Novelli, meno tagli ma 68 licenziamenti | Polemiche e retroscena sull’anomala vertenza

Novelli, meno tagli ma 68 licenziamenti | Polemiche e retroscena sull’anomala vertenza

Ieri nuovo summit sul futuro delle società del Gruppo Novelli, mentre la holding nomina un nuovo Cda e Torquato fa un passo indietro: “Sono stato usato”

Minore riduzione dei costi del personale (rispetto al dimezzamento ipotizzato all’inizio), ma 68 dipendenti da licenziare: è la proposta che la nuova proprietà dell’ex Gruppo Novelli (le aziende sono passate alla Alimentitaliani srl) ha avanzato durante l’ennesimo tavolo ministeriale di ieri. L’ennesima riunione che si è conclusa con posizioni tra le parti fin troppo distanti, tra lo sconforto dei lavoratori e la preoccupazione delle istituzioni. E il futuro per i lavoratori di Spoleto, Terni, Amelia e non solo appare sempre più nero.

Tagli ridotti, ma proposti 68 licenziamenti

A rendere noto l’esito dell’incontro, il quarto nel giro di un mese (ma dei verbali degli ultimi tre non c’è ancora traccia sul sito del ministero dello Sviluppo economico), sono i sindacati di categoria. “Si sono incontrate al Mise – spiegano Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil – il coordinamento sindacale e la proprietà di Alimentitaliani per proseguire il confronto avviato nelle scorse settimane. La proprietà ha annunciato di aver ridotto le proprie pretese economiche di circa 1 milione ma contestualmente ha dichiarato un esubero di 68 unità”. La proprietà, quindi, passa dall’annuncio di 5,7 milioni di euro di tagli a circa 4,7.

“Le oo.ss., dichiarandosi indisponibili a discutere di una riduzione del costo del lavoro ancora così alta e di eventuali esuberi, hanno chiesto ai Greco di ridurre le loro pretese di almeno il 50% e di sgombrare il campo dai licenziamenti. L’azienda è rimasta ferma sulla posizione iniziale e il ministero dello Sviluppo Economico ha invitato le parti (e in particolare l’azienda) ad un supplemento di riflessione, proponendo un incontro tecnico con le segreterie nazionali per il prossimo 20 marzo al fine di cercare un percorso da proporre poi ai lavoratori. In tutti i casi il coordinamento nazionale si riunirà mercoledì 22 marzo per un confronto sull’andamento della trattativa e sulle possibili iniziative da intraprendere”. 

La paura dei lavoratori e il clima teso negli stabilimenti

Una vertenza delicatissima, quella relativa alle società del Gruppo Novelli, mentre la capogruppo è stata svuotata di tutto tranne che dei debiti. Che si inserisce in una situazione sempre più complicata, tra passaggi societari poco chiari e ricorsi e procedimenti giudiziari vari in Tribunale. L’unica certezza è che per i lavoratori le cose si fanno di ora in ora più difficili. Tra la paura di perdere il posto di lavoro e le pressioni. Nessuno vuole parlare ufficialmente, ma il clima dentro i vari stabilimenti è tesissimo. Mentre chi doveva rappresentare i dipendenti sembra aver fatto tutto in questi mesi tranne che i loro reali interessi. E di ora in ora trapelano nuovi retroscena che lasciano l’amaro in bocca su una trattativa che ha visto il ministero dello Sviluppo economico con un ruolo da protagonista.

L’offerta, i (pochi) dubbi e le ‘pressioni’ di istituzioni e sindacati

La premessa. Il Gruppo Novelli non naviga in buone acque da anni e a fine del 2012 viene stabilita l’amministrazione controllata – Cda tecnico composto da Alessandro Musaio, Gianni Tarozzi e Alberto Alfieri – ed aperta la procedura di concordato davanti al Tribunale di Terni (qui il decreto di omologa del concordato preventivo). Compito dei nuovi vertici dovrebbe essere quello di ripianare i debiti delle società e rilanciare il gruppo. Ma questo non avviene ed alle decine di milioni di euro di debiti lasciati dalla vecchia gestione (la famiglia Novelli) se ne accumulano altri, anzi raddoppiano. Fino agli sviluppi degli ultimi mesi, con la stretta impressa dal ministero dello Sviluppo economico a fine 2016. Anche vista la scadenza del Cda tecnico.

Che la vertenza potesse però non essere risolutiva si era temuto a novembre scorso, quando era emerso il nome del possibile acquirente del Gruppo umbro che detiene storici marchi dell’agroalimentare come Ovito e Interpan e non solo. L’unica soluzione possibile (ma era veramente così?), sposata in pieno dalle istituzioni e dai sindacati tutti, sembrava risiedere (o almeno così era stato rappresentato ai lavoratori) in un gruppo calabrese – quello della famiglia Greco – nato come piccola azienda attiva nel settore vinicolo ma poi sviluppatosi con società attive soprattutto in quello delle cliniche private e persino di hotel. E ad acquisire il Gruppo Novelli, società con decine di milioni di euro di debiti (lievitati durante il periodo del concordato preventivo), sarebbero state due aziende del gruppo con un capitale sociale di circa 10mila euro (nemmeno interamente versato). L’azienda di Cariati (CS) veniva quindi presentata come la ‘salvatrice della patria’. Pur senza presentare nessun piano industriale. E davanti ai dubbi – gli unici – e le rimostranze sull’operazione dei tre fratelli Torquato, Ferdinando ed Enzo Novelli, istituzioni (Mise in testa) e sindacati hanno alzato le barricate per cercare di portare a termine la vendita.

