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Il Pd umbro litiga anche sulle (poche) buone notizie

Massimo Sbardella

Il Pd umbro litiga anche sulle (poche) buone notizie

Scintille tra Paparelli e Ascani, che raduna i suoi e prova alleanze generazionali | Chat al vetriolo
Ven, 17/01/2020 - 19:49

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Il Pd umbro litiga anche sulle (poche) buone notizie

Anche la notizia dell’arrivo di 11 milioni e 325mila euro per le scuole umbre, da Roma, da quel Governo dove compare anche il Pd, diventa motivo di polemica all’interno dei dem umbri. Tanto per far capire come le tensioni seguite allo scandalo Sanitopoli e gli schiaffoni presi alle elezioni regionali di ottobre (ma si potrebbe andare indietro nel tempo al congresso regionale del dicembre 2018 e più indietro ancora fino alla fase costituente del partito) siano tutt’altro che sopite. E allora nel Pd umbro, batosta dopo batosta, nell’incertezza su quale sarà il futuro, si fa quello che riesce meglio: si litiga.

L’affondo di Paparelli Ad innescare la miccia è il consigliere regionale (ed ex vice presidente della Giunta Marini, Fabio Paparelli), che sul proprio profilo Facebook annuncia la bella notizia (con tanto di dettaglio degli interventi scolastici finanziati, comune per comune) con un post intitolato: “Il governo Conte stanzia 11 milioni x l’Umbria ma il vice ministro lo sa?”. Il vice ministro in questione è l’umbra Anna Ascani, già renziana (come lo fu Paparelli), rimasta però con il Pd (e nel Governo giallorosso) dopo i saluti di Matteo Renzi.

La replica di Ascani Pronta la replica, sempre via social (perché è più bello litigare in piazza, ancorché virtuale) della vice ministro: “A volte mi chiedono come mai abbiamo perso di venti punti in Umbria. E io fatico a spiegarlo in meno di mezz’ora, perché le ragioni sono tante e hanno radici profonde. Poi capita che l’ex Presidente Paparelli dedichi un post sulla sua bacheca all’edilizia scolastica. E non per dire che il governo nazionale sta facendo molto e bene. E non per dire che questo accade anche in forza del fatto che la delega all’edilizia scolastica è stata assegnata a un vice ministro del Pd. Che poi è umbra“.

Tra scuole e ospedali Prosegue Anna Ascani: “Ma per polemizzare in modo idiota chiedendosi se il vice ministro sappia quanti soldi sono arrivati dal MIUR all’Umbria. Peraltro utilizzando la foto del rendering dell’ospedale di Narni a corredo di un post sulle scuole (!!!). Dimostrando così, qualora ce ne fosse bisogno, di non avere la più pallida idea di ciò di cui parla e di star cercando solo motivi per buttarla in caciara“.

Ascani rivendica il proprio ruolo, da vice ministro, per aver coordinato la cabina di regia con gli enti locali.

E quindi, chiudendo il cerchio, torna sul caso Paparelli e le ragioni della sconfitta del Pd umbro: “Ecco, forse non è la ragione principale, ma di sicuro nella sconfitta epocale del Pd in umbria ha pesato anche questa smania di visibilità sciocca di alcuni personaggi, che non si rassegnano. E che non capiscono che dovrebbero dare una mano e non continuare a ripetere gli stessi errori di sempre“.

Prove di dialogo Ascani si appella dunque alla “generazione di trenta-quarantenni che ha trovato ampio spazio anche nel nostro gruppo in consiglio regionale“, perché possano cambiare rotta. Assicurando loro il proprio sostegno.

E un contatto in tal senso c’è già stato, viste le prove di dialogo, proprio nei giorni scorsi, tra la ex renziana Ascani e persone vicine allo zingarettiano capogruppo regionale dem Tommaso Bori.

Polemiche idiote e conventicole gruppettare Tutti hanno potuto leggere la zuffa social tra Ascani e Paparelli. Qualcuno ha anche letto il commento che Ascani ha fatto sulla bacheca del compagno (sigh!) di partito. “Pensa a lavorare e lascia perdere le polemiche idiote con chi al governo sta cercando di far bene per le nostre scuole” pare sia un passaggio di quello inviato dalla vice ministro al consigliere regionale. Prima di salutarlo con “un abbraccio” e uno smile.

Paparelli non replica, ma spiegando, in risposta ad altri commenti: “E’ ora che chi sta al governo comunichi con tempismo l’azione del governo stesso di cui fa parte e ne dia informazione ai territori affinché si possa valorizzare tale lavoro e non lasciare il merito alla destra”.

