Si muove lungo un delicatissimo crinale l’inchiesta della Procura di Perugia che vede protagonista un 35enne bancario residente in Altotevere, indagato per tentata prostituzione minorile e adescamento di minori.
L’uomo è accusato di aver tentato di adescare almeno 5 adolescenti tra i 14 e i 18 anni, utilizzando social network e le classiche piattaforme di messaggistica istantanea. La vicenda, che risale all’estate del 2025, ha vissuto in queste ore un passaggio decisivo: l’incidente probatorio davanti al Gip Simona Di Maria.
Dalle ricostruzioni del Pm emerge un quadro inquietante sulle presunte modalità di approccio. Non coercizione, ma una lenta strategia di persuasione iniziata tra i post di Instagram. L’indagato avrebbe cercato di “carpire la fiducia” dei minori con segnali di apprezzamento apparentemente banali, come “like” o commenti di compiacimento, per poi spostare la conversazione su canali più riservati quali WhatsApp e Telegram. Una volta stabilito il contatto, dalle lusinghe si passava alle proposte materiali: offerte di denaro oscillanti tra i 500 e i 2.000 euro per ottenere prestazioni sessuali.
Secondo le contestazioni, l’uomo avrebbe posto in essere atti inequivocabilmente diretti a indurre i ragazzi alla prostituzione, ma il suo piano è rimasto allo stadio del tentativo solo grazie alla ferma opposizione dei giovani coinvolti. Proprio queste vittime, assistite dai legali Marco Piazzai ed Eugenio Zaganelli, sono state sentite in sede protetta per cristallizzare le proprie dichiarazioni, rendendole di fatto prove utili in vista dell’eventuale processo.
Il 35enne, la cui posizione resta al vaglio dell’autorità giudiziaria, è difeso dagli avvocati Francesca Viviani e Stefano Arrighi di Arezzo. Mentre la difesa analizza le risultanze dell’incidente probatorio, gli inquirenti continuano a scandagliare i dispositivi digitali sequestrati per verificare se la rete di contatti si sia estesa ad altri minori non ancora identificati.