“Il terremoto di Norcia” è un premiato film documentario diretto dal regista ternano Andrea Sbarretti che fotografa senza sconti le conseguenze del devastante sisma di magnitudo 6.5 che ha colpito l’Umbria il 30 ottobre 2016. L’opera, appartenente al genere del “cinema del reale”, racconta in modo crudo e senza filtri la complessa realtà del post-sisma e della ricostruzione a seguito delle violentissime scosse che hanno colpito la cittadina umbra e la Valnerina nel 2016.
Nel documentario non ci sono attori professionisti. Circa 20 abitanti del posto interpretano sé stessi, portando sullo schermo la quotidianità e il peso delle loro vite sospese all’interno delle SAE, nella strenua lotta per preservare la memoria storica dei borghi. Il film segue la vita di queste persone e il loro profondo attaccamento alla propria terra.
Girato sul campo principalmente tra il 2022 e il 2024, il film adotta una grammatica cinematografica priva di interviste retoriche, voci fuori campo o colonne sonore. Questa scelta serve a evitare manipolazioni emotive, mostrando le cose esattamente come si manifestano.
Le riprese descrivono fedelmente il passaggio del tempo e delle stagioni (fango, freddo e neve) muovendosi tra i borghi feriti di Norcia, Campi, Castelluccio, San Pellegrino e Nottoria evidenziando una maniacale attenzione alla topografia dei luoghi.L’opera mette a nudo la lentezza delle istituzioni e gli ostacoli burocratici che hanno bloccato la valle, evidenziando le promesse mancate a circa dieci anni di distanza dal disastro.
In occasione del decimo anniversario della sequenza sismica del 2016, il regista ha deciso di rendere disponibile gratuitamente online la versione integrale, visibile direttamente sul canale YouTube della casa di produzione Anamnesi3 Film. Qui il link: https://www.youtube.com/watch?v=oaarwup4Bk8
Il documentario non si concentra sui momenti successivi al crollo, piuttosto sulle macerie morali e materiali rimaste anni dopo. Il miracolo iniziale di quella domenica mattina – in cui non ci furono vittime grazie a una serie di coincidenze temporali, alle scosse d’avvertimento dei giorni precedenti e al cambio dell’ora solare – si trasforma nel racconto di una lunga attesa.
Sbarretti adotta un approccio radicale e minimalista che si allontana dai classici standard dei servizi televisivi.
A quasi dieci anni dal disastro, lo sguardo del regista si trasforma in una denuncia esplicita contro la burocrazia e la lentezza delle istituzioni. Le immagini certificano come la promessa iniziale più volte ascoltata ‘non vi lasceremo soli ‘ sia stata disattesa, lasciando intere vallate paralizzate con una ricostruzione ferma o mai completata.
Nel documentario “Il terremoto di Norcia”, la storia degli abitanti si sviluppa come un racconto corale capace di fare emergere l’umanità e la sincerità più autentica della popolazione nursina.
Le vicende personali si intrecciano formando un unico grande affresco basato su temi precisi:
– La vita sospesa nelle SAE (Casette d’emergenza): il film mostra la quotidianità degli abitanti che, a quasi dieci anni dal sisma, vivono ancora all’interno delle Soluzioni Abitative in Emergenza. Le storie personali ruotano attorno al tentativo di crearsi una normalità tra spazi ridotti, affrontando il ciclo delle stagioni che porta con sé freddo e caldo. La loro è la resistenza di chi non vuole abbandonare le proprie radici, adattandosi a condizioni precarie senza però piegarsi del tutto.
– Cinque storie principali e il tessuto sociale: mentre lo sfondo vede la presenza di decine di figuranti della zona (e la partecipazione straordinaria dell’Arcivescovo della diocesi di Spoleto-Norcia, Mons. Renato Boccardo), la narrazione si focalizza sulle vite di 5 abitanti simbolo, provenienti da borghi diversi della Valnerina. Attraverso i loro occhi viene testimoniata la scomparsa delle piccole attività con la morte commerciale e sociale dei piccoli centri storici, dove botteghe e punti di ritrovo sono spariti nel post-terremoto.
Per i protagonisti, l’aspetto cruciale non è solo rimettere in piedi i muri di cemento armato, ma ricostruire il “tessuto sociale” primario per evitare lo spopolamento definitivo della valle.
– La rabbia contro i paradossi della burocrazia: la storia degli abitanti è profondamente segnata dalla frustrazione per le lungaggini amministrative. Nel film i residenti raccontano l’assurdità di progetti di ricostruzione bloccati per anni a causa di semplici errori formali (come lo scambio di un numero civico nei documenti ufficiali). Emerge la disparità vissuta sulla propria pelle, con le seconde case dei non residenti, che vedono avanzare i cantieri, mentre chi vive sul posto si trova davanti a macerie ancora intatte o a ritardi infiniti.
– La lotta per la memoria e la resilienza: nonostante la denuncia politica e sociale, il cuore del racconto è un profondo messaggio di resilienza e speranza. Il film documenta il viscerale attaccamento al territorio e la tenace battaglia quotidiana per preservare e tramandare la memoria storica dei paesi distrutti, rifiutando l’idea che la propria terra venga dimenticata dalle istituzioni.
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ANAMNESI3 FILM – TERNI
