Appello bis su Rigopiano, chiesta la conferma della condanna per 9 imputati su 10 - Tuttoggi.info

Appello bis su Rigopiano, chiesta la conferma della condanna per 9 imputati su 10

Redazione

Appello bis su Rigopiano, chiesta la conferma della condanna per 9 imputati su 10

Mar, 03/02/2026 - 12:40

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Chiesta la conferma della condanna per 9 imputati su 10 nel processo di appello bis per la tragedia di Rigopiano del 2017, dove morirono 29 persone, tra cui il ternano Alessandro Riccetti.

Si è svolta infatti ieri, 2 febbraio 2026, presso l’Aula Affreschi del Palazzo del Capitano del Popolo di Perugia, l’udienza dedicata alla requisitoria in replica della Procura Generale di Perugia nel processo di appello bis sulla vicenda ‘Rigopiano’.

Secondo la Procura Generale nel giudizio di rinvio, a seguito della decisione della Cassazione, relativo alla tragedia dell’Hotel Rigopiano, emergono gravi responsabilità di funzionari della Regione Abruzzo cui spettavano le attività di pianificazione prescritte dalla legge per la prevenzione del rischio valanghivo, in particolare la mancata realizzazione della Carta di Localizzazione del Pericolo valanghe che, se tempestivamente adottata come previsto dalla legge regionale sin dal 1992, avrebbe impedito la costruzione dell’hotel Rigopiano, o ne avrebbe impedito l’utilizzo invernale se fosse intervenuta dopo la sua costruzione.

In secondo luogo nella gestione dell’emergenza neve sono emersi gravi responsabilità dei responsabili del settore viabilità della Provincia di Pescara, che non sostituirono per tempo la turbina sgombraneve di cui si era rotto il cambio il 6 gennaio 2017, appositamente prevista proprio per il tratto Penne – Rigopiano dal Piano Emergenza Neve da loro adottato, così esponendo l’hotel all’isolamento nei giorni di pericolo valanghivo, e che omisero di chiedere l’intervento dei mezzi dell’Anas che avrebbero potuto raggiungere l’hotel Rigopiano consentendone l’evacuazione prima del distacco della valanga.

Altrettante responsabilità gravano sul sindaco del comune di Farindola e del tecnico comunale, che omisero di aggiornare il Piano Comunale di Emergenza proprio con riferimento al rischio valanghivo, come prescritto dalla legge, e come fu reiteratamente indicato e caldeggiato dalla Regione Abruzzo.

Secondo la Procura Generale, inoltre, nella giornata del 17 gennaio, il sindaco, responsabile locale di Protezione Civile, omise di adottare l’ordinanza di sgombero dell’hotel Rigopiano e di chiusura della strada di accesso a partire da quando fosse stato possibile liberarlo dalle condizioni di isolamento in cui si trovava già dalla mattina.Nella requisitoria dedicata alla posizione del Comune, questa Procura Generale ricostruisce un quadro, a suo avviso, di omissioni gravi da parte del sindaco di Farindola e del responsabile dell’Ufficio Tecnico.

Il 17 gennaio il bollettino Meteomont segnalava pericolo valanghe di grado 3–4, con previsione di grado 4 per i giorni successivi. Nonostante questo e nonostante l’elevato rischio di isolamento dell’hotel, il sindaco non emanò l’ordinanza di sgombero, né quella di limitazione della circolazione verso Rigopiano. Anzi, nel pomeriggio accompagnò personalmente alcuni turisti alla struttura, che fu raggiunta dai mezzi sgombraneve della Provincia non solo per far scendere i clienti che avevano concluso il loro soggiorno all’hotel Rigopiano, ma anche per farne salire degli altri, quando al contempo che i cittadini limitassero gli spostamenti in auto alle sole esigenze eccezionali.In conclusione, l’insieme delle omissioni di pianificazione del rischio valanghivo da parte della Regione, delle omissioni nell’aggiornamento al rischio valanghivo del Piano comunale di Emergenza, la carenza di mezzi adeguati per la viabilità provinciale e il mancato coordinamento con ANAS da parte della Provincia, la mancata tempestiva adozione delle ordinanze sindacali di sgombero dell’hotel ricopiano e di chiusura della relativa strada di accesso, esposero colpevolmente quanti si trovavano e quanti federo accedere all’hotel all’isolamento proprio nelle ore in cui la valanga minacciava di staccarsi dal Monte Siella.

L’insieme di tali omissioni, regionali, provinciali e comunali, ha inciso – secondo l’accusa – in modo determinante sul tragico esito, contribuendo a creare le condizioni che hanno portato alla morte delle 29 vittime. Sulla base di tali premesse giuridiche e dall’analisi delle singole posizioni processuali, la Procura Generale ha confermato le precedenti conclusioni già rassegnate all’udienza del 17 novembre scorso ad accezione della posizione del funzionario regionale Belmaggio Sabatino per il quale è stata chiesta l’assoluzione.

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