Morte da altro reato. Questa l’ipotesi investigativa per il decesso di Domenico Vincenti, lo chef – ristoratore folignate 56enne trovato senza vita nel pomeriggio di Ferragosto all’interno della struttura di Fontepino, a Spoleto, che gestiva dal 2022, in località Perchia.
I primi rilievi autoptici effettuati dal medico legale Luca Tomassini hanno infatti escluso sul corpo lesioni che possano far pensare ad un omicidio. Ed anche i graffi sul volto sarebbero dovute alla caduta sul pavimento. Ma materiale rinvenuto nel luogo in cui è stato ritrovato il cadavere – materiale posto sotto sequestro e ora oggetto di approfonditi accertamenti – fa ipotizzare che la morte possa essere avvenuta a seguito di altro reato, ex art. 586 del Codice penale. Reato ipotizzato, al momento, nei confronti di ignoti, dal magistrato titolare dell’inchiesta, il sostituito Michela Petrini.
Gli inquirenti stanno visionando le telecamere di sorveglianza del ristorante – resort, per verificare se Vincenti abbia ricevuto visite nei momenti precedenti al decesso, avvenuto diverse ore prima del tragico ritrovamento. Da mercoledì sembra infatti che non avesse più risposto al telefono.
Sequestrato anche il cellulare della vittima. Sul quale è presente anche il messaggio – che Tuttoggi ha avuto la possibilità di ascoltare – attraverso il quale il ristoratore aveva riferito ad una cliente di aver accusato un malore e di essere stato soccorso dal personale sanitario. Aspetto che però, dalle verifiche effettuate, sembrerebbe non rispondere a verità. Un altro aspetto da chiarire, dunque, per far luce su un decesso che ha colpito le comunità dello Spoletino e del Folignate dove il 56enne, per la sua attività, era molto conosciuto.
Ca.Cer. Ma.Sba.