AL VIA "LA BELLA STAGIONE 2010/11" DEL TEATRO SUBASIO DI SPELLO - Tuttoggi.info

AL VIA “LA BELLA STAGIONE 2010/11” DEL TEATRO SUBASIO DI SPELLO

Redazione

AL VIA “LA BELLA STAGIONE 2010/11” DEL TEATRO SUBASIO DI SPELLO

Mer, 03/11/2010 - 13:40

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Prenderà il via venerdì 5 Novembre con “Padre nostro. Una preghiera da circo” del Teatro delle Ariette “La Bella Stagione 2010-2011” del Teatro Subasio di Spello. In cartellone 12 serate per 14 compagnie, 2 spettacoli in occasione della Giornata della Memoria e della Festa della Donna e tante tematiche, al centro delle quali ci sono la vita, la morte, l’amore, la guerra e l’arte. E a fine stagione, un piccolo evento: unico in Umbria, il Teatro Subasio di Spello ospiterà infatti il nuovo spettacolo di Emma Dante, regista tra le più acclamate del teatro italiano e non solo. Passata tanti anni fa al Teatro Subasio con il suo primo spettacolo “MPalermu”, la regista siciliana torna sul palco di Spello dopo aver aperto la passata stagione del Teatro alla Scala di Milano con la sua prima regia di un’opera lirica, la “Carmen” di Bizet.

Presenti in stagione anche due artisti umbri, uno di nascita e uno di adozione: il folignate Michele Bandini, attore in “Progetto Schwab. Appassionatamente” e il danese Jacob Olesen (della famosa coppia Donati & Olesen) con “Oibò son morto”.

Nella cornice del Teatro Subasio, alcuni bar, ristoranti e negozi della città offriranno a tutti gli spettatori de “La Bella Stagione” un appetitoso aperitivo prima di ogni spettacolo. In più, ogni sera, al Teatro Subasio sarà possibile trovare una piccola selezione di libri con “Piccola Libreria del Teatro”.

Ecco il programma:

Venerdì 5 Novembre 2010, h. 21.15: “Padre nostro. Una preghiera da circo” (Teatro delle Ariette)

Regia di Stefano Pasquini

Paola Berselli e Stefano Pasquini vivono in un podere, Le Ariette, dove coltivano la terra, allevano animali e fanno teatro. I ritmi e gli elementi della vita contadina, insieme alle loro storie personali e quotidiane, entrano così a far parte dei loro spettacoli, come in questo “Padre nostro. Una preghiera da circo”. “25 Dicembre 2007. Per la badante rumena le feste sono giornate di riposo, così io e Paola ci alziamo la mattina presto e andiamo a passare il giorno di Natale a casa di suo padre. Quattro mesi e mezzo dopo, di getto, in una settimana, facciamo Padre nostro e ci accorgiamo che in fondo è il racconto fedele, anche se completamente trasfigurato, di quella giornata. In scena ci siamo io, Paola, un burattino di legno a grandezza uomo, il cane Tom, la pony Luna, le oche e come sempre le canzoni di Tom Waits. Prima pensavamo di raccontare storie di uomini e di animali, ma ci sembra che lo spettacolo che è venuto fuori assomigli piuttosto a una preghiera. Una preghiera da circo.”

Aperitivo offerto da “Osteria De Dadà”

Giovedì 25 Novembre 2010, h. 21.15: “P. S. Martina La Ragione” (Déjà Donné)

Regia e Coreografia: Simone Sandroni

Creazione/interpretazione: Martina La Ragione

Scenografia/costumi: Lenka Flory

Tecnica e luci: Cesare Lavezzoli

Promo video: Barbara Schröer

Produzione: Déjà Donné

La compagnia di danza contemporanea “Déjà Donné” ha deciso di realizzare una serie di “ritratti” ispirandosi alla concezione del ritratto di Francisco Goya, consistente nel catturare il “lato umano” del personaggio, la verità della sua storia, il suo vissuto, come unica fonte d’ispirazione e fulcro assoluto di tutta la creazione. Il primo ritratto che viene presentato è su Martina La Ragione.

