E’ a dir poco delicata la vicenda giudiziaria che da più di un anno vede coinvolta una docente di sostegno di una scuola media del vasto territorio che ricade sotto la giurisdizione del Tribunale di Spoleto, accusata dalla Procura della Repubblica di maltrattamenti (aggravati dall’aver abusato dei propri poteri o in violazione dei doveri inerenti a una pubblica funzione) nei confronti di una minore di anni 14, affetta da una grave forma di autismo infantile.
Martedì 3 febbraio si è tenuta l’udienza davanti al Giudice per le indagini preliminari che ha accolto la tesi dell’accusa e rinviato a giudizio l’insegnante: è necessario quindi il processo per accertare se le condotte della docente configurano il reato di maltrattamenti aggravati.
Comportamenti cui si era già espresso un altro giudice ritenendoli una specie di “atti di contenimento” per le reazioni della ragazzina, reazioni ovviamente non consapevoli stante la propria condizione di salute.
I fatti si sono svolti dal novembre 2024 alla fine di gennaio 2025, tempo sufficiente per gli inquirenti, che si sono avvalsi anche di telecamere posizionate sia nell’aula della classe, sia in una stanza “dedicata” dove la ragazzina poteva trascorrere parte del tempo scolastico.
Per il Pm la professoressa di sostegno si sarebbe resa colpevole, tra gli altri episodi, di strattonamenti, cadute in terra, pizzichi e schiaffi ad una mano, ancora uno schiaffeggiamento su una gamba nel tentativo di contenere una crisi della minore mentre la stessa docente la stava medicando per una ferita (che si era procurata la stessa ragazzina).
Sono proprio alcuni lividi a convincere i genitori dell’adolescente, seguita da due insegnanti e, in caso di assenza di uno di questi, da una operatrice di una cooperativa socio sanitaria, a rivolgersi alle forze dell’ordine sporgendo denuncia.
Gli esiti investigativi convincono il Pm a chiedere al Gip la misura cautelare interdittiva, la sospensione cioè dall’insegnamento per un anno.
Sono i primi di marzo del 2025 quando il Giudice per le indagini preliminari arriva però a tutt’altra conclusione, rigettando la misura cautelare, giudicando quelle condotte come atti di contenimento, se non di autodifesa, dalle azioni improvvise e irruenti messe non volontariamente in atto dalla piccola studentessa. Anche il trascorrere il tempo a visionare il proprio cellulare, pur atto non consono alla figura dell’insegnante, come scrive il Giudice, avveniva quando la studentessa si trovava in condizioni abbastanza tranquille. Gli stessi “colpi” alla mano sarebbero stati dati per spronarla alla partecipazione, come pure i “buffetti” sulla mano quando le due erano intente a fare insieme dei giochi da tavolo.
Episodi che, seppur raramente, il Gip prende atto che si siano verificati nel tempo, già dalle elementari. Lo stesso Giudice indica puntualmente come con altre insegnanti la ragazzina si mostri più serena, ma non cela che anche queste, davanti a momentanee crisi, siano dovute ricorrere a metodi forzati, limitativi, per il bene della stessa minore e del contesto in cui si trovava.
Il Gip nel rigettare la sospensione cautelare rimette quindi alla stessa autorità scolastica l’eventualità di rivalutare l’opzione della stanza dedicata, come pure di assegnare la docente a soggetti diversamente abili ma con minori problemi.
Il legale che assiste i famigliari della minore, a fine estate scorsa, ha comunque chiesto e ottenuto dall’Ufficio scolastico regionale la sospensione dal servizio della insegnante.
Mentre la Procura a metà settembre, presenta istanza di rinvio a giudizio confermando quindi l’ipotesi accusatoria, maltrattamenti aggravati compiuti dalla docente. Accolto ieri l’altro dal Gip per l’udienza preliminare che indubbiamente non si è trovata in linea con il dispositivo del precedente Gip ed individuando nel processo la sede più garantita per accertare i fatti ed eventuali responsabilità.
I famigliari della ragazzina hanno rinunciato alla costituzione di parte civile, anche se l’avvocato di questi ultimi ha confermato di voler avviare diverso procedimento per l’eventuale risarcimento danni nei confronti direttamente del Ministero dell’istruzione (MIM).
Non solo. Al quotidiano Umbria24, il difensore ha confermato di aver deposito un esposto per far luce “sul comportamento del restante personale” (iniziativa anticipata già la scorsa estate con un appello sui social al fine di scoprire “eventuali connivenze” e che aveva destato qualche clamore), e aggiunto di essere dispiaciuto per “l’assoluta assenza del Comune, nonostante l’opposizione abbia più volte sollecitato una presa di posizione” chiamando in causa il sindaco che della scuola è un insegnante. Solo una coincidenza che l’avvocato sia stato candidato, non eletto, alle ultime amministrative 2024, proprio contro la coalizione dell’attuale primo cittadino.
Ma torniamo al processo.
Sul fronte opposto, la docente respinge fermamente le accuse di maltrattamenti che le vengono mosse. Per lei parlano gli avvocati, Alberto e Lucrezia Onori di Foligno che si dicono “amareggiati per la decisione del Gip dopo il dispositivo che era stato dettagliatamente motivato nel rigetto della misura interdittiva e le numerose testimonianze acquisite che dimostrano il comportamento corretto della nostra assistita. Attendiamo di poter ora acquisire i video registrati nell’istituto”.
A giorni si terrà anche la prima udienza dinnanzi al giudice del lavoro di Spoleto innanzi al quale è stato impugnato il provvedimento di sospensione dall’insegnamento.
A testimoniare la complessità della vicenda, ci sarebbe anche un nuovo episodio all’attenzione del collegio difensivo della professoressa: lo scorso dicembre, la piccola studentessa, durante una crisi, avrebbe aggredito la nuova insegnante di sostegno che solo grazie all’intervento dell’operatrice sanitaria è riuscita a divincolarsi. Ma non quest’ultima che, a quanto è dato sapere da fonti qualificate, ne ha subìto le conseguenze peggiori, con tanto di intervento del 118 chiamato dalla scuola e successivo referto del Pronto soccorso.
(F.B.)
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