Il braccio di ferro sul dimensionamento scolastico a Città di Castello si sposta ora sul piano del confronto istituzionale. I rappresentanti dei genitori e i coordinatori del movimento cittadino hanno chiesto ufficialmente un incontro con Ernesto Pellecchia, ex commissario ad acta, per ridiscutere il provvedimento dello scorso 28 gennaio che ha ridisegnato la geografia degli istituti tifernati.
La protesta dei numeri
La delegazione dei genitori non si presenta a mani vuote: a sostenere la causa ci sono oltre 3.200 firme, tra cui spiccano i nomi di 650 docenti e membri del personale scolastico. Una mobilitazione massiccia che dice “no” allo smembramento dell’Istituto Alighieri-Pascoli e alla successiva redistribuzione delle sezioni tra il Primo Circolo “San Filippo” e il Secondo Circolo “Pieve delle Rose”.
Il paradosso delle iscrizioni: scuole che non esistono
Il punto più critico sollevato dal movimento riguarda – come ormai sanno tutti – l’aspetto logistico, definito “paradossale”. Ad oggi, la sede dell’Alighieri in via della Tina (ex Dante Alighieri) è ancora assente. Eppure, le famiglie che devono iscrivere i propri figli alla scuola secondaria di primo grado si trovano costrette a indicare una sede che, fisicamente, non esiste, con l’unica opzione reale rappresentata da via Collodi (Pascoli).
Stessa incertezza per il corpo docente: entro il 14 febbraio, gli insegnanti dovranno indicare la scuola in cui intendono prestare servizio, muovendosi in un limbo burocratico dove le strutture non corrispondono alla realtà dei fatti.
“Tuteliamo la qualità didattica”
“Chiediamo un confronto diretto con il dott. Pellecchia per rivalutare le scelte prese – spiegano i rappresentanti del movimento – anche in vista del Programma Formativo della Regione Umbria per l’anno scolastico 2026/2027”.
Secondo i genitori, l’attuazione di questo piano comprometterebbe la continuità formativa e la qualità dell’offerta educativa, creando istituti comprensivi eccessivamente ampi e frammentati sul territorio. L’obiettivo della protesta è chiaro: fermare un provvedimento che rischia di destabilizzare la serenità delle famiglie e il sistema educativo cittadino, cercando una gestione più attenta ai bisogni reali della comunità scolastica piuttosto che ai soli vincoli numerici.