OUF

Di e con: Virginia Spallarossa

Musica originale – Elaborazione sonora live: Zed

Video: Gilles Toutevoix

Scenografia e Costumi: Alto-là

Assistente: Monica Rosanò

Foto di scena: Francesca Massa

Foto: Monica Rosanò

Produzione: Artntech/ FranciaCo-produzione: Déjà Donné/ Italia

Nasce da una riflessione sulla generazione di coloro che appartengono agli anni ‘70; una sensibilità segnata dall’incontro di macchine audiovisive per il controllo e il divertimento, con altri materiali apparentemente più semplici e quotidiani.

Un percorso a ritroso costruito su ricordi, frammenti, eventi del passato che fanno di noi ciò che siamo nel presente; un percorso che conserva una sua deriva nell'oggetto e nella rappresentazione.L'ossessione prepotente della dilatazione temporale, che priva della possibilità di agire a favore di una costruzione futura, che rimanda ad un continuo ritorno al passato e a ciò che non si riesce a dimenticare. L’emotività viene negata e assoggettata alla razionalità.

Le coordinate spazio-tempo si dilatano e collassano su se stesse.

La memoria nutre il presente.

Una nuova identità si protegge, incartata, senza mostrarsi, in attesa di scoprire il suo nuovo sapore.

Aperitivo offerto da “Delizie di Properzio”

Venerdì 10 Dicembre 2010, h.21.15: “Una questione di vita e di morte. Veglia per E. E.” (Teatro Invito)

Regia di Luca Radaelli

Con il prezioso contributo di Beppino Englaro e del suo libro “Eluana. La libertà e la vita” scritto in collaborazione di Elena Nave, edito da Rizzoli.

In tutte le culture, la morte è un fatto naturale. Dall’Irlanda all’isola di Bali, dalla Calabria alle steppe russe, le comunità si riuniscono a vegliare il morto con canti e racconti, mangiando o ubriacandosi. Noi vogliamo riprendere questa tradizione: proporre una veglia, laica, anche per chi non ha avuto questa possibilità. Nel caso Englaro abbiamo assistito a una sorta di veglia mediatica a reti unificate, dove la polemica sostituiva la pietà. Addirittura c’è chi ha parlato di cultura della vita opposta a cultura della morte. Viviamo in una società che vende modelli di giovinezza e prestanza e la morte cerca di dimenticarla, occultarla, esorcizzarla. Vogliamo invece parlarne. Citando Dante, Shakespeare, Sofocle (Beppino Englaro, come Antigone, sfida la ragion di stato per amore). Vogliamo riflettere attraverso canti, letture, brani poetici. Per capire come vita e morte sono le due facce della stessa medaglia.

Aperitivo offerto da “Cantico dei Sapori”

Venerdì 17 Dicembre 2010, h. 21.15: “Le mille bolle blu” (Palermo Teatro Festival)

Regia di Salvatore Rizzo

Giocato sulle corde di un sentimento vero, profondo, universale che coinvolge ed emoziona lo spettatore fin dalle prime battute, “Le mille bolle blu” racconta l’amore che per trent’anni unisce, nella più assoluta clandestinità, Nardino ed Emanuele: barbiere di borgata il primo, avvocato il secondo. La scintilla tra i due giovani scocca nella bottega di Nardino, tra una vecchia poltrona da barberia ed una saracinesca abbassata in fretta. E la bottega diventa il rifugio di questo amore segreto che scorre parallelo alla “normale” vita di mariti e padri di famiglia. Il patto d’amore tra i due protagonisti resterà inossidabile dal 1961, l’anno in cui Mina cantava “Le mille bolle blu”, fino agli inizi degli anni ’90 quando Emanuele muore.

Lo spettacolo è tratto dall’omonimo racconto di Salvatore Rizzo, pubblicato in “Muore lentamente chi evita una passione. Diverse storie diverse”, una raccolta di dieci storie vere di omosessualità maschile in Sicilia, dai primi anni del Novecento fino ai nostri giorni.

Premio dell’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro 2010 per l’interpretazione, con la seguente motivazione: “Filippo Luna che sa muoversi con sensibilità e intelligenza fra differenti modalità di spettacoli, e che nel monologo “Le mille bolle blu” raggiunge una perfetta sintesi scenico – attorale di emozione e disincanto.

