Pd Terni sotto choc | Valeria Masiello lascia i dem “Siamo zimbello della città”

Pd Terni sotto choc | Valeria Masiello lascia i dem “Siamo zimbello della città”

Dura lettera di addio dell’ex consigliere comunale

In queste ultime ore prende sempre più corpo il nome di Paolo Angeletti come possibile candidato a sindaco per il Pd di Terni. Il 72enne ingegnere potrebbe essere l’uomo giusto per risanare una parte delle lacerazioni dei dem; una parte, perché nella serata di oggi è arrivato l’addio al partito dell’ex consigliere comunale Valeria Masiello, membro della segreteria provinciale.

Che ormai il Pd fosse fuori controllo era risultato fin troppo evidente, con una Segreteria mai in grado di gestire il difficile momento e le varie spinte interne che cercavano un dialogo per decisioni condivise; ma l’addio di Valeria Masiello dice molto di più di quanto fosse possibile immaginare sul clima che si respira in Via Mazzini.

“Dopo lunga e tormentata riflessione, mi trovo costretta a rassegnare le mie irrevocabili dimissioni da tutti gli organismi dirigenti e dal Partito Democratico stesso.

La decisione è scaturita dall’ennesima prova di totale esautorazione degli organismi dirigenti, poiché, come membro della segreteria provinciale non sono stata coinvolta nelle decisioni e passaggi inerenti la scelta del candidato sindaco e come membro della direzione, sono stata ascoltata solo nella giornata di sabato.

Ma non solo, convocata per la direzione comunale nella giornata di oggi e arrivata puntuale presso la federazione, scopro per caso che era già in corso una riunione precedente evidentemente convocata prima della direzione”.

La denuncia è chiara e precisa: “Dato che non è la prima volta che le decisioni vengono prese in luoghi diversi da quelli preposti e che peggio ancora vengono calate dall’alto, non sono più disponibile a sostenere un partito che discute per finta e dove i soliti nomi sono chiamati a dirimerne le sorti”.

Più volte avevamo sottolineato il modus operandi del partito ternano, trincerato nelle stanze del potere e refrattario a qualsiasi richiesta della base di allargare il confronto. Il risultato è stato il passo indietro di Massimo Piccioni che sembrava ormai il candidato certo del PD, la lista alternativa di Andrea Rosati, i ‘no’ in successione incassati dai vertici del partito che cercavano disperatamente un nome da gettare nella mischia.

“Siamo zimbello” – non risparmia parole amare l’ex consigliere Masiello che critica aspramente quanto sta avvenendo: “Non voglio tornare indietro ricordando cosa è accaduto, cosa è stato detto e scelto, è sufficiente infatti leggere i giornali per capire che

siamo diventati lo zimbello di questa città

Ci riuniamo oggi, senza aver lanciato un messaggio politico credibile e compiuto, perché di certo non basta un manifesto a far capire alla città cosa pensiamo.. ad esempio ieri, a parte qualche singola partecipazione, il Partito è stato assente agli Stati Generali del Lavoro, come se al Pd non importassero le proposte dei sindacati e si fosse chiuso in una autarchia incomprensibile e dannosa. Quindi, in questi mesi, invece di aprirci alla città come avremmo dovuto fare, ci siamo chiusi in gruppi, riunioni, incontri solo interni al partito, senza lanciare alcun messaggio di vero rinnovamento, parola spesso utilizzata ossessivamente fino a diventare stucchevole e svuotata di senso. Forse non ci siamo accorti che la città ci ha abbandonato, che si organizza senza di noi e che continua a vederci come il problema. E l’isolamento in cui siamo caduti, data la nostra incapacità di governo ma anche politica, non si risolverà candidando un civico a caso, ovvero il primo che ci da la sua disponibilità. Siamo stati in caccia di nomi usciti da un cilindro come conigli, senza un metodo, senza un criterio, fatti da chi non è dato di sapere”.

“La responsabilità è la nostrasottolinea ancora la Masielloperché dopo un dissesto, avremmo dovuto a testa bassa chiedere scusa alla città, cominciare a ricucire rapporti ma con un’idea chiara, con metodi davvero trasparenti, anche con persone differenti, con un contenuto politico. Il conservatorismo che ci attanaglia, invece, non ci rende in grado di vedere quanti in questi mesi ci hanno detto no perché non vogliono avere niente a che fare con noi. E’ questa la verità. Allora io penso che sia ormai tardi e che sia solo possibile salvare il salvabile, dopo questa brutta scena del toto nomi, si può scegliere chiunque”.

E la sensazione è propria questa; e sembra che non ci sia nessuna che voglia legare il proprio nome al PD. Il motivo lo spiega ancora l’ex consigliere: “Il Pd sconta una tremenda guerra intestina che attraverso politiche sbagliate, messaggi fuorvianti, allontanamento dalla nostra base elettorale, ci ha condotti alla peggiore sconfitta della sinistra in Italia. Domani, in direzione, avremo l’ennesima prova che se questo partito non ritrova il senso di comunità e condivisione, è destinato ad implodere.

La politica non può solo essere una prova di forza, la politica è servizio ai cittadini e noi forse, lo abbiamo troppo spesso dimenticato, a partire da questa classe dirigente.

La segretaria comunale ci chiede unità, ha ragione, però, per ottenerla, è necessario coinvolgere le persone in tutti i passaggi, non solo alla fine, in modo superficiale, o quando torna utile”.

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