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All’ospedale di Perugia eseguito con successo intervento di rimozione e reimpianto valvola aortica

Redazione

All’ospedale di Perugia eseguito con successo intervento di rimozione e reimpianto valvola aortica

Ven, 13/03/2026 - 14:17

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Nei giorni scorsi è stato eseguito con successo un complesso intervento di rimozione e reimpianto della valvola aortica presso l’Azienda Ospedaliera di Perugia. L’equipe multidisciplinare di Cardiologia, Cardiochirurgia e Cardioanestesia ha portato a termine un complicato intervento ibrido su un paziente di 80 anni, consistente nella parziale rimozione chirurgica dei lembi valvolari di una protesi aortica, precedentemente impiantata, e nel contestuale reimpianto di una nuova valvola.

La procedura TAVI (Impianto Transcatetere di Valvola Aortica)spiega il dr. Maurizio Del Pinto, direttore f.f. di Cardiologia dell’Azienda Ospedaliera di Perugiaè solitamente una tecnica mininvasiva destinata a pazienti fragili. Tuttavia, in rari casi di malfunzionamento, infezione o degenerazione della protesi, si rende necessario un intervento di espianto chirurgico considerato una delle sfide più delicate in ambito cardiologico e cardiochirurgico a causa delle aderenze della valvola ai tessuti cardiaci o, come in questo caso, nella impossibilità di reimpiantare una nuova valvola all’interno causa il rischio di occludere i vasi coronarici”.

L’operazione, durata circa due ore, ha unito tecniche chirurgiche tradizionali e tecnologie moderne: attraverso una piccola incisione nel torace i cardiochirurghi hanno operato utilizzando la circolazione extracorporea per rimuovere in sicurezza la vecchia valvola ormai deteriorata senza danneggiare le strutture vicine e, dopo aver pulito l’area, hanno impiantato una nuova valvola TAVI sotto visione diretta, così da poterla posizionare con grande precisione, maggiore rispetto a quella ottenibile con la sola guida radiologica.

“Non ci siamo limitati a sostituire una valvola, ma abbiamo riparato un sistema complesso adattando la tecnologia transcatetere alle necessità della cardiochirurgia a torace aperto, offrendo al paziente una seconda possibilità con rischi ridotti, a fronte della impossibilità o del grave rischio di un intervento tradizionaleaffermano i dottori Marcello Bergonzini, direttore di Cardiochirurgia, e Rocco Sclafani, responsabile della sezione Emodinamica di Cardiologia, che hanno eseguito il complesso intervento.

La cardioanestesista, Cristina Todisco, responsabile della Terapia Intensiva Cardio-toraco vascolare, che con la sua equipe ha seguito il paziente durante l’intervento e nel delicato periodo post-operatorio ribadisce: “Questo tipo di procedure richiede alta professionalità, un lavoro di squadra estremamente coordinato e complesso. La gestione anestesiologica e il monitoraggio emodinamico invasivo continuo sono fondamentali per garantire stabilità durante tutte le fasi dell’intervento e nel post operatorio in terapia intensiva con l’obiettivo di favorire un recupero rapido e sicuro. Il risultato ottenuto dimostra quanto la stretta collaborazione tra cardiochirurghi, cardiologhi, cardioanestesisti e tutto il personale sanitario di sala operatoria e terapia intensiva sia determinante per il successo di interventi così complessi.”

Questo intervento rappresenta un esempio di altissima competenza clinica e di eccellenza nella cardiologia interventistica e cardiochirurgia modernadichiara Antonio D’Urso, direttore generale dell’Azienda Ospedaliera di PerugiaLa capacità dell’équipe medica di integrare tecniche chirurgiche tradizionali con tecnologie avanzate ha consentito di affrontare un caso complesso con grande precisione e sicurezza per il paziente. Un risultato che testimonia non solo l’elevato livello professionale dei chirurghi e di tutto il personale sanitario coinvolto, ma anche il valore dell’innovazione applicata alla medicina, capace di offrire soluzioni sempre più efficaci e personalizzate. Complimenti a tutta la squadra “heart team” per l’impegno, la competenza e la straordinaria qualità del lavoro svolto”.

La paziente dopo alcuni giorni di degenza è stata dimessa in buone condizioni di salute e affidata alle cure riabilitative presso la Usl territoriale di competenza. Un risultato che testimonia concretamente come la valorizzazione dell’alta specialità e l’integrazione ospedale e territorio rappresentino i cardini del nuovo piano sanitario regionale.

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