“Dare le dimissioni da un incarico pubblico rappresenta per me una sconfitta personale. È una scelta che comporta grande sofferenza e segna l’epilogo di un percorso che, evidentemente, non mi offriva più le condizioni necessarie per svolgere al meglio il lavoro che mi era stato affidato”. Il professor Luca Ferrucci, che un paio di giorni fa si è dimesso da Sviluppumbria, si toglie qualche sassolino dalle scarpe. Lo fa con un post su Facebook, a qualche ora dall’asciutta nota con cui la Regione Umbria evidenziava che le dimissioni erano dovute a “motivi esclusivamente personali e lavorativi”.
In realtà le posizioni tra Palazzo Donini e l’ormai ex amministratore unico di Sviluppumbria erano distanti già da diverso tempo, tanto che qualche mese fa si vociferava già di un addio di Ferrucci, crisi poi apparentemente rientrata. Non era però evidentemente così, visto l’epilogo.
Ferrucci tra orgoglio e “sconfitta personale”
Il professor Ferrucci, comunque, evidenzia che “in questo anno porto con me, però, un motivo di profondo orgoglio: aver avuto l’opportunità di guidare Sviluppumbria. Lo faccio con la consapevolezza di aver ricevuto attestati di stima e di apprezzamento diffusi, provenienti anche da rappresentanti del mondo sociale, economico e politico dai quali, sinceramente, non me lo sarei aspettato. Sono riconoscimenti che considero il risultato più autentico del lavoro svolto. Ho avuto il privilegio di guidare una società pubblica nella quale ho trovato persone di grande valore, animate da competenza, senso del dovere, motivazione e spirito di servizio. A tutte loro va il mio più sincero ringraziamento. Porterò sempre con me il ricordo di questa esperienza e del patrimonio umano e professionale che ho avuto la fortuna di incontrare”.
“Proprio per questo, – conclude – le mie dimissioni non rappresentano soltanto una sconfitta personale. Lasciano anche l’amarezza per non essere riusciti, sul piano politico e istituzionale, a creare le condizioni per proseguire un lavoro che ritenevo utile e nell’interesse della comunità”.
Centrodestra all’attacco
“Le dimissioni del professor Luca Ferrucci dall’incarico di amministratore unico di Sviluppumbria rappresentano l’ennesimo segnale di una gestione regionale sempre più segnata da difficoltà organizzative, tensioni interne e problemi nei rapporti tra vertici politici, struttura amministrativa e organismi strategici della Regione. Una confusione tutta interna alla sinistra che a causa di incapacità e beghe politiche sta, di fatto, paralizzando l’Umbria e bloccando il futuro della Regione”. È quanto dichiarano i consiglieri regionali Donatella Tesei, Enrico Melasecche (Lega Umbria), Andrea Romizi, Laura Pernazza (Forza Italia), Eleonora Pace, Matteo Giambartolomei, Paola Agabiti (Fratelli d’Italia) e Nilo Arcudi (Tp-Uc).
“Non è un episodio isolato – evidenziano i consiglieri di opposizione – solo recentemente si erano registrate le dimissioni del direttore regionale all’Ambiente Gianluca Paggi e del capo di gabinetto della presidente Nicodemo Oliverio. Senza contare poi tutti gli addii che si stanno verificando nel comparto sanità, l’esodo dei medici e dei primari che costringe il sistema ad andare avanti con i facente funzioni. Oggi la situazione riguarda anche una delle principali società partecipate della Regione, Sviluppumbria, chiamata a svolgere un ruolo fondamentale nella promozione dello sviluppo economico del territorio. Una sequenza di uscite dai vertici che non può essere derubricata ogni volta a una semplice questione personale. Quando figure apicali dell’amministrazione e delle strutture collegate alla Regione lasciano i propri incarichi in un arco temporale così ristretto, è inevitabile interrogarsi sul clima interno e sul metodo di governo adottato dalla presidente Proietti. La sensazione è quella di una Regione nella quale i rapporti interni si stanno deteriorando, con una presidente che tende ad accentrare decisioni e competenze invece di costruire una squadra forte, coesa e valorizzata. L’Umbria ha bisogno di una guida capace di coordinare, ascoltare e mettere nelle condizioni migliori chi è chiamato ad amministrare, non di un modello nel quale tutto sembra dipendere da un unico centro decisionale”.
“La presidente Proietti – proseguono – sta dimostrando un approccio caratterizzato da un eccessivo accentramento dei poteri e da una difficoltà evidente nel creare un clima di collaborazione all’interno della macchina regionale e della stessa maggioranza politica. Un’arroganza tipica di chi ritiene di sapere tutto, di conoscere tutto e di poter decidere in autonomia, senza confrontarsi e arrivando a mettere in discussione competenze e professionalità maturate nel tempo. Questa non è più soltanto una questione di nomine, è una crisi di rapporti che coinvolge gli uffici regionali, gli equilibri della coalizione di sinistra e ora anche il sistema delle partecipate. Un quadro di confusione che rischia di compromettere la capacità della Regione di programmare e dare risposte concrete ai cittadini e alle imprese umbre. La presidente Proietti – concludono – deve assumersi la responsabilità di spiegare perché tante figure chiamate a ricoprire ruoli strategici sembrano non trovare le condizioni per continuare il proprio percorso e se queste dimissioni siano davvero soltanto il frutto di scelte personali oppure se rappresentino il sintomo di una difficoltà politica e organizzativa più profonda”.