”Aperitivo offerto da “Enoteca Drinking Wine”

Sabato 15 Gennaio 2011, h. 21.15: “Come bestie che cercano bestie” (Imamama)

Regia di Mauro Maggioni, ispirato a un racconto di Pier Paolo Pasolini

Il breve racconto di Pasolini, “Storia burina”, ambientato nella Roma più bassa, quella lontana dal centro e dai monumenti, narra di un incontro/scontro tra due giovani: Romano il Paino, bullo di successo destinato al declino e Romano il Burino, da poco giunto in città, parvenu in rapida ascesa. Entrambi per sopravvivere lavorano al Macello di Testaccio e arrotondano il salario con macellazioni clandestine, uniti dalla passione per la boxe. Due vite nate sotto una cattiva stella, predestinate alla sconfitta, senza alcuna possibilità di redenzione o salvezza. Leggere Pasolini è entrare dentro a un mondo fatto di miseria, disperazione ma anche poesia. Si potrebbe pensare che questo mondo sia del tutto scomparso, che faccia parte di una memoria letteraria, ma così non è, si scopre che quella disperata vitalità è ancora tutta lì. Gli “eroi” hanno solo cambiato nomi e provenienza. La solitudine che li accompagna e la fine che fanno è la stessa.

“Per il recupero della parola pasoliniana all'interno della Roma di oggi, che, in modo diverso, vive nuove forme di scontro tra poveri, di rabbia, di discriminazione etnica, culturale e sociale. Per la tenacia con cui si riafferma la necessità di una rigorosa solitudine poetica e per la scommessa umana su una “disperata vitalità”, ricercata nei territori del margine e dello scarto.”Menzione Premio Scenario 2009

Aperitivo offerto da “Osteria del Buchetto”

Giovedì 27 Gennaio 2011, h. 21.15: “Le Troiane” (Fontemaggiore, in occasione della Giornata della Memoria, ingresso libero)

Le “Troiane” di Euripide mettono in scena l'urlo di rifiuto e la protesta delle donne contro gli orrori della guerra. Le due attrici reinterpretano il testo greco attraverso le voci di due personaggi, Elena ed Ecuba: nuora e suocera, vincitrice e vinta, vittima e carnefice, in un gioco delle parti che continuamente si ribalta, in scambi di accuse, riabilitazioni, colpe e presunte espiazioni. Il loro incontro è mediato dalla presenza di Menelao, davanti al quale difendono e reciprocamente giudicano le proprie azioni, ma in questo adattamento le due donne sono sole, senza intermediari. Le differenze, rispetto al testo di Euripide, sono anche linguistiche. Ecuba ed Elena parlano il linguaggio dei nostri giorni. I cori, invece, riproducono fedelmente l'andamento lirico dell'originale.

Un ringraziamento particolare va a Donato Loscalzo, docente di Letteratura Greca all’Università di Perugia, che ha tradotto i cori e seguito il lavoro di adattamento.

Venerdì 4 Febbraio 2011, h. 21.15: “Ergo non sei” (Teatrialchemici)

Regia di Luigi di Gangi e Ugo Giacomazzi

Una storia per Madre, Figlio e Madonna. In scena due straordinari giovani attori siciliani, nel ruolo del Figlio uno e nel doppio ruolo di Madre e Madonna l’altro.

Michele, quarantenne, assistente della cattedra universitaria di storia e filosofia, uomo solitario, celibe, ateo convinto, da sempre convive con la madre; non ha grandi aspirazioni, né progetti o desideri. Il rapporto di coppia con la madre è saldo, basato su regole antiche, il suo amore filiale nutrito da codici prescritti dal tempo, immutabili. Una relazione abitudinaria, vulcano che sembra spento e che invece riposa soltanto. La Madonna del Ponte scende sulla Terra a risvegliare questo vulcano annunciando a Michele il suo destino: è stato scelto come nuovo Eletto, colui che dovrà diffondere il nuovo Vangelo e parlare al mondo con animo illuminato. Questo incontro creerà in Michele rapidi e radicali mutamenti, nei rapporti con se stesso, con la madre, col mondo.

