Festival, con “Amen” Recalcati porta la psicoanalisi a teatro - Tuttoggi

Festival, con “Amen” Recalcati porta la psicoanalisi a teatro

Carlo Ceraso

Festival, con “Amen” Recalcati porta la psicoanalisi a teatro

Sab, 10/07/2021 - 11:04

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Amen. Così sia, che sia così. Amen. Ha debuttato giovedì sera (8 luglio) al Teatro Romano di Spoleto, nella cornice del 64mo Festival dei 2 Mondi, Amen, opera Prima drammaturgica di Massimo Recalcati, ormai popstar della psicoanalisi grazie ai successi televisivi seguiti maggiormente dal pubblico femminile ma non di meno, ci scuserà l’autore, anche per le celebri parodie che Maurizio Crozza fa del suo spiegare la psicoanalisi e le teorie freudiane-lacaniane.

Per la verità Recalcati aveva già scritto “La notte di Gibellina”, interpretata una sola volta da Alessandro Preziosi. Amen si presenta quindi come una sorta di seduta psicoanalitica, dove a raccontarsi, nella perenne lotta tra la vita e la morte, è lo stesso autore.

Con il pubblico a vestire non solo i panni di spettatore ma anche di psicologo silenzioso. Perché quella offerta da Recalcati è la propria visione di quello che è il più grande dei misteri, la vita dell’uomo che, già dal primo lamento, è destinato a morire.

Su cui fiumi di inchiostro sono stati scritti dall’antichità e da celebri autori delle varie discipline.

E’ lo stesso psicoanalista milanese a introdurre sul palco lo spettacolo – e così farà per le repliche a Napoli e Verbania -, intervento che certamente aiuta il pubblico a meglio comprendere il testo, scritto durante la pandemia del covid “nella Milano deserta, con i rumori delle sirene delle ambulanze, delle chiese, degli elicotteri sopra le nostre teste” ricorda Recalcati.

Il titolo del testo si rifà al termine ebraico che, utilizzato dalla liturgia cristiana (tralasciando il senso etimologico dato ad amen ad esempio nel Corano recitato), è inteso come inizio e fine, come la benedizione ma anche il congedo con cui si chiudono le preghiere. La speranza di continuare la vita, della resurrezione.

E sul concetto della morte si potrebbe aprire un mondo, su cui si basa buona parte del “potere” della chiesa cattolica come di altre religioni (non tutte, per fortuna), che Recalcati non affronta, almeno direttamente.

Massimo Recalcati al Teatro Romano di Spoleto

In fondo la vita umana, diversamente dalla vita della natura, è vita che muore sin dal primo respiro. Non accade nella natura, perché questa è immortale, si rigenera, è indifferente alla morte. Gli animali non hanno inventato i sepolcri, non pregano. Noi siamo gli animali che pregano” dice all’attento pubblico del Romano, prevalentemente femminile.

Anche se si potrebbe ribattere come alcune specie animali seguano dei propri rituali davanti alla morte: come i cani e i gatti che abbandonano la propria abitazione sul punto di morire, i leoni o i lupi il branco, o gli elefanti – che al di là delle leggende sui cimiteri – ricoprono i loro cari con fronde di alberi.

E arriva la narrazione della propria biografia, o meglio delle prime tracce che costituiscono il nostro inconscio, quelle più importanti che a loro volta costituiscono l’asse portante del nostro io.

Recalcati parte dal suo primo vagito, secondo il racconto della madre, di bimbo nato prematuro, senza forze, “un mucchietto di ossa”, “messo subito in incubatrice” e di lì a poco costretto a ricevere, nello stesso momento, il sacramento del battesimo e della estrema unzione.

C’è poi, a 14 anni, la lettura del suo primo libro, il celebre “Il sergente nella neve” di Mario Rigoni Stern e del soldato alpino di ritorno dalle steppe russe, capace di una impresa conquistata passo dopo passo nella neve. Passo dopo passo. Simile al battito del cuoricino, uno dopo l’altro, con la neve che diventa la fredda scatola dell’incubatrice.

E infine il soldato Enne2, il capitano partigiano di “Uomini e no” di Elio Vittorini, lacerato dall’amore per l’amata che non sa decidere se lasciare per lui il marito, appassionato degli ideali con cui guida il proprio nucleo per la Resistenza.

In scena, per la regia di Valter Malosti, ci sono tre attori straordinari come Marco Foschi (protagonista in Nelle tue mani, doppiatore dell’elfo Thranduil in Lo Hobbit), Federica Fracassi (Sangue del mio sangue di Bellocchio e Benedetta follia di Verdone) e Danilo Nigrelli (Romanzo criminale, Il giovane favoloso) con le loro voci e l’interpretazione apprezzata dallo stesso autore che fino all’ultimo non ha voluto partecipare alle prove, né conoscere la sceneggiatura. .

A loro interpretare i 3 personaggi; la Madre disperata per la sorte che potrebbe capitare al proprio bambino, Il soldato il cui battito cardiaco segna, come il passo sulla neve, la lotta per la vita; Enne2 il partigiano coraggioso e innamorato.

Ed è l’amore una delle chiavi di svolta per svelare il mistero dei misteri, quello che muove la vita contro la morte: di un uomo per una donna, di una figlia per la madre, di un padre per il figlio. Anche se non ricambiato, è capace di smuovere emozioni, battiti, passi; di lasciare impronte.

Il regista rinuncia alla scenografia, lasciando così all’essere umano il dominio della scena, accompagnata dai suoni elettronici di Gup Alcaro (inclusi quelli dei macchinari salva vita, come respiratori e cardiografi) e dalla chitarra di Paolo Spaccamonti.

L’applauso del Teatro Romano, per lo più convinto, saluta questa Prima di Recalcati: non tutti forse si aspettavano una drammaturgia tragica che richiama la tragedia greca, con lo spettatore immerso nel vivere una realtà diversa da quella vissuta ma altrettanto reale, con l’eroe tragico (Recalcati) che non rinuncia alla possibilità di autodeterminarsi, anche se al suo primo vagito. Ma Amen ha un valore aggiunto, riuscendo a fondere insieme la visione della tragedia greca di Eschilo, Sofocle e Euripide.  

Premio Monini a Massimo Recalcati

Nel pomeriggio sempre di giovedì Massimo Recalcati ha ricevuto il “Premio Monini – Una finestra sui Due Mondi” entrando così nella Hall of fame di Casa Menotti. E’ il primo psicoanalista a ricevere l’ambito Premio, consegnato nelle edizioni precedenti del Festival a personaggi del calibro di John Malkovich, Michail Baryšnikov, Willem Dafoe, Tim Robbins, Juliette Gréco e Stefano Bollani.

Maria Flora Monini e Massimo Recalcati

A consegnare il Premio (una scultura in argento e legno d’ulivo) è stata Maria Flora Monini che insieme al fratello Zefferino ha accolto lo psicoanalista e scrittore nella casa che fu del Maestro Gian Carlo Menotti. Alla consegna erano presenti la manager del Festival Paola Macchi e il Commissario prefettizio Tiziana Tombesi.

© Riproduzione riservata

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