Coronavirus, nell'Umbria che vuole riaprire stop di 3 giorni a supermercati e negozi - Tuttoggi

Coronavirus, nell’Umbria che vuole riaprire stop di 3 giorni a supermercati e negozi

Redazione

Coronavirus, nell’Umbria che vuole riaprire stop di 3 giorni a supermercati e negozi

Ordinanza della governatrice Tesei: in Umbria negozi chiusi il 25 e 26 aprile e il 1 maggio. Ecco invece chi potrà rimanere aperto
Lun, 20/04/2020 - 17:36

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Coronavirus, nell’Umbria che vuole riaprire stop di 3 giorni a supermercati e negozi

In attesa del possibile lockdown, supermercati e altri negozi chiusi in Umbria in occasione delle prossime festività. Proprio mentre l’Umbria sembra avere le carte in regola per la “fase 2”, la Regione non molla di un millimetro ed annuncia 3 giorni di chiusure.

Negozi chiusi 25 e 26 aprile e 1 maggio

Sabato 25 aprile, domenica 26 e venerdì 1 maggio le attività commerciali rimarranno dunque tutte chiuse. O quasi.

Lo ha stabilito la presidente della Regione Umbria, Donatella Tesei, con una apposita ordinanza. L’atto, “in considerazione della situazione di emergenza scaturita dalla pandemia in atto“, prevede per le tre giornate in questione la chiusura di tutte le attività commerciali, sia degli esercizi di vicinato, sia delle medie e delle grandi strutture di vendita e dei centri commerciali.

Chi potrà rimanere aperto

In deroga alla disposizione che precede possono comunque rimanere in esercizio alcune attività. In particolare rimarranno aperti i punti vendita esclusivi della stampa quotidiana e periodica (le edicole) purché ubicati su area pubblica o in locali indipendenti; le farmacie; le parafarmacie ubicate in locali indipendenti; le tabaccherie; i punti vendita di carburante per autotrazione. Possibile anche l’attività di somministrazione di alimenti e bevande condotta tramite consegna a domicilio nel rispetto delle norme igienico-sanitarie sia per l’attività di confezionamento che di trasporto.

Multe da 400 a 3mila euro

Nella ordinanza si rammenta che per le violazioni previste dalla normativa nazionale o da Ordinanze regionali, “salvo che il fatto costituisca reato, il mancato rispetto delle misure di contenimento è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 400 a euro 3000”.

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