Accettare di essere l’eletto non è facile per nessuno – “allontana da me questo calice” – tanto meno per un uomo che non crede in Dio. Ma egli accetterà il suo destino?

Aperitivo offerto da “Forno Artigiano Scarponi”

Venerdì 11 Febbraio 2011, h. 21.15: “Messa insieme” (Compagnia Le Due Moine) – “Don Giovanni di W. A. Mozart” (I Sacchi di Sabbia – Compagnia Sandro Lombardi)

“Messa insieme”

di e con Paola Bartoletti, Nadia Cusimano

E' una performance gestuale e vocale, un pellegrinaggio della mente a due voci che, in toni ironici, esplora quello spazio tragico/comico tra l’essere ed il pensare di essere.Un altalenarsi di atmosfere che si traducono in sonorità e minimi movimenti, dando possibilità alla parola stessa di divenire prosodia e quindi musica.

“Don Giovanni di W.A. Mozart”

Un progetto di Giovanni Guerrieri, Giulia Solano e Giulia Gallo, con Arianna Benvenuti, Giulia Gallo, Giovanni Guerrieri, Maria Pacelli, Matteo Pizzanelli, Federico Polacci, Giulia Solano

“Ein musikalischer Spass zu Don Giovanni” è un capriccio per “boccacce e rumorini” che propone, attraverso una partitura rigorosissima di “gesti musicali”, la struttura essenziale del Don Giovanni di Mozart: una selezione delle arie più significative incastonate in un disegno drammaturgico compiuto e interpretate “rumoristicamente” dagli attori della Compagnia I Sacchi di Sabbia.Frutto di un approccio all'opera spiazzante, questo lavoro si colloca nella scia di una ricerca sul melodramma che nel 2008 ha fatto vincere alla formazione pisana il prestigioso Premio Ubu. Un omaggio a Mozart: uno sberleffo e al tempo stesso un atto d'amore per un'opera magnifica.

Aperitivo offerto da “Forno Artigiano Scarponi”

Venerdì 25 Febbraio 2011, h. 21.15: “Invisibilmente” (Menoventi – Ert, Spettacolo finalista Premio Vertigine 2010)

Regia di Gianni Farina

Volevamo fare uno spettacolo sul giudizio universale.

Abbiamo speso tempo ed energie per capire in quale categoria di dannati inserire i nostri protagonisti, concludendo che per essere esemplari della nostra razza il loro destino non potrà essere che quello degli ignavi senza peccato.

Abbiamo poi trovato il reagente dell’intreccio: una rivelazione mal compresa che porta al delirio. Abbiamo intuito financo una possibile forma di Ermes, messaggero della rivelazione.

Ma non è tutto: c’era un’idea per dare forma all’invisibile che mugghia sotto di noi e pure la relativa reazione dei nostri antieroi al mistico incontro!

Insomma, si trattava di un capolavoro in grado di sondare la reazione dell’umanità posta sotto analisi ed in attesa di relativo giudizio; la consapevolezza dell’essere osservati e di avere un dito enorme puntato contro; la sensazione concreta di un’autorità superiore che sceglie proprio noi, ramo secco nell’evoluzione della vita su questo pianeta.

Il tutto reso attraverso equilibrati effetti speciali ed una manciata di ottimi attori.

Però ci serviva un elefante e la produzione si è ostinata a non volerlo acquistare.

Quindi abbiamo fatto un’altra cosa.

“Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi.” (Genesi 3, 7)

Oppressi da un forte controllo, due malcapitati devono affrontare uno strano scherzo del destino.

I sotterfugi per girare a loro favore la situazione si rivelano tutti vani.Braccati non hanno tregua.

Bloccati, vengono tenuti continuamente sottocchio.

Cosa resta loro da fare?

Nascondersi sotto gli occhi di tutti.

