lavori in concomitanza con la festa patronale. Ce l’abbiamo fatta e voglio sottolineare l’umiltà e l’importanza di questo intervento. Per i giovani sarà anche un gran ricordo per il loro futuro”.
La storia della torre – Dino Marinelli, definitosi lui stesso un “cronista d’epoca” e non uno storico, ha parlato della Castello del XIII secolo, piena di torri sia gentilizie che di difesa e di guardia. Per farlo ha citato Roberto Orsi da Rimini che, nel 1474, in alcuni suoi libelli, narrava proprio delle numerose torri presenti in città. Tra tutte queste però “solo una ha sfidato imperterrita i secoli, unica testimonianza di quel che doveva essere Città di Castello una volta: la torre civica di Piazza di Sotto, o torre del vescovo”. Marinelli ha raccontato poi come questa, nata nel 1200, sia sorta dalle macerie dell’allora sede comunale, a fianco della quale è poi sorto il palazzo vescovile. Oltre che guardia della città, essa sarebbe stata spesso anche prigione per i politici.
Gli antichi chiamavano questo edificio anche “torre dell’orologio”: questo perché nel 1397 il comune decise di dotarla, appunto, di un buon orologio. I priori di allora si rivolsero quindi a due artigiani di Sansepolcro, che costruirono e collocarono l’orologio sulla torre il 13 giugno di quell’anno. I committenti del lavoro tributarono grandi encomi ai due operai ma non la somma che spettava loro di diritto. Di conseguenza i due biturgensi dopo vane trattative per avere le proprie spettanze si ripresero l’orologio per trasferirlo nel palazzo Malatesta di Sansepolcro. Con un balzo temporale notevole, Marinelli è passato poi al 1716 parlando della campana di cui era provvista la torre e che, in quell’anno, fu tolta per poi essere collocata nella torre del palazzo comunale di fronte. Altri aneddoti toccati dal cronista d’epoca tifernate sono stati l’affresco di Luca Signorelli, “La Vergine tra S. Girolamo e S. Paolo”, i cui resti sono stati asportati dalla torre per essere conservati in pinacoteca, e il presidio militare che nella seconda guerra mondiale si stabilì nella torre con il compito di avvisare la popolazione, mediante suono di sirena, qualora qualche aereo nemico avesse sorvolato il cielo tifernate.
La parola è stata poi presa dai “tecnici”, con l’ingegnere comunale Paolo Gattini che ha preceduto di poco l’ospite d’onore sottolineando “il grande privilegio di condividere con la città questa gioia”. “Questo 13 novembre – ha detto – non dovrà essere ricordato per la sola restituzione della torre ai cittadini ma anche per l’esaltazione di ben due professioni: l’ingegnere e l’artigiano. C’è stata una grande sinergia tra impresa, ufficio tecnico, operai e cittadini. Dico grazie all’ingegner Tosti che mi ha dato la possibilità, anche se per poco, di essere suo allievo”.
Giuseppe Tosti, dopo i dovuti ringraziamenti, ha riassunto i problemi della torre usando particolari metafore: “Ogni struttura è espressione autentica di un’esigenza culturale e sociale. Ogni struttura è anche fatta di elementi vitali tenuti in equilibrio da una naturale composizione/forza. Ogni struttura viene concepita da una mente geniale e viene dimensionata per poter avere un equilibrio e una stabilità, elementi questi ultimi che la torre aveva perso. Io sono stato il medico che doveva guarire un malato colpito da un coma che aveva distrutto, appunto, i suoi equilibri: le fondazioni, infatti, non erano per niente solide visto che poggiavano su un terreno abbastanza acquitrinoso. E credetemi che non è facile sorreggere 2500 tonnellate.”
I dettagli dei lavori – L’ingegner Tosti ha illustrato poi le difficoltà dei lavori che hanno richiesto un costante monitoraggio dei movimenti della torre generati dalle operazioni di costruzione delle strutture di ancoraggio, situazione che ha reso necessario anche l’utilizzo di speciali macchinari per effettuare i carotaggi in grado di ridurre al minimo le vibrazioni. Barre di acciaio speciale, tre volte più resistente del cemento armato, sono state inserite nelle pareti della torre. In sostanza è stata costruita una piattaforma al di sotto della pavimentazione di piazza Gabriotti, di altezza pari a circa 1,3 metri, poggiata su micropali valvolati profondi circa due metri. La torre è stata, per i due lati liberi, abbracciata da plinti armati in grado di sorreggerla.
Infine Tosti ha parlato dell’importante coinvolgimento di giovani ingegneri neolaureati in una sorta di scuola cantiere da lui creata. Poi la chiusa: “Con un cantiere difficile come questo bisognava solo riuscire a trovare più persone che fossero artigiani di alta capacità con un grande rapporto di fiducia, complicità e amicizia”.
Scambio di ricordi e cittadinanza onoraria – Alla fine del suo intervento, l’ingegner Tosti, commosso, ha regalato e dedicato un quadro ricordo a Sergio Traversini, operaio della Cesa. Subito dopo il sindaco Bacchetta ha investito l’ingegnere della cittadinanza onoraria donandogli una pergamena e un quadro con la torre stilizzata.
Bentornata torre – Dopo l’incontro con le autorità, il folto pubblico presente nella sala del consiglio comunale si è trasferito nell’altrettanto gremita Piazza Gabriotti per l’inaugurazione della “nuova” torre, benedetta anche dal vescovo. Accompagnata dalle note della Filarmonica Puccini, dai tamburini dell'associazione Balestrieri di Città di Castello, dall’inno nazionale e dal rintocco delle campane, una lunga bandiera italiana, spiegata dai Vigili del fuoco del distaccamento di Città di Castello, ha ricoperto quasi tutta l’intera facciata frontale della torre. Dalle 17.30 circa questa è tornata ai tifernati e all’intera città.

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