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Dimissioni Marini: pressing su Paparelli, gelo dal nazionale

Massimo Sbardella

Dimissioni Marini: pressing su Paparelli, gelo dal nazionale

Con Leonelli fermo sul "no", diventa determinante in caso di voto della presidente
Ven, 17/05/2019 - 14:57

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Dimissioni Marini: pressing su Paparelli, gelo dal nazionale

Irriducibili in pressing sul vice presidente Fabio Paparelli per cercare di salvare la Giunta Marini e la legislatura segnata dall’inchiesta sulla Sanitopoli perugina.

Nella riunione di maggioranza che si è tenuta questa mattina è stata delineata dal capogruppo dem Gianfranco Chiacchieroni (la presidente Porzi, che sta cercando di trovare una linea comune, era a Roma e non ha partecipato) una road map per evitare lo scioglimento anticipato ed il voto in autunno, come indicato anche pubblicamente dal commissario umbro del Pd, Walter Verini. Un percorso che sarebbe stato condiviso anche dalla presidente Catiuscia Marini, che domani sarà in Aula e, prima ancora, incontrerà la maggioranza.


Ecco la road map per provare a far sopravvivere la Giunta


Appurato il no di Giacomo Leonelli, anche in caso di voto della Marini per raggiungere la quota salvezza serve il via libera, appunto, di Fabio Paparelli. Che questa mattina ha ribadito tutte le proprie perplessità, ma ha chiesto un nuovo passaggio con la segreteria nazionale. Alla quale il gruppo proverà a sottoporre la road map con i obiettivi di questa sorta di legislatura di scopo prospettata. Alcuni di questi atti, comunque, possono essere portati a casa anche con un’amministrazione controllata; altri, come un nuovo sistema di controlli per evitare nuovi casi Sanitopoli, potrebbe essere un campo minato molto rischioso per gli indagati.

Il gelo del Nazionale

All’incontro di martedì l’interlocutore è stato il vice segretario Orlando. E lo sarà anche oggi, nell’estremo tentativo di fare breccia in quel muro che, su questa vicenda, si è finora dimostrato il Nazionale, piuttosto compatto nel chiedere che si volti pagina. E non sarebbe solo una questione di correnti. Pure fuori dalla segreteria, a parte una solidarietà garantista arrivata da parte dei renziani, il caso Umbria si dà ormai per chiuso.

Ecco perché l’estremo tentativo degli irriducibili del Consiglio regionale di provare a resistere senza andare allo scontro aperto con la segreteria nazionale del Pd (tra l’altro, il giorno prima dell’arrivo di Nicola Zingaretti a Perugia) appare una mission impossible. Così come quella di cercare di convincere Paparelli a non staccare la spina. L’uomo più vicino, in questa fase, a Walter Verini. E che, permanendo questo assetto nel partito nazionale, non avrebbe problemi a farsi ricandidare dal Pd in caso di voto anticipato ad ottobre.

Verini non si scompone

Lo stesso Verini, con il suo passo soft, non ha sudato più di tanto in queste ore per cercare di presidiare le mosse di tutte le diplomazie mobilitate. Né si è scomposto di fronte ai tentativi di scavalcarlo. Segno che, a suo giudizio, dalla posizione decisa nelle scorse settimane non si torna indietro. E per liberare il campo dall’accusa di aver voluto far cadere anzitempo la Giunta per averne un vantaggio personale, chiuso il caso Marini è pronto ad annunciare che non intende candidarsi per le regionali.


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