Aperitivo offerto da “Piadineria dai 3 Mammocci”

Venerdì 4 Marzo 2011, h. 21.15: “Progetto Schwab. Appassionatamente” (Nerval Teatro)

Regia di Maurizio Lupinelli

Il drammaturgo austriaco Werner Schwab muore, trentacinquenne, il giorno di Capodanno del 1994, per un'overdose alcolica. Difficile, dissacrante, feroce: il suo teatro è così, un teatro impregnato di cinismo, disilluso, che non lascia speranza al mondo che ritrae, quello della provincia più profonda e conservatrice, per l'autore infima e squallida nella pretesa di essere rispettabilmente borghese. In “Appassionatamente” però, non è stato messo in scena un testo del drammaturgo, ma dei temi che hanno trovato nel nostro lavoro personali sviluppi. La distruzione del mondo operata da Schwab si è affiancata alla nostra visionarietà, incrociando mondi e incubi, per raccontare la malattia del presente. Uno spettacolo molto forte con in scena attori professionisti (tra i quali il folignate Michele Bandini) insieme ad altri diversamente abili.

Aperitivo offerto da “Forno Artigiano Scarponi”

Martedì 8 Marzo 2011, h. 21.15: “Le nuvole che passano” (Liminalia, in occasione della Festa della Donna, ingresso libero)

Sette donne in scena per cantare e narrare suggestioni provenienti da vari testi poetici e narrativi, da racconti e resoconti di migranti e migrazioni.

Il tessuto drammaturgico si dipana e si intreccia da e intorno ad alcuni canti di area balcanico-slava e finisce con il raccontare, a metà strada tra l’epica e la lirica, frammenti di storie di migranti, evocando la tragedia recente dei popoli dell’ex-Jugoslavia e delle aree limitrofe, lacerati da guerre e lotte intestine, all’indomani del tramonto e della caduta del comunismo, segnati da un flusso migratorio portatore di sogni infranti, tra i quali quel “sogno di una cosa” di pasoliniana memoria che ha attraversato tutto il Novecento.

Venerdì 18 Marzo 2011, h. 21.15: “Oibò son morto” (Liberarte Orvieto, Spettacolo vincitore del Premio Teatro del Sacro 2009)

Regia di Giovanna Mori e Jacob Olesen

Un uomo muore, la sua anima lascia il corpo e si mette a guardare quello che succede sulla Terra, vede una donna in coma e se ne innamora. Finalmente per lui, purtroppo per lei, ecco che anche l’anima della donna lascia il corpo: comincia così una storia d’amore. Le due anime s’incontrano, in un dove non so, il luogo del mistero assoluto: l’aldilà. S’incontrano e si amano perché nell’aldilà non si ha più né fame né sete ma si provano ancora sentimenti e passioni. Fanno incontri: un bambino spaesato, una nonna amatissima, una madre alla quale non erano riusciti a dire in vita il loro amore, un cane bastardo, un pesciolino rosso. Perché l’anima del pesce rosso e quella di grandi personaggi stanno una accanto all’altra, in questa particolare visione dell’aldilà.

“Oibò son morto” è un originalissimo testo tratto dalle opere di Jan Fridegard e Arto Paasilinna, due autori scandinavi di fede protestante, riscritto dagli autori-attori della compagnia Liberarte Orvieto. Lo spettacolo è una surreale e divertente riflessione sul senso della vita, sul superamento della paura attraverso la fede nell’uomo, nella curiosità e nell’incontro.

Aperitivo offerto da “Bar Trattoria Pizzeria Cavour”

Venerdì 15 Aprile 2011, h. 21.15: “Sul confine” (Carrozzeria Orfeo/Centro Rat, Spettacolo vincitore del Premio “Dante Cappelletti”)

Regia di Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti, Alessandro Tedeschi

Tre uomini raccontano la storia di una guerra: la guerra per antonomasia, la guerra che si gioca sempre al limite, la guerra non importa “di chi contro chi”. Sono soldati e il loro destino è profondamente legato all’immagine di un fiume che scorre in mezzo al deserto e trascina con sé gli orrori della morte e i segreti dell’esercito.

Il confine è conflagrare di vita e morte, guerra e normalità, finzione e verità. Così la trincea immaginaria si staglia a dividere un presente surreale da un passato fatto di ricordi che prende consistenza e si fa concretezza nelle menti degli uomini-soldati sdoppiando i piani temporali, fondendoli, intrecciandoli.