Ceduti crediti e lavoratori, il balletto dei Cda e delle proprietà

Alla fine soltanto Torquato Novelli ha dato il suo placet alla cessione, mentre gli altri due fratelli si sono opposti. E così c’è stato il colpo di spugna: anche senza l’ok della maggioranza dei soci del Gruppo Novelli, l’operazione viene portata in porto il 22 dicembre: il gruppo Novelli viene svuotato e tutto (tranne i debiti e la procedura di concordato aperta davanti il Tribunale di Terni nel 2013) passa in mano ai Greco, attraverso la società Alimentitaliani srl. Sempre in quella data (ma la notizia emerge soltanto un paio di mesi dopo) viene nominato il nuovo Cda di Fattorie Novelli (divenuta di proprietà di Alimentitaliani) nelle persone di Alessandro Musaio, Gianni Tarozzi e Torquato Novelli. Cda che l’8 febbraio è però cambiato nuovamente, come anche la proprietà. Un balletto di amministratori e proprietà che si è consumato nel silenzio più assoluto, portato alla luce dal quotidiano Il Messaggero, che nelle ultime settimane ha rivelato vari retroscena sconosciuti ad istituzioni e lavoratori. Ecco quindi che la Fattorie Novelli srl impresa con sede legale a Terni e varie fabbriche ad Amelia e Spoleto, un capitale sociale di 200.400 euro e 166 addetti (alla data del 30 settembre 2016), a partire dalla data del 7 febbraio, passa in mano a due soci: Poderi Greco Tommaso società semplice agricola (180mila euro di quote circa) e Cataldo Greco (20mila euro di quote circa). Amministratore unico viene nominato Ernesto Greco. Fuori quindi ciò che rimaneva del Cda tecnico e Torquato Novelli, che in un’intervista al Messaggero si è detto sentito usato in questa vicenda. “Quell’operazione è stata una grande messinscena, ho fatto quello che al momento pensavo fosse più giusto per i lavoratori e per l’azienda, ma sono stato usato. Ora sto dalla parte dei miei fratelli”: questo il succo delle parole di Torquato, anche alla luce di nuovi colpi di scena. Come il legame preesistente tra il presidente del Cda tecnico Alessandro Musaio ed i Greco, risalente ad alcuni anni fa, quando Musaio era il liquidatore di un’importante clinica calabrese venduta poi alla famiglia di Cariati. E accanto alla Fattorie Novelli, ad avere sorte simile nei giorni scorsi è stata anche la Cantina Novelli, vero e proprio gioiellino della famiglia. Vicenda venuta alla luce solo grazie al lavoro d’inchiesta della giornalista spoletina del quotidiano romano. Che ha scoperchiato un calderone su cui vogliono vederci chiaro ora anche i sindacati, che hanno scritto una lettera a vari enti, dal Tribunale di Terni, alla Prefettura, dal Mise alla Regione.

Attesa per i procedimenti pendenti in Tribunale

Mentre continuano a registrarsi continue evoluzioni su assetti societari ma mancano le carte del piano industriale (al di là del documento sintetico di una quindicina di pagine presentato a istituzioni e sindacati qualche settimana fa dalla nuova proprietà), si accumulano i procedimenti pendenti davanti al Tribunale. Quello di Terni, ma anche quello di Castrovillari. Nel mirino c’è in primis la procedura di cessione di tutti i beni del Gruppo Novelli (al costo simbolico di 1 euro) alla Alimentitaliani srl senza l’ok della maggioranza dei soci. Contestata sia da Enzo e Ferdinando Novelli (alla cui posizione dovrebbe ora tornare ad aggiungersi anche il fratello Torquato) che dagli eredi del quarto fratello, Luigi Novelli. L’obiettivo è quello di annullare la vendita. Poi ci sono due istanze di fallimento e una di sequestro, presentate da alcuni creditori del Gruppo Novelli. Se ne dovrebbe riparlare fra circa un mese. E in capo alla Gruppo Novelli srl – la ‘scatola vuota’, che deve rispondere però dei debiti preesistenti – è rimasta pendente la procedura di concordato preventivo omologata nel 2013. Per difendere i suoi interessi, dopo il Cda tecnico, la famiglia Novelli ha nominato un nuovo consiglio di amministrazione, composto da Angelo Musco, Francesco Mazza e Bruno Saggini.

Ma non solo il Tribunale di Terni è interessato da vari contenziosi. Secondo quanto trapelato nelle ultime settimane, senza però maggiori dettagli, la Alimentitaliani ha presentato istanza di concordato davanti al Tribunale di Castrovillari (CS).  Procedura che, se accolta, consentirebbe in primis di ‘sospendere’ i debiti.