BANCA PARALIZZA AZIENDA DI SPOLETO: DEVE 60.000 EURO, MA NE VANTA 200MILA DALLO STESSO ISTITUTO! ISCRITTA IN CENTRALE RISCHI. ALLA FACCIA DI TREMONTI E DRAGHI. AVV. CAPPELLETTI CHIEDE 10MILIONI € DI DANNI (Commenta) - Tuttoggi.info

BANCA PARALIZZA AZIENDA DI SPOLETO: DEVE 60.000 EURO, MA NE VANTA 200MILA DALLO STESSO ISTITUTO! ISCRITTA IN CENTRALE RISCHI. ALLA FACCIA DI TREMONTI E DRAGHI. AVV. CAPPELLETTI CHIEDE 10MILIONI € DI DANNI (Commenta)

Redazione

BANCA PARALIZZA AZIENDA DI SPOLETO: DEVE 60.000 EURO, MA NE VANTA 200MILA DALLO STESSO ISTITUTO! ISCRITTA IN CENTRALE RISCHI. ALLA FACCIA DI TREMONTI E DRAGHI. AVV. CAPPELLETTI CHIEDE 10MILIONI € DI DANNI (Commenta)

Mer, 26/08/2009 - 21:04

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di Carlo Ceraso

Ahi voglia Tremonti e Draghi a sollecitare le banche a concedere crediti alle imprese. A realizzare ‘moratorie’ e promettere sgravi fiscali. Di fronte a chi fa orecchie da mercante, o almeno così sembra, c’è ben poco da sperare. Tranne rivolgersi al Tribunale.

Come si è vista costretta una nota società spoletina entrata in un vero e proprio incubo a causa dei comportamenti tenuti dalla propria banca di fiducia, quella con cui intratteneva i più importanti affari da almeno 10 anni. Un istituto di rilevanza nazionale, con filiale anche nella città del festival, a pochi passi dal centro, che non sembra più volerne sapere di quello che un tempo era uno dei suoi clienti migliori.

Eppure l’azienda, che opera principalmente in campo edile, appare più che solida, potendo vantare un capitale immobiliare che sfiora i 15 milioni di euro e che, solo nel 2008, ha operato sul conto corrente della filiale più di 2,1 milioni di euro di versamenti. Il nodo del contendere è legato al mancato pagamento di 3 rate su due distinti finanziamenti concessi dall’istituto di credito, per un ammontare di poco superiore i 149mila euro. Quanto basta per chiudere i rubinetti e iscrivere la società in Centrale Rischi: operazione questa che di fatto blocca ogni possibilità di ulteriori finanziamenti.

Due mutui – 2,8 milioni € per la realizzazione di un immobile commerciale nei pressi del Centro Civico S. Nicolò – ottenuti dall’azienda a fronte di garanzie personali dei soci per quasi 4,5 milioni di euro. Ma non è finita e la situazione rischia quasi di risultare una farsa. Sì, perché l’azienda spoletina vanta dalla stessa banca ben 250mila euro di crediti, già maturati ma che non vengono trasferiti in virtù del debito che si è venuto nel frattempo a registrare. Dunque, secondo la tesi dell’avvocato Antonio Cappelletti che tutela gli interessi dell’azienda, il ‘blocco’ si è verificato in una situazione nella quale il credito dei suoi clienti è superiore al presunto debito rivendicato dalla banca. Ad innescare il tutto, pochi mesi fa, il mancato pagamento di una rata di € 60.000 (la prima delle 3 oggi richieste dalla banca) a fronte di crediti per finanziamenti, formalmente già erogati ma non trasferiti, di ca. 200mila euro. E’ da qui che “la situazione si è avvitata su se stessa”, come ricostruisce l’avvocato Cappelletti.

Le conseguenze sono facilmente immaginabili: la banca, da una parte, a richieder sempre più interessi sui mancati pagamenti; l’azienda, dall’altra, a subire la revoca dell’affidamento sul conto corrente e l’iscrizione in Centrale Rischi. Una situazione che si è subito ribaltata sulle sorti dei lavoratori dell’impresa: dei 12 operai che potevano vantare un contratto di lavoro sicuro (6-7 i cottimisti), sono almeno 9 quelli che hanno ricevuto e stanno per ricevere la lettera di licenziamento. Inutile ogni tentativo di conciliare la partita – per la verità complessa – dal momento che i vertici bancari sono fin qui stati sempre irremovibili: prima paghi il nostro debito, poi ti daremo il tuo credito. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’iscrizione in Centrale Rischi che, a quanto sembra, non sarebbe stata comunicata al cliente. Da qui la decisione di citare l’istituto davanti al Tribunale di Spoleto (la prima udienza si terrà il 15 gennaio 2010) con una richiesta di risarcimento danni di 10 milioni di euro.

“E’ una situazione paradossale – spiega l’avvocato Cappelletti – dove è stato negato persino l’accesso a quei crediti ai quali i miei clienti avevano pieno diritto di accedere. Il comportamento tenuto dalla banca non ha alcun criterio di logica se non quello della palese malafede nell’esecuzione dei contratti in essere e nella volontà di ‘buttare a mare’ una azienda allorché ha fatto più comodo”. L’atto di citazione è stato depositato giovedì scorso, il 20 agosto, a neanche due settimane dalla famosa ‘moratoria’ siglata dal Ministro Tremonti con l’Abi. “Moratoria che, a causa dell’insensato e illegittimo comportamento della banca, non potrà esser accordata ai miei clienti i quali, non bastasse, non hanno più alcuna possibilità di accedere al credito con la conseguente paralisi della loro attività” commenta Cappelletti. Inutile dire che lo scontro è ormai aperto con l’avvocato che, passate ai raggi X tutte le carte dei finanziamenti concessi, ha impugnato anche l’applicazione degli interessi anatocistici applicati su uno dei mutui concessi agli imprenditori spoletini.

I titolari della società per il momento preferiscono non commentare la vicenda, anche se stanno considerando di attuare una azione clamorosa che potrebbe esser annunciata a giorni. Per la quale si sta pensando ad una conferenza stampa che rischia di scatenare uno scandalo di portata nazionale.

Insomma sembra proprio che anche i richiami del Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi siano caduti nel vuoto. Solo poche settimane fa il numero 1 di Palazzo Koch aveva puntato l’indice contro gli istituti “che sono determinanti nel rendere la crisi che stiamo affrontando più o meno duratura, più o meno profonda”. Figurarsi cosa direbbe lui, non di meno il ministro Giulio Tremonti, per questa azienda che, stando alle carte fin qui disponibili, deve avere da una banca più di quanto quest’ultima possa pretendere.


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