Il buio è come un blocco di marmo nero ambiguo e duale e il rapporto luce-oscurità nell'assenza e presenza l'una nell'altra creano il muro invisibile, soglia e limite di ogni scelta umana.

Sono “sul confine”: luogo di scelta e di passaggio che separa vita e morte, verità e menzogna, ricordi da espiare, sofferenza e lampi di confidenza umana. Che cos'è un uomo se non un lampo di luce in una notte scura?

Aperitivo offerto da “Forno Artigiano Scarponi”

Martedì 26 Aprile 2011, h. 21.15: “Ballarini” (Emma Dante)

Regia di Emma Dante

In una stanza, una vecchia donna è china su un baule aperto. Si alza con in mano una spina elettrica e una presa; non appena le collega sopra la sua testa si accende il firmamento. Da un altro baule appare un uomo vecchio che la guarda e le sorride amoroso. Lui si avvicina a lei. Lei l’aiuta a indossare la giacca di un abito da cerimonia che prende dal baule. Ballano. Lui con la testa poggiata sulla spalla di lei. Lei aggrappata alla giacca di lui. Si baciano. Lui la tocca. Lei si fa toccare. Lui le strofina la coscia con una gamba. Lei gli tiene la gamba per non fargli perdere l’equilibrio. Lui si sbottona la giacca e poi la patta dei pantaloni. La stringe a sé. Ha un orgasmo. Lei si soffia il naso e si gratta la coscia. Lui estrae dalla giacca un orologio da taschino: meno 5… meno 4… meno 3… meno 2… meno 1… al rintocco della mezzanotte lui fa scoppiare un piccolo petardo. Lui e lei si baciano. Lui infila la mano in tasca ed estrae una manciata di coriandoli. Li lancia in aria, festoso. La guarda. Lei lo guarda: “tanti auguri, amore mio.” Lui da un baule tira fuori una bottiglia di spumante. Lei dall’altro baule estrae un velo da sposa e se lo appoggia sulla testa, poi fa suonare un vecchio carillon. Si tolgono la maschera da vecchi, inforcano gli occhiali e riprendono a ballare. Sulle note di vecchie canzoni lui e lei festeggiano l’arrivo di un nuovo anno ballando a ritroso la loro storia d’amore.

Aperitivo offerto da “Pasticceria Tullia”

Spettacoli Fuori Abbonamento:

Domenica 2 Gennaio 2011, h. 17.00: Banda musicale di Spello – Concerto (ingresso € 5)

Spettacoli Laboratori Teatrali:

Venerdì 20 Maggio 2011, h. 21.15:

Laboratorio Teatrale di Spello per Ragazzi: Spettacolo Finale a cura di Stefano Cipiciani e Emanuela Faraglia

Venerdì 27 Maggio 2011, h. 21.15:

Laboratorio Teatrale di Spello La Melagrana: Spettacolo Finale a cura di Claudia Carini

Abbonamento a 12 spettacoli: Intero € 105, Ridotto € 72

Cartateatro: 4 spettacoli a € 40

Inizio spettacoli ore 21:15

Biglietteria Teatro Subasio Tel.0742.301689 – Il giorno dello spettacolo dalle ore 17:00

Prezzi: Intero € 13 – Ridotto € 9 (sotto 26 anni e sopra 60 anni)

Spettacoli dei laboratori teatrali € 5

Info e prenotazioni telefoniche:

Fontemaggiore tel. 075.5286651 – La settimana dello spettacolo, dal lunedì al venerdì dalle ore 10.30 alle ore 14:00. I biglietti prenotati vanno ritirati la sera dello spettacolo tassativamente entro le ore 20:45

Per informazioni:

Fontemaggiore. Teatro Stabile di Innovazione: Strada delle Fratte 3a/7, 06132, S. Andrea delle Fratte (PG). Tel. 075.52.89.555 – 075.52.86.651 E-mail: info@fontemaggiore.it

Teatro Subasio: Via Giulia 12, Spello (PG). Tel. 0742.301689

Comune di Spello – Ufficio Cultura: Tel. 0742.300042 – 0742.300039 – www.comune.spello.pg.it


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