Gubbio, ora è ufficiale: il 15 maggio niente Festa dei Ceri "Decisione dolorosa e struggente" - Tuttoggi

Gubbio, ora è ufficiale: il 15 maggio niente Festa dei Ceri “Decisione dolorosa e struggente”

Davide Baccarini

Gubbio, ora è ufficiale: il 15 maggio niente Festa dei Ceri “Decisione dolorosa e struggente”

Il coronavirus "vince" anche sulla Folle Corsa, lo ha sancito il Tavolo istituzionale | I rari precedenti delle sospensioni
Mer, 15/04/2020 - 20:04

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Gubbio, ora è ufficiale: il 15 maggio niente Festa dei Ceri “Decisione dolorosa e struggente”

Ben 75 anni dopo l’ultima interruzione (era il 1945) la storia si ripete. Gubbio ci ha provato fino all’ultimo ma purtroppo dovrà arrendersi all’emergenza sanitaria del coronavirus: la Festa dei Ceri 2020 è stata ufficialmente annullata.

Il Tavolo

Arrivederci, dunque, al 15 maggio 2021. A sancire questa decisione definitiva, oggi pomeriggio (mercoledì 15 aprile), senza neanche aver citato l’ipotesi più volte ventilata del rinvio all’11 settembre (anniversario della traslazione di Sant’Ubaldo dalla cattedrale alla basilica sul monte Ingino), sono state tutte le componenti del Tavolo istituzionale dei Ceri, presieduto dal sindaco Filippo Mario Stirati e tenutosi in videoconferenza.

Presenti per la prima volta anche i due Capitani, Erik Nicchi e Paolo Procacci, e i tre capodieci, Alessandro Pittino Nicchi (Sant’Ubaldo), Fabio Uccellani (San Giorgio) e Andrea Tomassini (Sant Antonio), insieme a Fabio Mariani (Università dei Muratori), Lucio Lupini (Maggio Eugubino) e i presidenti delle famiglie ceraiole Ubaldo Minelli (Santubaldari), Patrick Salciarini (Sangiorgiari) e Alfredo Minelli (Santantoniari).

Le parole del sindaco

Alla luce del DPCM del 10 Aprile 2020, è necessario farsi carico, come comunità, di una decisione dolorosa e struggente in merito al prossimo 15 maggio, in cui non sarà possibile fare festa in onore di S. Ubaldo nelle forme che secoli di storia ci hanno consegnato“, ha detto il sindaco Stirati.

La sofferenza ed amarezza sono calmierate dal forte senso di responsabilità che nutro nei confronti di ciascun cittadino e del rito festivo in sé, che in queste condizioni storiche verrebbe meno delle sue caratteristiche principali ed uniche ispirate al senso di “allegrezza” e libertà secondo le parole che Papa Celestino III scrisse alla città di Gubbio nella bolla del 5 Marzo 1192

Il quadro normativo vigente e la prospettiva di un periodo lungo di provvedimenti atti a distanziare le persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico, impongono un atto responsabile che con grande orgoglio e commozione registro essere pienamente condiviso da tutte le componenti della Festa dei Ceri”.

Al di là del dirimente aspetto normativo, dobbiamo tener conto infatti di chi è deceduto, di chi sta soffrendo e di chi è lontano dai propri cari. Non è la festa di alcuni, perché verrebbe meno lo spirito che la rende unica: è del bambino che guarda con trepidazione e timore le maestose macchine di legno, del vigoroso ceraiolo, della donna che incita la festa e dell’anziano che ricorda alimentando il futuro

Non è la nostra Festa senza un abbraccio, senza un sorriso, senza una spinta, senza una carezza, senza la “pacca” nella muta. conclude Stirati – Con questa coscienza e nel rispetto di ogni singolo cittadino, assumo insieme alle componenti della Festa la decisione di annullare i festeggiamenti previsti per il prossimo 15 maggio e, come rappresentante di Gubbio, comunicherò alle Istituzioni governative la nostra scelta. Identico orientamento va riferito anche per la Festa dei Ceri mezzani e Ceri piccoli“.

Precedenti ed edizioni straordinarie

Solo le due guerre mondiali, prima d’ora, avevano fermato la Corsa dei Ceri, che fu sospesa dal 1916 al 1918 (con la storica “eccezione” della Festa sul Col di Lana nel 1917) e dal 1941 al 1945 (celebrata comunque dai ceri mezzani). Nell’intermezzo tra i conflitti bellici si tennero anche due edizioni straordinarie: una nel settembre 1928, quando i Ceri presero parte al “Raduno dei costumi” a Venezia, e un’altra nel gennaio 1930, quando i simboli di Gubbio vennero portati a Roma in occasione delle nozze del principe Umberto di Savoia.

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