Poi l’affondo diretto ad Ascani: “Se poi si dimentica ciò che è successo in Umbria in questi ultimi tempi o la predica viene da un pulpito che quotidianamente si diletta e dedica il suo tempo a conventicole gruppettare…“.

Le suppletive di marzo Alla base del calcetto di Paparelli, secondo ipotesi che circolano nel Pd, ci sarebbe la consapevolezza che l’ipotesi di una candidatura alle suppletive di marzo per il Senato starebbe perdendo quota. da qui la voglia di battere un colpo. Leonelli, primo dei non eletti in Regione, questa volta fa il tifo per lui.

Ascaniani (e non solo) al Park Hotel Del resto, vuole riaffermare il proprio ruolo in Umbria anche Anna Ascani, rimasta un po’ isolata con l’addio di tanti ex amici renziani. E allora l’iniziativa promossa per sabato al park Hotel di Ponte San Giovanni insieme al fedelissimo Vannini ha proprio il duplice scopo di ridare visibilità alla sua corrente e di tessere nuove alleanze, in opposizione al centralismo zinga-veriniano. Che sta portando il Pd umbro, ancora commissariato, ad essere una specie di succursale di quello nazionale e come tale costretto a seguirne i destini, nel bene e nel male.

Verso il Congresso Tanto più viste le modalità con le quali si svolgerà il Congresso, limitato ai soli iscritti (e con il record negativo di nuove tessere, ameno di un formidabile recupero fino alla prorogata scadenza di fine gennaio) e con un candidato dell’intellighenzia al quale potrebbero contrapporsi singole personalità (come quella del sindaco di Gualdo Tadino, Massimiliano Presciutti) senza una vera corrente alle spalle.

Perché correnti e capi-bastone, ripete come un mantra Verini dal momento in cui è stato nominato commissario, sono i veri mali del Pd in generale e di quello umbro in particolare. Che avrà nel voto in Emilia Romagna, di fatto, il suo vero congresso.

La convention Per rifuggire dall’accusa di essere un uomo solo al comando (per di più in collegamento diretto con Roma) Verini annuncia una convention di due giorni a metà febbraio per rifondare il partito secondo le linee prospettate dal segretario nazionale Zingaretti. Un momento (come quello che era stato annunciato per fine luglio, poi superato dagli eventi) organizzato in collaborazione con la Fondazione di Cuperlo, che dovrebbe contribuire ad aprire il partito a nuove esperienze. “Non un nuovo partito, ma un partito nuovo“, per usare le parole di Zingaretti.

Bettarelli all’attacco Un partito sul quale provano a restare, ma a determinate condizioni, storici esponenti del Pd umbro spazzati via dal vento nuovo, ma non approdati verso le sponde di Italia Viva dell’ex Rottamatore Matteo Renzi.

Ad andare a viso aperto all’attacco di Verini va però un volto nuovo, il neo consigliere regionale Bettarelli. Lui vede la sconfitta del 27 ottobre come “la logica conseguenza di una serie di atti e di scelte compiute dal Pd umbro”, la cui attuale classe dirigente (leggasi Verini e pochi fedelissimi) è accusata di gattopardismo.

Da qui, la richiesta di ricostruire il rapporto tra il Pd e la società umbra attraverso “un percorso congressuale che possa consentire un confronto vero sulle idee e sull’identità prima che sulle persone, superando quello che è il problema dei problemi: una visione del partito  personalistica, che vede nel consenso alla cordata di turno l’unico vero obiettivo strategico dell’azione politica“.

Prosegue Bettarelli: “Dal 12 aprile del 2019 il Pd non è riuscito a trovare il modo di discutere e ragionare su quanto accaduto. La gestione del commissario è stata solo la prosecuzione delle logiche che hanno caratterizzato il congresso del dicembre 2018, con il limite oggettivo che a guidare quelle logiche è stato l’espressione massima di chi quel congresso lo ha perso. Il  commissario deve decidere se vuol essere parte della soluzione o vuole continuare ad essere parte del problema“.

In festa con Meloni Chissà se sabato sera le sciabole del Park Hotel faranno più rumore dei calici che si alzeranno per salutare l’ingresso a Palazzo Cesaroni di Simona Meloni, espressione di quel Trasimeno da dove si prepara la riscossa del Pd.

In questo clima, il capogruppo Tommaso Bori prova a serrare le fila del partito, mostrando che il nemico è al di là delle barricate.


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