Diga di Acciano, a primavera terminati i lavori | Interventi sulle infiltrazioni

Diga di Acciano, a primavera terminati i lavori | La storia e gli interventi sulle infiltrazioni

Alessandro Orfei

Diga di Acciano, a primavera terminati i lavori | La storia e gli interventi sulle infiltrazioni

Gio, 10/02/2022 - 07:00

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Riunione della Seconda commissione in Comune a Foligno

Termine dei lavori di ripristino entro la primavera, poi la commissione collaudi deciderà il da farsi, fermo restando che la funzione di reintegro del Topino, pur non gestita, è stata già svolta. Questo il bilancio della riunione della Seconda commissione del Comune di Foligno, convocata su richiesta dei consiglieri comunali di minoranza, per fare il punto sui lavori della Diga di Acciano, il bacino nel comune di Nocera Umbra, nato con la funzione di reintegrare la portata del Topino, visti i prelievi dalle sorgenti nocerine per alimentare il Perugino. A relazione il dirigente di Auri, Sandro Rossignoli e l’ingegner Landi, che ha seguito i lavori come Rup (Responsabile unico del procedimento).

La storia della Diga

La storia della Diga, come ricordato in commissione, affonda le radici al 1955, con la cosiddetta ‘guerra dei rubinetti‘ e il contenzioso giudiziario che ne seguì. Da lì l’accordo per la realizzazione dell’invaso che, al sopraggiungere del terremoto del 1997, era ancora sotto collaudo. Il sisma la rese inagibile e l’iter di collaudo si interruppe, con il conseguente svuotamento. Da lì la macchina del tempo deve portare fino al 2013, con i primi passi della progettazione dell’invaso declassato (ridotto nella portata) fino a 800mila metri cubi d’acqua. I lavori per la nuova diga sono stati consegnati ad aprile 2016, con il contestuale avvio del nuovo collaudo. Procedura che non si è ancora conclusa però a causa delle infiltrazioni sopravvenute in prossimità dell’area dove è prevista l’installazione di una turbina elettrica. L’intervento di ripristino è in corso di svolgimento ed entro la primavera dovrebbe essere concluso.

Il futuro

Fermo restando che dal 2026 l’acqua di Nocera dovrebbe essere meno fondamentale, se si realizzerà il collegamento del Perugino con la diga del Chiascio, per ora l’acqua nocerina resta vitale e, di conseguenza, i prelievi continueranno. Ergo, se il Topino vuole sopravvivere alle crisi idriche, avrà bisogno del suo bacino di reintegro.

La concessione per la gestione dell’impianto

In questo quadro c’è la concessione per la gestione dell’impianto, firmata nel 2016 e con durata trentennale, a beneficio del Comune di Nocera e sottoscritta anche da Ati3, come stazione appaltante e da Conap, ex Consorzio acquedotti. Concessione che vieta utilizzi incompatibili con quello primario, vale a dire il reintegro del Topino. Eventuali interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria sarebbero a carico del Comune di Nocera, con i costi che dovrebbero essere ripartiti nel subambito 3.

Il reintegro

Il ruolo della Diga, stando a quanto riferito dall’ingegner Landi in Commissione, è stato esercitato: da maggio ad agosto 2021 la diga si è abbassata di tre metri, con 40 l/s di acqua che è stata restituita, vale a dire quasi 300mila metri cubi reimmessi nel fiume.

La politica

Il dibattito ha sottolineato i ritardi e le modalità di gestione. Ma il tema si è anche incrociato con gli atti approvati in Consiglio regionale. “Accogliamo con soddisfazione l’approvazione della mozione presentata dai consiglieri regionali Lega Umbria, Stefano Pastorelli e Paola Fioroni che hanno chiesto alla Giunta di attivarsi per salvaguardare il deflusso minimo vitale del fiume Topino”. Ad affermarlo il referente Lega Foligno Mauro Malaridotto e il capogruppo Lega in consiglio comunale a Foligno Riccardo Polli. I due consiglieri parlano di “risultato molto importante per la salvaguardia del
fiume – spiegano Malaridotto e Polliperché in estate è soggetto a continui e prolungati periodi di magra, causati anche dal superamento dei limiti stabiliti degli attingimenti per uso civile che vanno ad alimentare il cosiddetto acquedotto di Bagnara che approvvigiona i comuni di Nocera Umbra, Assisi, Perugia, Corciano, Magione e Passignano sul Trasimeno. La questione riguarda quindi non solo la zona di Foligno, ma coinvolge anche altre zone della regione”.

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