Si è tenuta pochi giorni fa, davanti gip del Tribunale di Perugia Simona Di Maria, l’udienza preliminare che ha definito la posizione di Massimiliano Nebbiai, titolare della Omn Componenti di Montone e uno dei tre indagati nell’inchiesta Sogepu.
L’imprenditore – inizialmente accusato di corruzione per aver pagato a Goracci 36 mila euro per ottenere un appalto di forniture di cestini da 300 mila euro – ha patteggiato un anno con sospensione della pena. Il reato originariamente contestato, infatti, è stato derubricato a “induzione a dare o promettere utilità”, ed è stato individuato come soggetto indotto proprio dall’ex amministratore unico di Sogepu.
I difensori dell’imprenditore di Omn Componenti – gli avvocati Marcello Pecorari e Paola Trebbi – hanno evidenziato come la corretta valutazione delle risultanze probatorie acquisite nel corso dell’indagine, unitamente alle dichiarazioni rilasciate dagli stessi indagati in sede di interrogatorio – al quale Nebbiai non si è nemmeno sottoposto – hanno determinato il venir meno del teorema accusatorio che ipotizzava il coinvolgimento dell’indagato nel reato corruttivo.
Gli avvocati Pecorari e Trebbi hanno dunque espresso soddisfazione per la celere definizione della posizione del loro assistito, con pena minima e senza alcuna condanna accessoria, “resa possibile grazie alla fissazione di un’udienza ad hoc già nella fase delle indagini preliminari e dunque prima dell’inizio del processo, al fine di scindere la posizione di Nebbiai da quella degli altri due indagati, stante la appurata marginalità della sua posizione rispetto alle accuse mosse in un primo momento dalla Procura”.
Le indagini della Procura di Perugia sul caso Sogepu si erano chiuse a fine gennaio 2025. Da allora si attende la sorte degli altri due indagati, l’ex amministratore unico di Sogepu Cristian Goracci e l’ex amministratore di Ece (ex Ecocave) Antonio Granieri. Per entrambi si va verso il rinvio a giudizio.
I due dirigenti sono stati accusati di corruzione e fatture per consulenze “fantasma” nell’appalto per la gestione rifiuti da 300 milioni in Alta Umbria. Entrambi erano anche finiti ai domiciliari lo scorso ottobre ma oggi, dopo la revoca degli arresti, sono in stato di libertà seppur con una interdittiva dagli uffici direttivi di qualsiasi impresa per 12 mesi per il primo e il divieto di esercitare attività imprenditoriali per 6 mesi per il secondo.